martedì 14 febbraio 2017

Petrone, nuovo allenatore del Catania, accetta la sfida: "Squadra di qualità, dovrò dare il massimo"

Giovanni Lo Faro
Tocca a Mario Petrone, ex Bassano e Ascoli (in B, grazie alle retrocessioni a tavolino di Teramo e Catania), l’arduo compito di rilanciare la formazione etnea nella corsa ai play off. Che restano sempre alla portata, nonostante l’incredibile battuta d’arresto di Agrigento che è costata la panchina a Pino Rigoli, E’ durata un’ora e passa, la conferenza di presentazione del nuovo tecnico rossazzurro al quale nel primo pomeriggio è stata consegnata la squadra.
“Ogni esonero è doloroso – così Lo Monaco, in conferenza stampa – e lo è particolarmente nel caso di Rigoli, considerato che mai avrei pensato di potere fare ricorso ad un provvedimento del genere nei suoi confronti. Perché l’ho fatto, allora? Per togliere alibi alla squadra…”.
Chiarendo subito, a scanso di equivoci: “Ho provato a spiegarmi cosa possa essere successo, come sia stato possibile che una squadra, apprezzata ed applaudita dopo il bel successo sul Matera capolista, e che all’Esseneto era stata capace, in avvio, di costringere in retroguardia l’avversario colpendolo al primo assalto, subito dopo il vantaggio sia precipitata nel nulla, perdendo una partita che avrebbe potuto e dovuto vincere e mutilando l’’entusiasmo della gente. Black out totale, certo, ma probabilmente la distanza troppo ravvicinata tra i due eventi avrà prodotto effetti devastanti sul piano motivazionale…”.
Già, le motivazioni. Mario Petrone su quest’aspetto, oltre che sull’esigenza, inderogabile, che la squadra acquisisca nel più breve tempo possibile una mentalità adeguata al compito che è chiamata a svolgere, si è intrattenuto più volte, più di quanto abbia avuto modo di fare su uomini e schemi. Ecco come ha risposto a chi, partendo dalle otto vittorie in campo esterno ottenute dall’Ascoli in campo nel corso della sua gestione, chiedeva di sapere come si vince in trasferta. “Nessuna ricetta, serve lavorare sull’atteggiamento, sulla mentalità, sulle motivazioni e lavorare, nel quotidiano, con la massima intensità in modo da trarre il massimo profitto dalle qualità delle quali si sia in possesso”.
Mental coach? Nessuno si è spinto a pensare a Gigi De Canio, nell’occasione del suo approdo a Catania, ma non c’è stato chi non abbia fatto caso ad un richiamo martellante ad atteggiamento e mentalità, elementi fondamentali, a giudizio di Petrone per ottenere i risultati. “Non ho l’abitudine a fare calcoli, io gioco sempre per vincere, anche se poi, è  naturale, ci sono partite e partite…”.

Che tipo di Catania sarà il Catania di Petrone? Il tecnico ha battuto il tasto sul fattore-qualità, elemento di cui la squadra che gli è stata appena affidata può, a suo giudizio, sicuramente disporre. “Con gli uomini che si ritrova a centrocampo e in attacco, non ci sono moduli che il Catania non possa interpretare, c’è tanta qualità nel gruppo che, comunque, dovrà trovare gli automatismi per cambiare passo in campo esterno, il mio impegno sarà quello di sfruttare al meglio le potenzialità del gruppo”. Il campionato e la classifica, infine. “La vera sorpresa è il Francavilla che si è insediato nell’area di vertice dove stanziano Lecce e Foggia, Matera e Juve Stabia che stanno rispettando il pronostico. Il Catania paga la penalizzazione, ma ha un organico importante”. Quindi…

sabato 11 febbraio 2017

RIGOLI: "L'AKRAGAS COME FOSSE IL MATERA: DOBBIAMO DARE IL MASSIMO E SUBITO

Giovanni Lo Faro

Sereno. E sincero. Così, se gli chiedi se e fino a qual punto se sia soddisfatto per i risultati fin qui ottenuti dal suo Catania, non esita a riconoscere che la squadra, pur se non ha mai regalato niente a nessuno, “ha l’obbligo di fare di più perché in ritardo rispetto a quello che si era prefissa di fare”. Come dire che il Catania non può più permettersi battute a vuoto, sia che affronti le grandi (tutte vittorie con Juve Stabia, Lecce e Matera al Massimino e con il Cosenza in trasferta) sia che si trovi a confrontarsi con avversari più modesti in termini di potenzialità e di ambizioni. “In alcune occasioni abbiamo fatto sicuramente meno di quanto avremmo potuto, ma oggi abbiamo preso consapevolezza dei nostri mezzi che sono sicuramente importanti e abbiamo l’obbligo di fare di più”, A partire dal derby di domani pomeriggio con l’Akragas, l’unica formazione, peraltro, alla quale sia riuscito, nella stagione, di violare il Massimino. “Da qui alla fine saranno tutte finali, le motivazioni non possono mancarci, a prescindere dagli avversari che, di volta in volta, saremo chiamati ad affrontare”. Ai suoi chiede insomma risposte adeguate in termini di determinazione oltre che di gioco. “Sono consapevole che possiamo ancora crescere, che possiamo migliorare sul piano del fraseggio, soprattutto, le qualità, sotto questo aspetto, non ci fanno certo difetto. La partita di Agrigento? Io ho grande rispetto per il popolo e della società akragantini, dei quali serbo un grande ricordo, ma adesso alleno il Catania e devo fare bene con il Catania. La partita non v’è dubbio nasconda parecchie insidie ma siamo pronti ad affrontarla, consapevoli di potere e dovere dare il massimo”.


lunedì 6 febbraio 2017

RIGOLI ALLA VIGILIA DI CATANIA- MATERA: "DOVREMO GIOCARE DA SQUADRA

Giovanni Lo Faro

Auteri torna al Massimino dove la stagione scorsa il suo Benevento, che avrebbe poi vinto il campionato, passò a vele spiegate. Auteri, adesso, guida il Matera, capolista virtuale del girone C di Lega Pro (il Foggia ha giocato una partita in più), e magari vorrà ripetersi, non fosse altro per trarne buoni auspici per il futuro della stagione. E Pino Rigoli? Il suo passaggio di questo pomeriggio in sala stampa non è stato diverso dai precedenti. Calmo e pacato, il tecnico rossazzurro non ha avuto difficoltà ad ammettere che nella gara d’andata il Catania ebbe i suoi problemi a tenere a bada i lucani. “L’accusa di difensivismo? Nel calcio ci sono tanti modi per vincere una partita. Ma in quell’occasione se il Matera non vinse, non fu certo per il difensivismo del Catania quanto per i tanti errori sottorete dei suoi attaccanti”. Demerito loro, insomma. E domani? “Giocare da squadra, questo – dice il tecnico rossazzurro – ho chiesto ai miei giocatori, non mancano di tenere in considerazione la forza dell’avversario. Fare la partita? Adattarsi sulle loro posizioni? Dipenderà dai momenti. Sappiamo delle caratteristiche del Matera, delle sue qualità tecniche, della tendenza a spingere sugli esterni, a dare la maggiore ampiezza possibile alla sua azione, dovremo essere bravi a togliergli spazi”. Uomini in campo. Di Cecco non ce la fa, Baldanzeddu è disponibile e potrebbe giocare (“più gioca – così Rigoli – più prende condizione), Pozzebon e Tavares? “Sono compatibili, non è detto però che giochino entrambi fin dall’inizio”. Dal tecnico, comunque, nessuna anticipazione sull’undici che scenderà in campo domani sera in una partita che, a giudizio di qualcuno, potrebbe rappresentare il trampolino di lancio per un Catania che prova a fare i play off partendo dalla migliore posizione possibile. “Non esistono trampolini di lancio in questo campionato che rimane equilibrato e combattuto come pochi altri in passato. Una cosa è certa: possiamo competere con tutti”. 

domenica 5 febbraio 2017

Eccellenza: tra Acireale e Palazzolo vince ... la paura di perdere

Giovanni Lo Faro

 Tra Acireale e Palazzolo vince ...la paura di perdere. Finisce 0-0 al Tupparello (bel pubblico, come da tempo non si vedeva) e davvero non sai chi ci abbia rimesso di più. Un tempo (o quasi) per i granata (diciamo fino a quando Fabio Arena ha tenuto il campo) e un tempo (la ripresa) per i gialloverdi di Pippo Strano, vicinissimi, in due occasioni al gol (bravo Ferla a ribattere in angolo una conclusione dalla distanza di Filicetti prima che un'inzuccata di Guirado pizzicasse la traversa) tra il 10' e il 20' della seconda frazione di gioco.
Chi ci ha rimesso di più, allora? L’impressione è che, alla fine, il risultato abbia appagato entrambe le antagoniste anche se, francamente, dall’Acireale, che giocava in casa e che aveva l’obbligo di tenere il passo del Sant’Agata per mantenere il primato, ci si attendeva un pochino di più, specie nella ripresa, nel corso della quale Contino e compagni si sono visti di rado dalle parti di Aglianò (un colpo di testa poco convinto del capitano e un tentativo di Luca Strano, imbeccato da Biondo a due passi dalla linea di porta).
Va ricordato, comunque, che la prima occasione della partita è passata sul sinistro di Concialdi, che ha trovato la coordinazione ma non la mira (palla sopra la traversa, da posizione piuttosto favorevole), e che, alla distanza, il Palazzolo, pur prevalendo nel possesso-palla, è parso più attento a gestire il tempo che scorreva che a cercare con convinzione di far breccia nello schieramento avversario, riveduto e corretto, peraltro, strada facendo da Anastasi (prima Lo Nigro su Arena, poi D’Agosta su Piyuka con Concialdi sacrificato sulla linea di mezzo, pendant di Cocimano).

Zero a zero, alla fine: i giochi restano apertissimi, e la stessa caduta fragorosa in casa della capolista Sant’Agata di uno stanchissimo Milazzo non può minimamente essere intesa in termini di eliminazione di una protagonista da quella che rimane una lotta a cinque per un posto in D. In ogni caso, sarà proprio l’Acireale a verificare domenica prossima se e fino a qual punto la formazione mamertina  sia disposta a mollare la presa: io personalmente non ci credo.

domenica 29 gennaio 2017

Marchese, Tavares, Russotto: il Catania riparte!

Giovanni Lo Faro


Marchese, dopo appena 5’ (inzuccata su pennellata d’angolo di un vivacissimo Di Grazia), quindi, alla mezz’ora, Tavares, puntuale all’appuntamento con il gol al suo esordio al Massimino. Due gol che sono bastati a prendere le distanze dalla Reggina. Alla quale, per la verità, non sono mancate le occasioni per riaprire l’incontro, sull’uno a zero, la prima (traversa di De Francesco), e a 7’ dalla fine, la seconda (gol dello stesso De Francesco, il migliore in campo), prima che il Catania ribadisse le distanze con Russotto  imbeccato deliziosamente da Scoppa e bravo a trafiggere Sala in uscita.
Ma se il risultato è tutto negli episodi appena elencati, la partita è vissuta d’altro, grazie all’impegno e alla buona qualità delle due formazioni in campo. Bella a vedersi, la Reggina, il fraseggio dei suoi centrocampisti (benissimo il già citato De Francesco, ma pure Botta e Knudsen hanno fatto la loro parte), i movimenti senza palla degli esterni, il gran dispendio di energia di Coralli (una traversa e un assist, per l’esperto attaccante), hanno suscitato parecchi consensi: lavorando sui tanti giovani che si trova in organico, Karel Zeman, figlio d’arte, non dovrebbe mancare, alla lunga, di raccogliere frutti adeguati, pur in un campionato complicato come la Lega Pro.
Il Catania non è dispiaciuto. Certo, Rigoli dovrà ancora faticare per assemblare al meglio una squadra che è stata riveduta e corretta nel corso di questa sessione di mercato ancora aperta e che qualcos’altro di importante dovrebbe da qui a poco mettergli a disposizione, magari un altro attaccante (Pozzebon del Messina?) e quel Ciccio Lodi che, se il suo ritorno si concretasse davvero, eleverebbe di molto il tasso tecnico di un centrocampo nel quale comunque, questo pomeriggio, il brasiliano Scoppa ha confermato di essere davvero giocatore di potenzialità non trascurabili in prospettiva futura.
Vittoria importante, in ogni caso, quella conquistata dai rossazzurri che, adesso, sono chiamati ad un vero e proprio esame di maturità, contro il Matera di scena al Massimino il 7 febbraio prossimo: sarà, quella contro la capolista allenata dal sicilianissimo Gaetano Auteri, la partita della svolta?

sabato 14 gennaio 2017

Giovanni Marchese torna e lancia la sfida: Catania, possiamo farcela"

Giovanni Lo Faro
Giovanni Marchese, dov’eravamo rimasti? Il ragazzo di Delia, ormai cresciutello, nel momento in cui riannoda la sua storia con quella del Catania, non può fare a meno di pensare a due date. La prima, il 12 gennaio del 2006, gliela ricorda Giovanni Finocchiaro: è quella del primo ritorno in rossazzurro, giusto in tempo per scrivere una delle pagine più belle della storia del Catania, ovvero quella del ritorno in Serie A dopo anni di peregrinazioni nelle categorie minori (e con sconfinamento financo nell’Eccellenza, nel 1993!).
La seconda, 12 gennaio 2017, è appena trascorsa e riguarda la firma apposta sul contratto che lo legherà al club al 2020, quando verosimilmente la sua carriera sarà arrivata al capolinea. Tra le due date, se ci fate caso, pagine di gloria (le annate della Serie A) e di sofferenza (dalla retrocessione al mancato ritorno in B, al tonfo in Lega Pro) per il Catania.
Giovanni Marchese l’emozione fa fatica a dominarla, la sua è stata scelta di ragione (“giocare a Catania in Lega Pro vale più che fare la B in società senza grandi ambizioni” non mancherà di ricordargli, di lì a poco, Pietro Lo Monaco) e di cuore. “Sono qui da mesi e in questi mesi ho avuto modo di giocare al fianco di ragazzi straordinari: adesso sono pronto a  dare loro una mano, a lottare insieme a loro per la B”.
L’arrivo di Marchese comporterà per Rigoli la rivisitazione di moduli e schemi e, probabilmente, porterà all'accantonamento di quel 4-3-3 che il Catania ha sempre avuto nel suo DNA. Sarà, allora, 5-3-2? Giovannino, che il 5-3-2 ha sperimentato con Maran in quella che è stata la migliore stagione del Catania in Serie A (ottavo posto e accesso alla Coppa Italia da posizione di privilegio),non sembra avere dubbi. “Sarà il tecnico a decidere, io credo comunque che il Catania abbia uomini e mezzi per votarsi a questo modulo di gioco. Sotto questo aspetto, l’esperienza di Genoa è stata significativa, ma sono convinto che anche qui si possa fare bene, questo modulo si adatta bene ai giocatori che Rigoli ha a disposizione…”.

Poi, a prendersi la scena è Pietro Lo Monaco, arrivato in ritardo (a fare gli onori di casa, in avvio, il presidente Franco, puntualissimo, peraltro, a sottolineare i buoni risultati conseguiti ultimamente da Finaria:”Tutti i settori hanno fatto registrare ottimi risultati e questo ci fa sperare bene: se fino al maggio scorso vendere il Catania poteva rappresentare una necessità, adesso non è più così, la situazione è parecchio cambiata, senza dire che non mancano margini di miglioramento ulteriore”) ma loquace abbastanza e ben disposto, pure, a delineare le linee d’azione del mercato rossazzurro. “Arriveranno due giocatori, l’intesa c’è, mancano solo le firme, qualcuno è partito, qualche altro partirà (Bastrini, per il quale c’è l’intesa con la Cremonese, forse Paolucci e Calil, ndr). Lodi? Non ha ancora fatto la risoluzione con l'Udinese. Sia come sia, il Catania che verrà fuori da questi movimenti sarà una squadra completa, in grado di giocarsi al meglio il campionato: l’obiettivo è quello di arrivare ai play off”.


giovedì 5 gennaio 2017

Catania, parte Piscitella: arriva Saraniti?

Giovanni Lo Faro
Le partenze, poi gli arrivi. Secondo previsioni, il Catania sul mercato. Primo passo, la cessione dell'attaccante Giammario Piscitella (a darne notizia nel pomeriggio un comunicato ufficiale della società) che così continuerà la stagione nelle file del Prato, formazione sempre di Lega Pro. Stesso destino dell'attaccante ex romanista dovrebbero avere Caetano Calil (si parla del Padova come possibile sistemazione) e Michele Paolucci al quale, stando ad alcune voci, farebbe da tempo la corte la Fidelis Andria. 
A meno di sorprese (qualche dubbio rimane per l'attaccante ex Juventus e Siena che avrebbe espresso il desiderio di restare in rossazzurro), le tre partenze avranno come effetto il mutamento pressoché radicale del profilo della prima linea, dove occorreranno non meno di tre innesti (e semprechè rimangano in forza Di Grazia, Barisic e Anastasi) per incrementarne cifra e tasso di competitività.
Saraniti, centravanti della Vibonese
 I nomi? Ne circolano parecchi, com'è normale in questa fase iniziale del mercato, ma della girandola i più credibili rimangono quelli di Andrea Saraniti, ex rossazzuro, in forza attualmente alla Vibonese (lo ricordiamo pure a all'Acireale nelle cui file non ebbe però modo di farsi apprezzare per un grave infortunio che lo tolse di mezzo proprio in avvio di stagione) e del trapanese Ferretti (inseguito a quanto pare dal Feralpi Salò), giocatori, l'uno e l'altro, che hanno fame e voglia di fare bene, requisiti che piacciono parecchio a Pietro Lo Monaco.
Quanto a difesa e centrocampo stravolgimenti non dovrebbero essercene, a meno che non si voglia tentare di incrementare le risorse di reparti che hanno sofferto più del previsto assenze per squalifica (vedi quelle di Gil e Bergamelli  in terza linea) o per infortunio (ed è il caso di Fornito e Biagianti a centrocampo). Marchese e Lodi? L'impressione che né l'uno né l'altro torneranno a rivestire il rossazzurro, più facile ipotizzare che l'attenzione di Lo Monaco si posi su un elemento di categoria, tra quelli che più si sono distinti nella prima fase della stagione. Vedremo.