giovedì 29 dicembre 2016

Catania, in attesa del mercato, meglio un punto che niente.

Giovanni Lo Faro
Una volta tanto consentitemi di andare controcorrente e prendere le distanze da quanti non hanno esitato a condannare il Catania per questo pari con la Fidelis Andria che certo non cancella, come si sperava (e lo speravo anch'io) la brutta prestazione di Castellammare di Stabia e una sconfitta che, al di là del punteggio vistoso, ha prodotto l'effetto di tarpare le ali ad una squadra che, dopo la bella performance con il Monopoli, era parsa sul punto di aprire le ali. 
Mbodj, prova convincente
Questo 0-0 con l'Andria (squadra che non sarebbe male prendere nella giusta considerazione quale possibile, e pericolosa, antagonista nella complicatissima roulette dei play off di quest'annata di Lega pro) non v'è dubbio sia legato in qualche modo, oltre che al valore innegabile dell'avversario (la formazione di Favarin ha giocato una gran bella partita) di turno in un Massimino sferzato come non mai dalla tormenta), agli effetti prodotti dalle punture delle "vespe" al Romeo Menti, e tra questi le squalifiche di Drausio, Bastrini e Biagianti che hanno costretto Rigoli in emergenza nell'occasione della sfida di questa sera con l'Andria. Che incontro al Catania è andata, peraltro, con credienziali non indifferenti, la buona qualità dell'organico ma anche la bella serie utile di dodici partite, divenute tredici con il pari, meritatissimo, ottenuto contro l'undici rossazzurro, tra queste. 
La disperazione di Mazzarani
Perché controcorrente, allora? Perché questa partita, per come si erano messe le cose in campo, il Catania avrebbe anche potuto perderla, in balìa com'è stato, per lunghi tratti, di un avversario ben messo in campo, superiore sotto il profilo dell'organizzazione di gioco (e il 3-5-2 di Favarin non v'è dubbio che Mazzarani e compagni l'abbiano sofferto parecchio), specie nella prima frazione di gioco nel corso della quale, fiammata iniziale a parte (ahi, Russotto, perché non rischiare il pallonetto sul bell'invito di Bucolo?) davvero non ha davvero concluso molto.
Barisic dopo il gol mancato in avvio
Veronica Vettorel, assistente n.2,
 La ripresa? Più determinato, il Catania, e più convinto, forse ma incapace di sfruttare le contigenze favorevoli, il rigore di Mazzarani (perché quell'affanno a cercare la finta utile a beffare Poluzzi quando magari sarebbe stata più utile una botta delle sue?) e l'errore, incredibile, di Piermarteri a porta quasi sguarnita quando già l'avversario s'era ritrovato in dieci per l'espulsione di Piccinni (fallo da ultimo uomo su Mazzarani lanciato a rete). Delusione forte, per chi s'attendeva una prestazione scoppiettante e l'ottava vittoria di fila al Massimino, ma resta il punto che, in qualche modo, muove la classifica. Nell'attesa che, magari per gli effetti di interventi significativi sul mercato, il Catania recuperi slancio e prospettive, la B è traguardo di importanza vitale per società e squadra rossazzurre...


martedì 6 dicembre 2016

Poker al Monopoli, il Catania prova ad aprile le ali

Giovanni Lo Faro
L'esultanza di Russotto
Il giorno (feriale), l'ora (di pranzo), il meteo (avverso quanto mai). C'erano tutte le condizioni perché il Catania si proponesse per pochi intimi nell'occasione dell'impegno casalingo con il Monopoli, il penultimo del girone d'andata (a chiudere la lista, dopo il derby di Siracusa, la Casertana, sabato 17). Chiaro, non c'è stato il pienone, le tribune, in molti settori, sono apparse desolatamente vuote, più di quanto effettivamente lo fossero, considerato che la gran pioggia che s'è abbattuta sul Massimino ha indotto molti spettatori a cercare riparo sotto i gradoni.. A quanti hanno scelto di seguirlo in questa giornata particolarissima  (poco meno di seimila, stando alle cifre ufficiali) l'undici di Pino Rigoli ha regalato una  bella vittoria e una prestazione ricca di spunti apprezzabili, a livello di organizzazione di gioco e di singoli.
Quattro a uno  il risultato finale, con il Monopoli ad assistere quasi impotente alla bella  performance dei rossazzurri: appena due fiammate per i pugliesi, la prima subito dopo il gol di Russotto che ha sbloccato il risultato (incornata di Gatto, pallone d'un soffio fuori) e la seconda, in reazione al 3-0 da Mazzarani, con Montini bravo a cogliere di sorpresa, e fors'anche in eccesso di euforia, la difesa di casa e battere Pisseri.
Barisic, primo gol al Massimino
Che dire della prova Catania? La squadra, dopo la brutta sconfitta di Francavilla che tante perplessità aveva suscitato, ha preso a marciare spedita, tre partite, nove punti  e, quello che più conta, dati abbastanza confortanti sul processo di crescita del gruppo e dei singoli. Tra questi, note di merito per Russotto, splendido protagonista ieri (un gol e un assist a Barisic che gli sono valsi gli applausi del pubblico), Scoppa (e non soltanto per l'imbeccata al fantasista napoletano in occasione del primo vantaggio) e Barisic, alla sua seconda rete stagionale, nel contesto, stavolta, di una prestazione convincente.

Il rigore di Paolucci
Paolucci, una manciata di minuti in campo, è tornato ad gol, procurandosi un calcio di rigore e trasformandolo in modo impeccabile, ha giocato con rabbiosa determinazione, quasi a dimostrare quanto creda ancora nel progetto di rilancio del Catania sposato con convinzione l'estate scorsa: nota lieta, pure questa.





mercoledì 30 novembre 2016

Lo Monaco a cuore aperto:"Ecco le condizioni per un futuro di soddisfazioni, non si vince solo perché ci chiamiamo Catania"

Giovanni Lo Faro

Cosa potrà ancora dirci Pietro Lo Monaco che non abbia già detto nel corso dei suoi recentissimi interventi in televisione e sulla carta stampata? L'interrogativo ci ha accompagnati per un bel po' nell'attesa che la conferenza stampa di ieri pomeriggio  avesse inizio ma è bastato - a tutti, ancorché pochi -  che l'addì del Catania prendesse la parola per rendersi conto che il rendez-vous non sarebbe stato né inutile né banale. Su tre grandi temi, l'intervento del direttore, comprese alcune considerazioni personali che ci ha chiesto di poter fare, in apertura.
"Non leggo molto, non leggo tutto, ma qualcosa ho letto, in questi giorni. Quanto m'è bastato per capire gli atteggiamenti, anche deleteri, di chi di fronte agli eventi degli ultimi tre anni ha maturato uno spirito negativo. La realtà è una, purtroppo: il Catania è in Lega pro, gioca con Melfi e Fondi con tutto il rispetto e con questi avversari ha l'obbligo di confrontarsi al meglio. Le partite, prima lo si capisce meglio è,  non si vincono perché ti chiami Catania. Il campionato non è facile, se i punti  li fai è perché hai sostanza".
Tira il fiato e aggiunge:"Il pubblico deve capire che  siamo in Lega Pro, con un percorso da fare, un percorso di sofferenza, probabilmente, ma abbiamo il dovere di raccogliere le nostre forze per andare avanti, per riappropriarci di un terreno che sentiamo nostro, consapevoli, però, che non  ci può essere rilancio che non passi per risanamento. L'obiettivo è tentare di arrivare in Uefa (lapsus! ndr) pardon in zona play off, ma arrivarci con una squadra forte".
Da qui, l'argomento-mercato: "Da una squadra di Lega Pro con un settore avanzato come il nostro non mi aspettavo una resa cosi deficitaria. Non getto la croce addosso a nessuno ma sono le cifre che parlano. Prendete l'Alessandria che con due attaccanti ha fatto 23 gol. Il mercato? Sarà un mercato di riparazione, interverremo nel settore in cui siamo stati più deficitari. Speriamo di individuare i punti deboli e di fare le scelte giuste. Ho ribadito proprio oggi alla squadra quanto mi abbia fatto arrabbiare la sconfitta di Francavilla, la prima dopo una lunga serie di risultati positivi, maturata a partita conclusa, con un gol che la migliore difesa dei tornei professionistici non doveva in nessun modo incassare". 
Tifosi e squadra, adesso:"I fischi di domenica? Quello striscione apparso in curva sud  ha rischiato di produrre un effetto devastante, il nostro primo tempo di domenica é stato di un nulla incredibile, non c'è dubbio che la squadra abbia risentito del peso della sconfitta di Francavilla. La contestazione all'allenatore? Rigoli paga il fatto di chiamarsi Rigoli ma i tifosi dimenticano che da qui è passato Montella che a Catania é arrivato da tecnico delle giovanili della Roma ...". 
Prima di chiudere, le condizioni per un futuro di soddisfazioni: "E' importante, intanto, considerarci tutti in ripartenza, non dimenticando che nel progetto devono restare impegnate le cinque componenti, guai se ne mancasse una. Gli strumenti finanziari? Noi, come società, stiamo cerscando di fare la nostra parte, gli ultimi cinque mesi li vorrei portare ad esempio, sarei tentato di dire che abbiamo fatto le nozze con i fichi secchi. Credete sia stato cosa da poco ridurre il disavanzo da -16 a -10? Questo risultato è il frutto di accordi e transazioni...". 
Ancora sul tema del mercato, prima di chiudere: "Le idee sono chiare, cercheremo di raggiungere gli obiettivi tecnici magari prendendo questo e lasciando partire quell'altro. I nomi? E voi pensate che io  possa dare i nomi? Per non dire che da qui all'avvio del mercato, può succedere di tutto, anche che i nostri attaccanti si sveglino e magari segnino 23 gol in quattro". 
Lodi, Marchese e ...Di Grazia. "Il primo è ancora un giocatore dell'Udinese, per non dire che ha richieste in B. Marchese lo consideriamo uno dei nostri, quando si decide devo soltanto salire in segreteria per sottoscrivere il contratto.Di Grazia? E' chiaro che il ragazzo sta vivendo una delle storture del calcio, Prima di ieri mattina non se lo filava nessuno. Adesso si ritrova con il procuratore che avanza pretese, idem qualche suo familiare. Noi abbiamo il dovere di salvaguardare il nostro patrimonio. Il ragazzo ha potenzialità importanti e faremo di tutto per valorizzarle".,





domenica 27 novembre 2016

Il Catania batte la paura e la Vibonese: tre punti d'oro, adesso serve la controprova esterna.

Giovanni Lo Faro

Vince il Catania alla distanza, e dopo qualche patema di troppo, contro una Vibonese umile e sbarazzina ma neanche tanto povera di qualità se per un'ora buona ha irretito la formazione di Rigoli a lungo prigioniera della paura e dei propri limiti contingenti. Eppure la prima occasione da gol, quella che avrebbe potuto indirizzare diversamente la partita, è stata proprio dei rossazzurri, con quell'incornata quasi a botta sicura di Valerio Anastasi, al suo primo impegno stagionale a tempo pieno, ribattuta d'istinto dal portiere ospite Russo, 
La Vibonese schierata prima del via
I due capitani,, Saraniti e Bergamelli 
Poi, per lunghi tratti, in campo non s'è visto che l'undici calabro, agile, svelto, con il suo calcio senza fronzoli, nobilitato dalla qualità dei suoi uomini migliori, l'ex Sabato, intanto, ma anche il catanesissimo Giuffrida, punto di riferimento dell'azione di metàcampo, ex come l'altro conterraneo, Saraniti, in odore di vestirne la maglia, secondo voci sempre più ricorrenti. Con Giuffrida a macinare gioco sulla fascia di mezzo e il ventisettenne bomber cresciuto nel vivaio rossazzurro ma costretto ad emigrare per trovare fortuna, la Vibonese ha tenuto a lungo sotto scacco la squadra di casa che ha tremato in più di un'occasione (tremenda la botta di Saraniti su calcio piazzato) prima che tremasse a lungo la traversa della porta di Pisseri (un colpo di testa poco calibrato di ...Bastrini e la successiva replica quasi a botta sicura del numero nove calabro). 
Mazzarani, gol e cartellino giallo
Il Catania rientrava negli spogliatoi subissato dai fischi dei propri sostenitori ma aveva il merito di venirne fuori, dopo cil canonico quarto d'oro destinato al riposo e ai ...rimbrotti del tecnico, con un piglio decisamente diverso, Nessun miracolo, per intenderci, ma i segni di una organizzazione di gioco meglio calibrata sono apparsi subito evidenti. Di Cecco prima e Mazzarani poi colpivano i legni della porta ospite prima che Russotto suggellasse con una sventola dalla distanza (altra traversa, la terza in tredici minuti, la quinta nella stessa porta, un record o quasi) una bella iniziativa personale che gli valeva i primi applausi di un pubblico solitamente non molto ben disposto nei suoi confronti. 
La porta sotto la curva nord: 
Ma ci voleva un'altra fiammata della Vibonese (doppio miracolo di Pisseri su conclusioni a botta sicura di Saraniti e Favasulli, perché il Catania si scuotesse: Bucolo rilevava Scoppa, garantendo al reparto di mezzo equilibrio e una meno impalpabile continuità d'azione. Disposto, in fase di non possesso, con il  4-2-4 l'undici di Rigoli spezzava l'equilibrio con Mazzarani la cui conclusione tutt'altro irresistibile, grazie al velo di Di Grazia e alla deviazione di Usai, risultava imparabile per il portiere ospite. 
 Quindici minuti alla fine: il Catania badava ad amministrare il preziosissimo vantaggio e, se pure qualcosa rischiava su un tentativo di Di Curzio, riusciva a condurre in porto il risultato, consegnava  tre punti d'oro alla sua classifica e si spartiva con la Vibonese gli applausi del pubblico del Massimino. Che adesso però lo attende, e gliel'ha urlato in faccia, alla controprova esterna...

giovedì 24 novembre 2016

Lo Monaco "spiega" Francavilla: "Sconfitta atroce, colpa di tutti, Adesso pensiamo a ripartire"

Giovanni Lo Faro

Senza mezzi termini, come al solito. Pietro Lo Monaco a margine (ma neanche tanto) della conferenza di presentazione della partnership con la Lyoness Italia (un'importante Shopping Community internazionale presente in Italia con oltre 10000 imprese), va subito al sodo. "So che siete qui per chiedermi della sconfitta di Francavilla, del modo in cui è maturato un risultato che in pochi si sarebbero aspettato. Dico subito, a scanso di equivoci, che abbiamo le nostre grandi colpe: la sconfitta, che è stata atroce, ce la dobbiamo accollare tutti: la società, i tecnici, i giocatori. Va bene che si scontavano alcune assenze nel reparto difensivo, va bene che il campo, in un sintetico un tantino malmesso, non ci favoriva ma la differenza di valori tra Catania e Francavilla è così netta che un approccio diverso sarebbe bastato ad evitare uno scivolone così brutto".
Pietro Lo Monaco nel corso della conferenza stampa di questo pomeriggio
Mea culpa, nostra culpa. Il j'è accuse di Lo Monaco non risparmia nessuno."La lezione deve servire a tutti, questa battuta d'arresto così atroce, questa sconfitta maturata al 92' su un velenosissimo contropiede avversario e con tutta la nostra squadra spostata in avanti, deve farci riflettere: la categoria è, lasciatemelo dire, ...bastarda, ricca di insidie e queste insidie bisogna essere in grado di fronteggiarle". 
Assicura comunque Lo Monaco che la sconfitta non sposta di una virgola i programmi del Catania che è  pronto a rialzarsi. "Dobbiamo crescere ancora, ma l'organico è di buon livello e se qualcosa ancora manca in qualche reparto siamo pronti a provvedere. Ma questo non vuol dire che i giocatori che in questo momento vestono la nostra maglia  non debbano provare a dare il massimo".
Mercato. Qualcuno azzarda l'ipotesi-Lodi, ma Lo Monaco taglia corto. "Il fatto che molti giocatori che hanno indossato la maglia del Catania negli anni d'oro della Serie A manifestino il desiderio di tornare in rossazzurro non può che inorgoglirci. Allo stesso modo ritengo improbabile che calciatori che hanno un passato importante e, nel caso di Lodi,  hanno ancora la possibilità di giocare in B se non in A possano spendersi per una squadra di Lega pro alla quale servono giocatori che siano disposti a rimboccarsi le maniche ed a menare come fabbri...

".

domenica 13 novembre 2016

Battaglia al Massimino, il Catania ruggisce e azzanna il Catanzaro

Giovanni Lo Faro

Brillante come di rado lo si era visto, il Catania impatta nel migliore dei modi la sfida con il Catanzaro, fanalino soltanto per caso, e la prima sensazione è che Rigoli abbia trovato ormai il bandolo della matassa. Niente esperimenti, squadra riproposta uguale negli uomini e nell'assetto per la terza volta di fila. Manovra che fluisce lungo le linee esterne e che sulla catena di sinistra trova subito accelerazioni significative: Djordjevic affonda, Mazzarani ispira e pennella, sulla palla, dopo due tentativi fuori tempo, è decisiva la zampata di Biagianti. Il capitano fattosi bomber, che esulta come mai sotto la curva, accende tifosi e squadra. 
L'esultanza di Mazzarani
Il Catania rischia subito su una incornata di Cunzi, poi si libra in volo. Le occasioni fioccano, una dietro l'altra, gli errori sotto rete purtroppo ...pure. Il  Catanzaro così la scampa e si riorganizza, facendosi largo lungo l'out di sinistra  dove Di Cecco fatica un tantino con Cunzi. E non è un caso che le azioni da gol confezionate dai giallorossi in questo frangente, compresa quella che consente a Tavares di pareggiare, scaturiscano proprio da quella zona di campo. 
Non va oltre, però: l'undici di Zavettieri e il Catania in pieno recupero lo beffa: Biagianti, ispiratissimo in questo momento della stagione, rovescia il fronte e imbecca Mazzarani che uncina di precisione ad un passo dalla linea: 2-1.
L'espulsione di Prestia
Prestia espulso polemizza con il pubblico
 Catanzaro con rabbia, dopo l'intervallo, la partita si fa dura, i falli non si contano. Parisi rileva l'infortunato Djordjevic, Un quarto d'ora di sterile supremazia ospite, poi il calcio finisce dietro le quinte: Cunzi crolla a terra dopo un contrasto con Di Cecco, gli animi si surriscaldano, si scatena la rissa. D'Apice, giovane direttore di gara aretino, sventola il rosso prima a Bergamelli poi a  Prestia che lasciando il campo commette l'errore di polemizzare con il pubblico della tribuna. Fuori pure Rigoli, non si capisce 
bene perché.
L'esultanza di Di Grazia dopo il 3-1
 Restano da giocare poco più di venti minuti nei quali, però, di calcio se ne vedrà pochissimo (il gol, splendido, di Andrea Di Grazia che consente al Catania di blindare il risultato, la grande parata di Pisseri su Cunzi lanciato a rete), sotto gli occhi dei diecimila del Massimino passa una partita d'altri tempi, di una serie C che sembrava dimenticata. Più calci (arriveranno altre tre espulsioni: Drausio, Di Bari e, un minuto prima dello scadere dei sei minuti di recupero, Pasqualoni) che calcio, ma i tre punti che un Catania determinatissimo e tutt'altro che arrendevole consegna alla sua classifica hanno un valore inestimabile.

domenica 6 novembre 2016

Catania-bunker, punto d'oro a Foggia

Giovanni Lo Faro
 Il Catania lascia indenne lo Zaccheria e porta a casa un punto che, se ancora non gli consente di aprire le ali, giova in qualche modo a rafforzare fiducia e convinzione. Senza mezzi termini, stavolta, Pino Rigoli le cui scelte tecniche (fuori Calil, dentro Fornito) e tattiche (iniziali e in corsa) tradiscono la volontà di puntare a fare argine, intanto, alla forza esplosiva del Foggia.
Matteo Pisseri
 Dà la parola alla difesa, insomma, il tecnico etneo, e, specie nella seconda frazione di gioco, si affida alla difesa (che è, non dimentichiamolo, la migliore del campionato) per portare a casa il risultato. Soltanto un pari, certo, il massimo, probabilmente, che nell'occasione il Catania  potesse sperare di ottenere contro un avversario che ha tenuto quasi costantemente in mano il pallino del gioco e che nei frangenti finali l'ha letteralmente preso a pallonate (bravissimo Pisseri su un paio di conclusioni dalla distanza degli avanti rossoneri).
 Sul fronte offensivo, una sola opportunità per la formazione rossazzurra, la splendida giocata in acrobazia di Fornito con il pallone a timbrare la traversa prima di rimbalzare sulla linea (oltre?) e pizzicare, poi, il palo di sinistra della porta difesa da Guarna: basta per coltivare il rammarico?

domenica 30 ottobre 2016

Il Catania ribalta la Paganese: tre punti d'oro per la risalita

Giovanni Lo Faro
Orgoglio e dabbenaggine. A forti tinte rossazzure, quello, decisamente azzurra, questa. La storia dei novanta minuti di Catania-Paganese e il risultato che è maturato nei minuti finali sono tutti in questo marcato contrasto di atteggiamenti, la capacità del Catania di replicare ad uno svantaggio che rischiava di farlo stramazzare, da un lato, l'ingenuità colossale della formazione di Grassadonia (avreste dovuto sentirlo, in sala stampa, il tecnico ospite) che, in un quarto d'ora appena, s'è fatta sfuggire di mano un risultato che, probabilmente, non avrebbe demeritato, dall'altro
L'undici schierato da Rigoli
Partita governata dal Catania in avvio, ispirata da Biagianti la squadra di Rigoli ha macinato gioco sull'out di destra, grazie soprattutto alla buona vena del suo capitano le cui iniziative (deliziose alcune imbucate...) però, non hanno trovato nessuno pronto a concretare, né Paolucci né Di Grazia né lo stesso Barisic, il più tenace, di sicuro, nella fase d'offesa. Poi, ecco la Paganese, squadra solida, una sintesi di gioventù (non male Deli) e esperienza (Pestrin, Reginaldo, ex senese peraltro come Paolucci). 
Non per caso, la prima occasione ghiotta, intorno alla mezz'ora, è stata della formazione campana tanto che c'è voluto l'ennesimo miracolo di Pisseri per dire no a Reginaldo che aveva provato a finalizzare un'incursione irresistibile di Deli. In questa fase, Rigoli ha provato a cambiare di posizione Biagianti e Mazzarani, ma la giusta contraria di Grassadonia (Cicerelli sul fronte di sinistra, con Herrera pendant) ha indotto il tecnico rossazzurro a fare precipitosanente retromarcia.
Nella ripresa due buone iniziative di Djordjevic, la prima soprattutto, consentono al Catania di rendersi pericoloso (a fil di palo il rasoterra di Di Grazia) ma è un fuoco di paglia, il gol arriva su fronte opposto e porta la firma di Reginaldo il cui diagonale non dà scampo a Pisseri. Paganese in vantaggio e prospettive che sembrano ridursi di molto per un Catana  obbligato a fare bottino pieno.
i rossazzurri sotto la nord dopo il 2-1
E' in questa fase, però, che la formazione di casa viene fuori, attingendo all'orgoglio e giovandosi della spinta di una tifoseria che ha avuto il merito di non vacillare  Il resto l'ha fatto quel pizzico di fortuna che nel calcio non guasta mai. Sono arrivati così il gol di Paolucci (ma quanto ingenua, per non dire altro, la difesa ospite!) e il raddoppio di Biagianti in un'azione pressoché gemella per dinamiche e atteggiamenti di contrasto. 
In un Massimino ribollente d'entusiasmo l'undici di casa ha così potuto mettere in saccoccia altri tre punti d'oro, che lo portano fuori dalla zona play out. E proprio nell'imminenza della sfida con il Foggia vice-capolista allo Zaccheria: al Catania, adesso, il compito di dimostrare se e fino a qual punto sia cresciuto...

domenica 23 ottobre 2016

Il Catania atterra la capolista Lecce: è la svolta?

Giovanni Lo Faro

Stranezze del calcio. Il Catania regge bene  l'impatto con il Lecce capolista, ma alla distanza corre il rischio di pagare il conto ai suoi limiti endemici, all'incapacità, soprattutto, di finalizzare al meglio la sua azione ancorché discretamente efficace sulla fascia di mezzo. Ripresa inoltrata da poco: Cosenza timbra il palo esterno di destra della porta di Pisseri, poi il portiere rossazzurro, già bravo su un'incornata di Ciancio in avvio, si oppone per  due volte ai tentativi di Caturano .
Biagianti e Mazzarani sotto la nord
Pensi, e temi, che il Lecce stia per mettere le mani sulla partita, quando il corso degli eventi muta. Silva, lanciato nella mischia da Rigoli al posto di Calil, recupera una palla sulla trequarti e prova, senza tanta convinzione, a girarla verso la porta. Ne viene fuori un tiro di scarse pretese che, Dio solo sa come, incoccia il piedino di Vitofrancesco, cambia traiettoria, tradisce il giovanisismo Bleve e si adagia in rete.
Uno a zero. Il Catania ringrazia e prova  a cogliere l'occasione, trascinato dal solito splendido pubblico del Massimino. E ci riesce pure, raddoppiando con Di Grazia (bel gol, a conclusione di un'azione da manuale, avviata dallo splendido Di  Cecco di questo pomeriggio, continuata da Biagianti e conclusa dal giovane attaccante etneo con una botta delle sue) e vanificando il tentativo di ritorno dell'undici di Pasquale Padalino. 
L'abbraccio di Biagianti a Di Grazia
Cade per la prima volta il Lecce, riemerge con forza il Catania, che trova slancio in classifica e fiducia nel futuro. Tutto oro quello che luce? Al di là degli episodi che hanno sancito il risultato, direi che i riscontri positivi non manchino nella prestazione dei rossazzurri, puntuali nel confermare la solidità dell'impianto difensivo (bene Bergamelli e Drausio, splendido Pisseri) e la buona dote di un centrocampo che in Bucolo e Biagianti (benissimo il capitano nel ruolo di esterno, pendant di Mazzarani) ha due elementi complementari sul piano tattico.
La gioia di Di Grazia
E questo mentre Di Cecco, dirottato nell'occasione da Rigoli nel ruolo di esterno basso di destra, ha onorato le consegne ricevute, non solo riducendo al minimo il raggio d'azione del temutissimo Torromino ma facendo risalire la squadra che proprio sugli esterni aveva fin qui denunciato limiti piuttosto evidenti. Resta irrisolta - ed è il punto dolente - la questione della prima linea, nella quale, a parte Di Grazia (ma può fare tutto da solo?), rari sono i contributi che giungono da Calil e Paolucci (quest'ultimo, abbastanza determinato nella manciata di minuti che ha giocato) e dallo stesso Barisic, che alla prestanza fisica e ai buoni numeri che ha in dote non associa ancora velocità e dinamismo.Al di là di possibili interventi di mercato, per i quali bisognerà in ogni caso attendere non meno di due mesi, la speranza è che sia Calil sia Paolucci recuperino condizione e convinzione e garantiscano a breve un rendimento adeguato alle loro potenzialità. 




lunedì 17 ottobre 2016

Catania, passo indietro, a Melfi sconfitta evitata d'un soffio

Giovanni Lo Faro

Non si può dire ami i mezzi termini questo Catania che prova faticosamente a risalire la china della classifica nella quale si specchia, inesorabile, il -7 di un'altra dolorosa partenza ad handicap. E dal derby con il Messina, l'undici  di Pino Rigoli fa subito capire di essere uscito, oltre che con il corredo di tre punti preziosi, fors'anche ubriaco di plausi e consensi,  Tanto, da smarrire subito la strada che aveva appena lasciato credere d'avere intrapresa.
Un approccio sbagliato - o cos'altro? - fa in modo, insomma, che da Melfi  non giunga la tanto auspicata svolta, ma la conferma, bensì, che ne dovrà frorse passare ancora di tempo perché questa  squadra rossazzurra, messa su con lavoro certosino da Pietro Lo Monaco e dallo stesso appena irrobustita con un innesto di qualità (Mazzarani) riesca a realizzare le condizioni per esprimere il buon potenziale che ha in dote.
Sprecato un tempo, il primo, nel quale a giocare a calcio era stato soltanto l'undici lucano, il Catania è riuscito nell'impresa di trovarsi sotto, dopo l'intervallo, quando Defendi ha finalizzato al meglio un'azione scaturita  da una colossale ingenuità di Biagianti  a centrocampo. Poi, a frittata servita, il risveglio, lento, lentissimo e, a nove minuti dalla fine, il gol del pari, propiziato dal contributo decisivo di Mazzarani e firmato da Barisic, mandato da Rigoli a rilevare un impalpabile (lui come molti altri) Calil.
Sconfitta evitata d'un soffio, ma il pari rischia di incidere non poco sulle prospettive di crescita della squadra proprio nell'imminenza della sfida di domenica prossima con il Lecce.

giovedì 6 ottobre 2016

Il momento del Catania nelle parole di Lo Monaco: "Pochi punti, colpa nostra, mancano i gol"


Giovanni Lo Faro

Pietro Lo Monaco in conferenza stampa questo pomeriggio a Torre del Grifo. "Vi ringrazio per essere venuti. Subito una precisazione da fare: non è, la nostra, una settimana di silenzio stampa, preferiamo soltanto che la squadra si concentri sulla gara. Un derby, dite? Il Catania il derby lo gioca contro il Palermo, quella con il Messina è soltanto una partita importante: noi abbiamo bisogno dei tre punti, loro vengono da una sconfitta inopinata e faranno di tutto per cancellarla. Di fronte, saranno due squadre partite con obiettivi diversi, il Messina punta al quarto posto, il Catania, che ha appena annullato  i sette punti di penalizzazione, deve provare a ripartire”.
 Dopo il preambolo, l’ad rossazzurro ha parlato del momento non proprio brillante del Catania (“Non mancano gli episodi su cui recriminare, ma i maggiori colpevoli del fatto che le cose non sono andate fin qui molto bene siamo noi. A Reggio eravamo in vantaggio, con Akragas e Fondi pure. Il rammarico  è forte, ma la colpa è nostra: la  palla bisogna metterla dentro”), del caso-Castro alla luce della recente decisione della FIFA che ha confermato i sei punti di penalizzazione nonostante l’intesa raggiunta con il Racing (“Il Catania è stato sanzionato diverso tempo fa, nel 2014, quando la società argentina, alla quale non erano state versate le somme pattuite a suo tempo per l’ingaggio del giocatori, chiese alla Federazione di applicare la sanzione”) e dell’imminente decisione del Collegio Arbitrale della Lega sulla richiesta di pagamento di spettanze arretrate presentata da Rosina (“Nel caso il collegio desse ragione al giocatore, il Catania dovrebbe pagare al suo ex attaccante 150 mila euro”).
Poi, l’attenzione s’è concentrata sul campionato: ”L'obiettivo è di fare bene, magari cercando di raggiungere  la zona play off, significherebbe aver fatto una stagione di livello, nessuno ha mai detto che il Catania è la squadra più forte. L’allenatore? Rigoli può anche non piacere, però devo dire che ha vinto tanto, sia pure in categorie minori. Dopo la sconfitta con l'Akragas, un procuratore mi ha chiamato per suggerirmi il nome di un possibile sostituto: io posso assicurare che Rigoli è e sarà l’allenatore del Catania e che concluderà la stagione sulla panchina del Catania”.
Prospettive e speranze. “Io spero intanto che ci restituiscano i sei punti, stiamo preparando il ricordo al TAS, se prevarrà il buon senso, dovremmo spuntarla, in fondo non abbiamo fatto danno a nessuno. Riguardo al campionato, non ci mancano le potenzialità, è chiaro che mi aspetto di più dal nostro reparto avanzato, non posso credere che siamo così scarsi. Paolucci? Probabilmente il ragazzo ha l’esigenza di rifiatare, sembra che giochi con l'idea fissa del gol e non con l'intento di partecipare al gioco, qualità che l’ha sempre contraddistinto. Quanto agli stranieri, Drausio sta facendo bene, per Scoppa e Silva vale lo stesso discorso fatto per Paolucci: li aspettiamo!”.
Chiusura su Bologna-Catania, campionato di Serie B 2014-2015, con la società rossazzurra alla sbarra. "Non ho paura, semmai arriverà una multa".

lunedì 3 ottobre 2016

Catania, ancora un pari ma il domani può essere migliore


Giovanni Lo Faro
Rivoltato come un calzino, il Catania. Rigoli lavora di scalpello, stavolta. Le scelte sono radicali, situazioni contingenti (l'indisponibilità di Fornito, Calil e Djordjevic) ma anche l'esigenza, inderogabile, di tentare la svolta. Centrocampo ridisegnato (Di Cecco e Bucolo con Biagianti), Barisic e Di Grazia con Paolucci in avanti, due esterni di fascia bassa discretamente propositivi (Parisi e Nava) tra Bergamelli e Gil.
 Il dato che emerge subito - ed è quello che conforta di più- è di un Catania più compatto, più corto, se volete: spazi ben presidiati, nessuna concessione all'accademia, la qualità che si coniuga con la sostanza (bravo Bucolo).
Non dispiace, insomma, il Catania quasi tutto italiano proposto nella sfida di ieri (Gil e Barisic, poi nove italiani, da quanto tempo non succedeva?), che parla italiano, nel quale tutti sembrano capire tutti e che in partita ci entra subito, e con l'atteggiamento giusto, per di più. 
Eppure sul terreno dello Jacovone, contro un Taranto niente più che modesto, finirà zero a zero, ennesimo pareggio per la formazione rossazzurra. Perché? Perché Di Grazia non è stato fortunato nelle due occasioni che  è stato bravo a procurarsi, perché Russotto, subentrato nel finale, ha mancato la più ghiotta delle opportunità e perché - l'ultimo, al momento dei tanti perché - Paolucci non è ancora Paolucci e comunque non è il Paolucci che abbiamo conosciuto negli anni della serie A
. Rigoli?  Il tecnico ha fatto quello che poteva, non concordo con quanti gli contestano la mancata sostituzione dello stesso Paolucci e, di contro, la sostituzione di Barisic, tra i più positivi, con Anastasi nell'ultimo scampolo di gara. Pollice verso? Non è il caso, non è il momento. Prendiamo atto che, sia pure faticando più del previsto, il Catania è riuscito finalmente a mettersi in piedi, il domani, se il gruppo resterà coeso, non potrà che essere migliore. 
 Magari a partire dal derby con il Messina....



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giovedì 29 settembre 2016

Il Catania rischia di finire a ...Fondi

Giovanni Lo Faro
In avvio è un buon Catania, voglioso, determinato, deciso  a cogliere l'occasione per dare segno visibile alla risalita. Il recupero che tanto ha fatto discutere sembra giungere bell'apposta per dare ai rossazzurri la spinta che gli occorre dopo l'imprevisto kappaò 
L'undici iniziale proposto da Rigoli
 con l'Akragas e nell'imminenza della trasferta di Taranto. Ci mette, anche, un pizzico di cuore la squadra di Rigoli, nell'avvio, nel quale trova pure un paio di buone opportunità (la traversa pizzicata da Paolucci in quella che sarà, purtroppo, una delle poche occasioni nelle quali il numero nove riuscirà a distinguersi) e un gol, bello anche se un tantino occasionale, di Fornito che su una palla vagante sulla tre quarti trova una sventola che ammutolisce Baiocco,
Di Grazia, uno dei migliori
Sull'uno a zero il Catania però commette l'errore di non chiudere ma sbaglia soprattutto a non capire che il Fondi fa sul serio, che ha gambe e qualità in mezzo al campo e che l'architettura del 4-3-3 di Pochesci (un'arte nella quale, un tempo, da queste parti si era maestri) può dargli problemi, particolarmente su quelle linee esterne lungo le quali, a sinistra, sgroppa l'ex Calderini facendo catena con l'altro ex Bombagi e  l'ottimo Squillace, mentre  a destra non sono da meno Galasso, Varone e l'ex agrigentino Tiscione, Che sarà bravo a trovare il pareggio prima dell'intervallo, beffando, di testa, lui che un gigante proprio non è, la difesa della formazione di casa.
L'ad Lo Monaco
Uno a uno e partita che sembra segnata sebbene il Catania non manchi di provarci in una ripresa giocata con impegno uguale (e di questo si deve dare atto alla squadra etnea) ma, alla distanza, sempre più in difetto di fiato (sempre primi, i laziali). Qualche tentativo, uno di Bastrini, in particolare, a pizzicare la traversa, il tutto guardandosi bene da un avversario che rischia di prendersi l'intera posta, quando Albadoro , con la partita ai titoli di coda, colpisce quasi a botta sicura a due passi da Pisseri che firma, buon per lui e per la sua squadra, il suo miracolo quotidiano: 1-1, delusione e rabbia in tribuna, la penalità è azzerata ma la strada resta in forte salita...

giovedì 15 settembre 2016

Marco Biagianti e i valori veri

Giovanni Lo Faro


Derubato nel corso della partita del Granillo, il capitano del Catania, Marco Biagianti, partecipa la sua amarezza per l'episodio di cui è stato involontario protagonista, smentendo, nello stesso tempo, quanti si erano affrettati ad annunciare il recupero dell'intera refurtiva della quale, invece, fa ancora parte la fede nuziale che, per il bravissimo centrocampista rossazzurro, ha un valore inestimabile.
"Come noto, al rientro negli spogliatoi del "Granillo" dopo la gara con la Reggina, il Capitano rossazzurro Marco Biagianti ha constatato con incredulità e denunciato prontamente il furto di un telefono, di un prezioso orologio e della fede nuziale. Grazie all'intervento dell'Autorità di Pubblica Sicurezza recita il comunicato apparso ieri sera sul sito del Catania calcio - la refurtiva è stata recuperata con l'eccezione, non trascurabile, della fede nuziale. "Ringrazio tutte le persone che si sono adoperate concretamente per assistermi – afferma il nostro Capitano - e quelle che mi hanno mostrato solidarietà: compagni di squadra, dirigenti e collaboratori del Catania, i nostri straordinari tifosi che mi hanno inviato moltissimi messaggi e tutti gli sportivi contrariati dalla vicenda. Purtroppo, non è affatto vero che da parte mia ci sia “piena soddisfazione”. All'appello manca infatti un anello che per me è un importante simbolo di vita e, di conseguenza, dimenticare quanto accaduto sarà impossibile. Con un velo di amarezza, a prescindere dalle responsabilità che verranno appurate, trovo francamente incredibile che un atleta impegnato nello svolgimento di una gara professionistica sia costretto a fare i conti con simili sorprese. Uno spogliatoio non più inviolabile diviene un fattore di rischio, non soltanto per gli oggetti ma anche per le persone: è intollerabile".
Di rilevante interesse, sempre in margine alla partita del Granillo, l'intervento dell'amministratore delegato Pietro Lo Monaco con una lettera, ricca di pathos, diretta al presidente della Reggina, Mimmo Praticò, nella quale il dirigente del Catania ribadisce il suo rammarico per l'episodio che ha turbato il dopopartita del derby con la Reggina (il furto, appunto, nello spogliatoio rossazzurro) non senza aver approfondito la questione del precario stato di salute del terreno di gioco del Granillo.

domenica 11 settembre 2016

La polemica infinita sul rinvio di Catania-Fondi

Giovanni Lo Faro

Ancora polemiche sul rinvio di Catania-Fondi al 28 settembre. C'è chi dice di aver caldeggiato un (improbabile) posticipo a lunedì 12, a ridosso del turno infrasettimanale, ma è accettabile che nessuno provi a spiegare ai catanesi le ragioni del mancato anticipo a sabato 10, una scelta che sarebbe stata soddisfacente per tutti? Attendiamo riscontro.
L'ad del Catania, Pietro Lo Monaco

sabato 27 agosto 2016

Il Catania regala gol ed emozioni al pubblico del Masssimino

Giovanni Lo Faro

Il tributo della Curva Nord ai terremotati del centro Italia
C'è indiscutibilmente qualcosa di nuovo in questo Catania che si fa subito volere bene dalla sua gente, al di là dello stesso risultato che recupera alla distanza e, alla fine, conquista con pieno merito sulla Juve Stabia, avversario rimaneggiato, nell'occasione, ma tutt'altro che agevole e arrendevole. Come s'era peraltro visto nel primo tempo, con le "vespe" disposte a pungere l'undici di Pino Rigoli per poco che tardasse a trovare gli equilibri giusti: il gol di Lisi, giunto inatteso e dopo che qualche buona opportunità era passata per i piedi degli avanti di casa, faceva da catalizzatore alla voglia di far bene di un Catania ancora martoriato in classifica (-6 che presto sarà -7, handicap non da poco, e per la seconda stagione di fila) e all'ansia di riscatto e di risalita che lega tutte le sue componenti. 
Voglio dire che la sua rimonta, in questa gara d'avvio della nuova stagione, il Catania ha provato  a costruirla soprattutto con la testa prima ancora che con il cuore e c'è riuscito. Niente foga (a parte qualche gesto un tantino improvvido, a risultato recuperato, e che sarebbe potuto costar caro: bravo Rigoli a leggere la partita anche sotto questo aspetto, ovvero nella gestione attenta delle sostituzioni) ma convinzione, lucidità e concentrazione che, via via, hanno preso a specchiarsi nella tenuta delle posizioni (così come contro l'Akragas, ho visto crescere parecchio, alla distanza, sia Scoppa sia Silva) e nella ricerca delle giuste geometrie di gioco. 
L'esultanza di Paolucci dopo il gol del 2-1
Non casuale il pari di Calil su imbeccata felice di Scoppa né tanto meno il vantaggio di Paolucci, bravo a finalizzare dopo che Russotto e lo stesso Calil avevano preso letteralmente a pallonate l'estremo difensore ospite.
Il 3-1 di Di Cecco, ancorché bello nell'esecuzione e tale, per il il modo e il tempo in cui è arrivato, da fare esplodere lo stadio come ai bei tempi, suggellava un pomeriggio come pochi se n'erano vissuti, negli ultimi due anni: il primo di una lunga serie? A questa squadra rossazzurra, che la gente del Massimino ha dimostrato di volere amare, il compito di non deludere le attese.

lunedì 22 agosto 2016

Catania, buone sensazioni all'esordio al Massimino

Giovanni Lo Faro

Il Catania trova la vittoria che cercava (il successo, peraltro, su un ottimo Akragas rappresenta un buon viatico in vista dell'esordio di sabato prossimo in campionato) e, quello che più conta, la conferma del buon lavoro svolto nella complicatissima fase d'avvio di questa stagione nella quale gli è toccato di confrontarsi con problemi di non trascurabile portata, di natura gestionale (primo obiettivo, continua a ribadire Lo Monaco, il risanamento) oltre che tecnica (obiettivi ugualmente ambiziosi ma squadra rigorosamente allineata al budget, operazione, questa, piuttosto complicata, capirete).
La curva nord del Massimino
Schierata in un assetto inedito sulla fascia di mezzo (a risposo Biagianti, è toccato a Scoppa agire da play basso tra Da Silva e Fornito con Calil nell'inedita posizione di trequartista), la formazione di Rigoli ha faticato un tantino a trovare i giusti equilibri, subendo in avvio la migliore organizzazione dell'avversario e rischiando non poco (bravo Pisseri),
Pietro Lo Monaco a bordo campo
E però non sono mancate le opportunità per sbloccare il punteggio (Paolucci, ispirato da un vivacissimo Russotto, un paio di volte) prima che,in avvio di ripresa, Calil s'inventasse un pallonetto a giro che ha fatto esplodere il Massimino.
Pisseri e capitan Paolucci prima del via
Trovato il gol, il Catania, che aveva subito recuperato il rapporto con la sua gente, è riuscito, grazie pure al buon apporto di Da Silva e del giovane Di Grazia (subentrato a Russotto) e alla discreta tenuta della linea difensiva (da rivedere, comunque) a dare un saggio delle sue potenzialità e a chiudere in scioltezza (raddoppio di Paolucci, su rigore) su un Akragas magari bello a vedersi ma poco concreto.

venerdì 19 agosto 2016

Lo Monaco: "Gli avversari non mancheranno, ma il Catania giocherà ogni partita come fosse ultima e decisiva"


Giovanni Lo Faro
Pietro Lo Monaco oggi in conferenza stampa
I novanta minuti di Siracusa ma, soprattutto, le parole di Pietro Lo Monaco. L'addì rossazzurro, in margine alla conferenza stampa di presentazione di Bucolo, Piscitella e Scoppa  ha trovato tempo e modo per fare cadere i veli sulla sua creatura. Perché una sua creatura di sicuro è questo Catania, nemmeno parente lontano di quello che, al primo anno di Lega Pro, illuse e deluse. "Abbiamo fatto in modo di inserire in questa squadra giocatori non reclamizzati ma adatti alla categoria e dai quali ci aspettiamo una risposta adeguata in termini di qualità ma, soprattutto, di impegno e determinazione perché in questa categoria le partite si vincono con il cuore e con la testa prima ancora che con le doti tecniche".
 Un modo come un altro per far capire, a quanti magari rischiassero di fraintendere il taglio e la portata del progetto, i valori di cui è portatrice gente come Rosario Bucolo, catanese di Monte Po' ("ha il Catania nel cuore, ma sa pure giocare al calcio"), l'ex romanista Piscitella (l'esordio da titolare nella massima Serie proprio al Massimino, nei ventitré minuti di recupero del match con la Roma sospeso per la pioggia...) e l'argentino Scoppa ("un giocatore che avrei voluto in A con il Catania"). "Voglio un Catania combattivo, che giochi ogni partita, a cominciare da quella che l'attende domenica contro l'Akragas e in Coppa, come fosse ultima e decisiva". 
Occhio al calendario, la Juve Stabia all'esordio in casa, l'Andria in trasferta, poi Fondi e, al Granillo, la Reggina. "Le partite bisognerà giocarle tutte, ma è chiaro che l'esordio con la Juve Stabia, che è una possibile concorrente, sarà un bel banco di prova". Di questo Catania profondamente rinnovato, direi quasi rivoluzionato, di questo Catania targato nuovamente Lo Monaco, traccia senza esitazione il profilo. "Abbiamo condotto 16 operazioni in entrata e 8 in uscita, qualcosa ancora faremo, ma la squadra possiamo dire che è pronta. Bergamelli? Ha espresso il desiderio di avvicinarsi a casa, dovessero realizzarsi certe condizioni non mancheremmo di accontentarlo, il sostituto, peraltro, è già preso, potremmo annunciarlo da un momento all'altro...". 
L'ex romanista Piscitella
Così come da un momento all'altro potrebbero essere annunciate le partenze di Ferrario, Russo e Falcone. "Ho provato a dare consistenza e duttilità tattica alla squadra che può contare su due giocatori per ruolo. Sugli esterni, ad esempio, il ritorno di De Rossi ci consentirà di garantirci un'alternativa a Nava con Parisi  a contendersi il posto con Djordjevic sulla fascia opposta. Centrocampo e attacco? C'è abbondanza, non ci manca niente". I problemi semmai, lascia intendere Lo Monaco, potrebbero essere altri. "Quello del risanamento è un fardello pesantissimo, non è facile lavorare con il precipizio dietro l'angolo. Ci attendono due scadenze importanti, il 16 settembre (pagamento dell'ultimo stipendio e dei premi relativi alla stagione scorsa) e il 16 ottobre (pagamento degli stipendi relativi ai primi due mesi della nuova stagione), superate le quali potremmo cominciare a vedere la luce e a prendere in considerazione le scadenze tecniche, ovvero gli impegni di una squadra che dovrà provare a interpretare al meglio i bisogni della società e della piazza e risalire la corrente. Gli avversari, l'ho detto, non mancheranno ma siamo pronti a lottare con tutte le nostre forze".

mercoledì 10 agosto 2016

Lo Monaco: "Squadra di spessore e giocatori di spessore, il Catania è pronto". O quasi.

Giovanni Lo Faro
Cartoline da Torre del Grifo. Le firme, stavolta, sono di Valerio Anastasi, ventiseienne attaccante nativo di Catania (non senza una parentela con il più noto Pietro, cugino del nonno), David Abdallah Mbodj, ventiduenne difensore senegalese, e Valerio Nava, ventidue anni pure lui, esterno basso di fascia sinistra di scuola atalantina. Lo Monaco, che non manca un appuntamento in sala conferenze da quando è tornato in rossazzurro, dei tre non esita a tessere le lodi, sottolineandone qualità tecniche e morali, prerequisiti indispensabili per chi voglia indossare la maglia  del Catania.
 "Si tratta di giocatori fortissimamente voluti, giocatori di spessore, così come la squadra alla quale sono chiamati a dare il loro contributo. Anastasi volevo prenderlo da tempo, di Mbodj mi ha convinto la sua storia e la sua grande voglia di arrivare, Nava, che ha appena vinto il campionato con il Cittadella e che l'Atalanta ci ha dato soltanto in prestito, lo considero un giovane vecchio professionista che si appresta a trovare la sua consacrazione definitiva".
Pietro Lo Monaco tra Anastasi, Mbodj e Nava
Tre giovani di qualità per un Catania ancora da rifinire ("non escludo - così il direttore - che qualcosa possa ancora essere fatto, noi siamo sempre vigili, in organico vogliamo soltanto giocatori convinti e motivati...") ma già pronto a partire.  "Ci turba il caso-Rosina, ma la nostra parte l'abbiamo fatta, alla Lega abbiamo consegnato un ...inferno, compresa la disponibilità degli introiti che ci spettano, per la ratifica dei contratti non dovrebbero esserci problemi, nessuno può dimenticare che il Catania è società che non molto tempo addietro faceva la A e che dalla A s'è portato dietro il peso di contratti onerosi, la richiesta di una polizza assicurativa rischia di penalizzarci moltissimo".
 Poi, ancora sul profilo tecnico della nuova squadra rossazzurra. "A centrocampo e in attacco siamo strapieni, qualcosa potrebbe giovarci in difesa, sugli esterni. Bergamelli in partenza? Abbiamo quattro difensori centrali, la copertura numericamente è perfetta, ma è chiaro che in paradiso a dispetto dei santi non teniamo nessuno: se qualcuno dovesse chiedere di partire, non esiteremmo a sostituirlo".
Chiude, Lo Monaco, con qualche nota tattica. "Il 4-3-3? Per me questa squadra può giocare anche con moduli diversi, con tre punte o con due, magari con una punta e un trequartista, di sicuro le opportunità ci saranno per tutti. Quello che è certo, abbiamo fatto, e stiamo continuando a fare, un buon lavoro, l'augurio è di partire nella maniera giusta e di arrivare nella maniera giusta".

mercoledì 13 luglio 2016

La sfida di Lo Monaco: "Voglio riportare al Massimino il pubblico che festeggiò il ritorno in A del Catania, soltanto allora me ne andrò"

Giovanni Lo Faro
Si prende la scena, come d'abitudine. Nei due tempi della conferenza-stampa di stamattina (co-sponsor e abbonamenti, i temi), protagonista è sempre lui, Pietro Lo Monaco, amministratore delegato di quel Catania che aveva lasciato in Serie A e che ha ritrovato, invece, in Lega Pro. E con un carico di problemi non indifferente. "Sappiamo tutti che la situazione è delicata, come sappiamo che non ci potrà essere rilancio senza risanamento. Eppure qualcosa mi fa pensare che, se remeremo nella stessa direzione, ce la faremo".
Nonostante il carico di problemi, nonostante il -7 di partenza, retaggio di un passato da dimenticare. "Il caso-Castro lo conoscete. Il Catania ha pagato al Racing la prima tranche della somma concordata, ma non il resto. E il Racing ha adito la FIFA per avere giustizia. Risultato? Catania obbligato a pagare e, in più, a scontare una penalizzazione di sei punti. Che unita alla precedente (ritardo nel pagamento degli stipendi) lo obbligherà a partire, appunto, da -7. Speranze? Ci sono, chiederemo al Tas, sulla base dell'intesa raggiunta con il club argentino, di annullare la penalizzazione ma, per il momento, la sentenza è passata in giudicato e dobbiamo ipotizzare un'altra partenza ad handicap".
 Lo Monaco non nega d'aver ispirato la foto che campeggia sulla sfondo della sala congressi del Village: il Massimino che ribolle d'entusiamo il giorno della sfida con l'Albinoleffe che dopo un quarto di secolo restituì la Serie A al Catania, un pugno teso ("ci sono le cinque componenti, ed insieme generano una forza incredibile") e la parola Amiamola, con tre A maiuscole, un segnale ai tifosi che amano la maglia.
Ecco, i tifosi. Non tutti concordi, non tutti disposti ad aperture di credito. "Eppure - dice il direttore- io ho fiducia. Hanno sofferto, è vero, come pure voi avete sofferto. Se siete tornati voi, se state tornando voi, se i partner (riferimento a Ecogruppo e Bacco) non si sono allontanati, sono sicuro che torneranno anche i tifosi e non mancheranno di difendere la maglia che amano".
Nella stagione in cui, peraltro, il Catania festeggerá il suo settantesimo anno di vita. "Il 24 settembre sará una giornata speciale, contiamo di arricchirla di contenuti adeguati all'evento".


giovedì 7 luglio 2016

Annuncio-choc alla presentazione dello staff tecnico: il Catania rischia il -7!

Giovanni Lo Faro
Se hai l'abitudine di parlare chiaro, nessuna reticenza è possibile. Neanche su questioni spinose come quella della penalizzazione (-6) per il caso-Castro. Pietro Lo Monaco sa di gelare la sala congressi del Village che accoglie i giornalisti nel giorno della presentazione dello staff tecnico e del nuovo sponsor. "Sì, è vero, la sanzione c'è ed è esecutiva. E rappresenta un problema. Ho provato, al mio arrivo, a risolvere il problema (ovvero la pendenza con il Racing Avellaneda che reclamava una rata del prezzo del cartellino del Pata, ndr), raggiungendo anche un'intesa con la società, ma questo non è bastato ad interrompere il procedimento: la sanzione della Fifa è arrivata puntuale (il -6 si aggiunge al -1 inflitto in precedenza: le cifre precedute da segni concordi in algebra si sommano!, ndr), il che significa che, a meno di fatti nuovi, dovremo scontare una robusta penalizzazione". Fatti nuovi? Lo Monaco, che non è tipo da arrendersi facilmente, preannuncia il ricorso al Tas. "Con la speranza - aggiunge - che le nostre ragioni vengano comprese". Altrimenti, sarà inevitabile un'altra partenza ad handicap. "Siamo consapevoli che non ci attende una stagione facile - dichiara - ma siamo pronti a fare gruppo, a batterci al meglio delle nostre possibilità". E del gruppo (se preferite, lo staff tecnico) che avrà il compito di forgiare sul campo il nuovo Catania declama, soprattutto, le doti caratteriali. "Abbiamo scelto uomini disposti a sposare le idee e il modo di essere del Catania, il senso di appartenenza è per noi un valore assoluto". Ed eccoli, tutti gli uomini del direttore, sulla passerella: dal tecnico Pino Rigoli ("lo staff è stato costruito per competenze e valori umani": perfetta, nelle sue parole, la sintonia  con Lo Monaco) al "secondo" Vincenzo Milazzo (ultima esperienza in Portogallo con Galderisi) e al collaboratore tecnico Alessandro Russo, dal preparatore atletico Nastasi (trascorsi al Trapani con Boscaglia e in Albania) a Marco Onorati, storico preparatore dei portieri. Spazio, pure, per Colombino, addetto alla riabilitazione, e per Passanisi, nuovo team manager. Presentati anche i quadri sanitari con i dottori Licciardello, Scudero, Riso e Bonaccorso, il massaggiatore Libra e i massofisioterapisti Calì e Cutroneo. Presentati, nel corso dell'incontro, pure i contenuti dell'accordo con la DomusBet, nuovo Main Sponsor del Catania: l'azienda, guidata dal presidente Francesco Di Paola, ha scelto di legarsi al club rossazzurro e di supportarne il progetto di rilancio per i prossimi quattro anni. Mercato: in arrivo Zibert (all'Akragas andranno Rossetti, Di Grazia e Sessa), a giorni la lista dei convocati per il ritiro di Pietralunga.
Lo staff tecnico del nuovo Catania

giovedì 16 giugno 2016

Lo Monaco: "Non devo santificare nessuno, il mio compito è aiutare il Catania a tornare a vivere"

Giovanni Lo Faro
 Dalle parole ai fatti. Tempi  (poco più di una settimana) e scelte, ancorché prevedibili, collimano con il Lo Monaco-pensiero, Uomini noti e fidati, quelli ai quali il neo amministratore delegato del Catania ha deciso di demandare ambiti di attività estremamente significativi. Come Cristian Argurio, un passaggio in rossazzurro ai tempi di Gasparin e trascorsi ad Udine e Messina con lo stesso Lo Monaco,, come Alessandro Failla, chiamato a rivitalizzare il settore giovanile ("c'erano dodici squadre, ne ho trovate tre...") e come, soprattutto, Mario Marino, braccio destro del "direttore" all'Acireale e al Catania della prima gestione-Pulvirenti.
Pietro Lo Monaco presenta Argurio, Marino e Failla, nuova triade tecnica del Catania che attende il nuovo allenatore
L'occasione è servita a Lo Monaco per rendere ufficiale o quasi il primo movimento in entrata del nuovo Catania: si tratta del ritorno di Marco Biagianti, a scadenza con il Livorno. "Manca soltanto la firma, ma è una formalità: sarà il nostro capitano".  Ma ha trovato spunto, il direttore, per replicare alla presa di posizione di un gruppo organizzato di tifosi che aveva eccepito su alcuni contenuti del suo discorso di insediamento. "Io al centro di tutti e di tutto metto il Catania. Ho detto che per quello che era stato fatto avrei incenerito tutti, ma so anche che a volte pure i condannati a morte (testuale, ndr), scontata la pena, ritornano ad una vita normale.  Il Catania, allora, al centro di tutti e di tutto, e il Catania calcio è un malato che ha rischiato, sta rischiando di morire, ma che si vuole riprendere, ritrovando forza e vigore: i partiti presi non servono,  io non devo santificare nessuno,  sono venuto al capezzale del Catania per aiutarlo a tornare a vivere. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, l'amore per il Catania deve sempre prevalere!".
 Per il Catania del futuro, che attende di conoscere il nome del suo nuovo allenatore, due scadenze importanti: il 24 giugno, termine entro il quale dovranno essere saldate tre delle quattro mensilità di stipendio di cui la società è debitrice e il 30 giugno, entro il quale dovrà essere perfezionata l'iscrizione al nuovo torneo di Lega Pro, Se tutto andrà bene, squadra in attività dal 15 luglio. 

giovedì 9 giugno 2016

Pietro Lo Monaco: "Il Catania per me è come un figlio, farò di tutto per riportarlo in alto"

Giovanni Lo Faro
Il ritorno sulla scena dopo poco più di quattro anni dall'addio è proprio come te l'aspetti. Pietro Lo Monaco trova subito il modo per riprendere il discorso bruscamente interrotto: "Dov'eravamo rimasti?". La sala congressi del Village ha un fremito, ma prima che possa rispondere alla domanda, trova servita la risposta: "In Serie A, eravamo in Serie A. Ed è in Serie A che dobbiamo tornare, poco importa se tra due o quattro anni . Il Catania deve ritrovare la posizione che gli spetta, la Lega Pro è poca cosa". Ripartiamo. Lo slogan non è nuovo, ma fa effetto, ugualmente. "Ripartiamo dalla Lega Pro e da una situazione che non è certo bellissima. Ho visto le carte, in questi giorni, diciamo che la situazione finanziaria del Catania è al limite.Sulla società, sulla bella realtà che era il Catania in A, è come se fosse passato uno tsunami", Percepisce la perplessità, se non proprio la paura. "I rovesci possono succedere, e se possiamo, dobbiamo rammaricarci per quello che è successo al Catania negli ultimi anni, non per questo dobbiamo rinunciare a lottare per recuperare le posizioni perdute". Se ne sono fatti, di errori. Lo Monaco, sotto questo aspetto, non fa sconti a nessuno: "Il primo a riconoscerli è stato il presidente, un uomo che per me era stato più che un amico, un fratello, Ma anche io mi prendo la mia parte. Se quattro anni fa anziché farmi vincere dalla collera, fossi rimasto al mio posto, tutti questi sconquassi non sarebbero sicuramente successi".
Pietro Lo Monaco, amministratore delegato del Catania, nel corso delle conferenza stampa di questo pomeriggio 
Le ragioni dell'addio? C'è chi prova a stuzzicarlo, ma senza successo: "Non le ho rivelate allora, non le rivelo adesso. Ci siamo ritrovati, con Pulvirenti, è bastato che ci guardassimo in faccia per riprendere il filo di un discorso bruscamente interrotto. Ci lega lo stesso amore per il Catania, il fatto che il presidente (lo chiamerà sempre così, Lo Monaco) abbia deciso di rilanciare, dimostra quale amore abbia per questa società, per questa squadra". Strada difficile, lastricata di ostacoli, ma le idee ci sono e, sul piano finanziario, c'è pure l'impegno di Finaria. "C'è un gruppo di esperti già impegnato ad elaborare un piano finanziario, in due mesi la situazione dovrebbe essere più chiara a tutti. Il mercato? Signori, siamo in Lega Pro e in Lega Pro il mercato si fa con i prestiti, si fa contattando i giocatori a scadenza. L'obiettivo è quello di mettere su una squadra in grado di primeggiare, nella categoria, e di soddisfare le attese dei tifosi. Le risposte? Non mancheranno, conosco bene la gente di Catania", Poi, le prime linee d'azione: "Da qui a una settimana conoscerete il nuovo direttore sportivo, il nuovo responsabile dell'area tecnica, il nuovo responsabile del settore giovanile". E, ovviamente, il nuovo allenatore, il nuovo nocchiere di un Catania che vuole tornare in alto...