Orgoglio,
volontà. E cuore, quanto cuore! A quest’Acireale indomito, che cade e si
rialza, si può perfino perdonare quel pizzico (un pizzico?) di follia che spesso
e volentieri l’ha accompagnato nel corso di questa sua splendida stagione e che
probabilmente l’accompagnerà fino al sipario. Qualità (follia compresa: sì, in
certe situazioni, la follia può anche trovare un’accezione positiva) che gli
hanno fatto via via ritrovare la sua gente, la gente che ama i suoi colori e la
maglia granata sente come una seconda pelle.
domenica 10 marzo 2019
ACIREALE, IL CUORE BATTE FORTE: PARI IN RIMONTA SULLA TURRIS
domenica 3 marzo 2019
CATANIA, SOLTANTO UN PARI CON IL POTENZA MA PIACE LO SPIRITO BATTAGLIERO DEGLI UOMINI DI NOVELLINO
Meno semplice del previsto. Piuttosto complicato, anzi. Perché il Potenza conferma di valere, e non poco. Il Catania, che deve smaltire le scorie della sconfitta di Viterbo, poco manca faccia le spese, anzi, della buona vena dei lucani di Peppe Raffaele. Che giocano un buon calcio, e un tempo e passa irretiscono l’undici da poco affidato a Walter Novellino. Rischiano, pure, in avvio su qualche rapida fiondata sulla catena Carriero-Manneh, ma il rigore fallito da Lodi (ma quando mai a mezz’altezza le conclusioni dal dischetto di Ciccio) dà loro fiato nella stessa misura in cui fa precipitare nella sfiducia la formazione di casa.
Novellino annusa il rischio, e rivolta come un calzino la squadra: Angiulli, che era il pendant di Manneh a sinistra, resta negli spogliatoi, tocca a Di Piazza il compito non facile di dare ossigeno al Catania e alimento alla sua voglia risalita.
Di Piazza, quindi, poi Marotta (su un Curiale volenteroso ma ingenuo, ahilui, anche nel farsi beccare in una plateale quanto inutile battibecco con il suo avversario diretto: cartellino giallo e, visto che era in diffida, sfida di Catanzaro che salta), il Catania cresce in tono oltre che in convinzione nella stessa misura in cui si attenua la baldanza dell’undici di Raffaele.
Finisce uno a uno, ma gli applausi arrivano lo stesso, e non soltanto per Novellino: rinasce la fiducia? In vista di Catanzaro e della partitissima con la Juve Stabia c’è proprio da augurarselo…
mercoledì 27 febbraio 2019
WALTER NOVELLINO, UN SERGENTE DI FERRO PER IL CATANIA
Non fu esaltante, il primo approdo di Novellino in maglia rossazzurra, in quel Catania - era la stagione ‘86-‘87 - che il compianto Bruno Pace, subentrato in corsa a Gennaro Rambone, non riuscì a salvare dalla retrocessione nonostante un orgoglioso rush finale. Giocò 16 partite, Novellino, senza infamia e senza lode: nessun gol (in quella stagione il goleador principe del Catania fu l’acese Orazio Sorbello), l’estro e il fiuto non erano più quelli che ne avevano fatto un protagonista di tutto riguardo nel mondo del calcio.
Dunque, Walter Novellino ritrova il Catania in Serie C, dove di fatto lo aveva lasciato al termine di una stagione non proprio felice, e in quella categoria dalla quale sarebbe partita la sua carriera di tecnico che tante soddisfazioni gli avrebbe poi regalato. Coincidenze? Può darsi, quello che è certo la parabola di Novellino appare singolare. Come singolare fu l’esordio sulla panchina del Perugia di Gaucci, nella stagione ‘92-‘93. Chiamato a sostituire Adriano Buffoni dopo quindici giornate di campionato, il tecnico irpino guidò la squadra con mano sicura chiudendo al terzo posto, fianco a fianco all’Acireale di Beppe Papadopulo, e con la prospettiva di giocarsi la B nello spareggio con i granata.
Ma il sogno dell’esordiente tecnico perugino di impreziosire con un trionfo la sua freschissima carriera di allenatore si infranse proprio alla vigilia della partenza per Foggia: infastidito dal fatto che Gaucci gli avesse affiancato il più esperto Castagner, facendone quasi un supervisor della panchina in vista della sfida che valeva una stagione, Novellino entrò in rotta di collisione con il presidente e si ritrovò fuori dalla sfida.
Esonero o meno, sulla panchina biancorossa allo Zaccheria sedette Castagner e fu Castagner a firmare la vittoria—promozione, con una doppietta di Traini (per i granata segnò Dario Di Dio) ed a regalare la B al Grifone perugino. Conquista effimera: la Giustizia sportiva ribalterà il risultato maturato sul campo, penalizzando il Perugia per illecito (il caso-Senzacqua, l’arbitro della sfida tra Siracusa e Perugia, accusato di essere in relazione d’affari con Gaucci per via di un cavallo...) e promuovendo l’Acireale. Privato della possibilità di bagnare con un trionfo la sua prima panchina, Novellino, carattere forte e grinta da vendere oltre che qualità innegabili, non ci avrebbe però messo molto a ritornare in sella firmando, già la stagione successiva, la sua prima promozione (dalla C2 alla C1 alla guida del Gualdo), la prima di una lunga serie.
Walter Novellino un pizzico di emozione deve provarlo, ma parte spedito, parlando svelto e senza fronzoli. “Non ho esitato un attimo, ho accettato la proposta del direttore senza tenere conto della categoria, il Catania è una squadra ben costruita e che può contare sul supporto di una struttura da Serie A. Ovvio che società e città meritano ben altro che la Serie C e noi dovremo fare di tutto per soddisfarne le attese. Ci sono dieci partite da giocare, dieci finali di …Coppa Italia da vincere. Cosa non ha funzionato fin qui? La squadra ha giocatori importanti come Biagianti e Lodi, attaccanti come Marotta e Curiale che hanno fatto sempre gol e esterni davvero bravi. Probabilmente avrà accusato un calo di tensione, sono convinto che bisognerà recuperare soprattutto sul piano mentale, trovando la cattiveria giusta “.
domenica 17 febbraio 2019
BIAGIANTI-LODI, LA VECCHIA GUARDIA TIENE SU IL CATANIA
Ma davvero c'è d'aver paura della Paganese? Di sicuro, la domanda se la sarà posta il Massimino semivuoto di questo pomeriggio, dopo il rapido vantaggio di Capece (punizione alla ...Lodi con Pisseri immobile e palla nel sette ad appena cinque minuti dal via) subito annullato peraltro da una scudisciata di Marco Biagianti, capitano e cuore battente di un Catania di nuovo alla ricerca di un profilo e di un assetto stabili. Paura della Paganese? Via, non esageriamo, con tutto il rispetto per la giovane formazione di De Sanzo, che ha tenuto testa al più titolato avversario per quasi un'ora e che si è arresa alla fine grazie ad un'invenzione di Ciccio Lodi, una perla, nel giorno in cui la stella del regista etneo non è parsa particolarmente brillante, non v'è dubbio ci sia uno scarto significativo tra le due formazioni, in termini di cifra, di potenziale tecnico, per intenderci.
Da salvare cosa, dei novanta minuti di questo pomeriggio? Il risultato, intanto. L'ottava vittoria consecutiva sul terreno di casa, ancorché sulla squadra fanalino di cosa, consente di rosicchiare due punti alla capolista e di non perdere ulteriore terreno rispetto alle antagoniste (il Trapani giocherà domani a Rieti). Quanto alla prestazione, non v'è dubbio che proprio brillante non è stata, sia nel primo che nel secondo tempo: troppe pause, e troppi errori, sotto rete particolarmente. Epperò qualcosa di buono s'è apprezzato, lungo la catena di destra (bravissimo Calapai, e bravo pure Manneh, trascinatori l'uno e l'altro), sulla fascia di mezzo (bene Biagianti, non male Angiulli, sotto i suoi standard abituali Lodi, che ha firmato però il gol che ha deciso la partita) e in difesa, che resta tra le meno battute dei campionati professionistici. Continua, invece, a non convincere l'attacco, in Marotta, in Curiale, in ritardo l'uno e l'altro su alcuni palloni fatti piovere in area dagli esterni, e nello stesso Di Piazza, una manciata di minuti in campo, giusto il tempo per fallire una colossale occasione per chiudere la partita.
lunedì 4 febbraio 2019
MANFRELLOTTI-GOL E L'ACIREALE VOLA
Giovanni Lo Faro
Da rapace dell'area di rigore, Manfrellotti coglie al volo l'occasione offertagli da Madonia: due passi avanti, gli artigli sulla palla, scodellata in rete in meno che non si dica.
Alzare l'asticella? L'entusiasmo del momento è bene non faccia dimenticare con quali problemi, e di quale entità, la società granata, con il prezioso supporto dell'Associazione Noi Siamo Acireale, si sia dovuta confrontare in avvio di stagione e con quale problemi sia ancora costretta a fare i conti: l'obiettivo era e rimane la difesa della categoria, presupposto indispensabile perché il club di via Kennedy realizzi l'obiettivo, sotteso ma neanche tanto, di un rilancio non effimero del calcio acese.
lunedì 28 gennaio 2019
CATANIA, PUNTI E ...FISCHI
Di Piazza trova
la zampata giusta, il suo primo gol regala tre punti al Catania e gli consente
di non perdere ulteriore terreno dalla capolista Juve Stabia. Che, la sua parte,
non brilla più di tanto ma mette sotto la Paganese, nel più classico dei
testa-coda. Non rallenta la marcia l’undici di Fabio Caserta, numeri da
capogiro per l’undici dell’ex fantasista rossazzurro (16 vittorie, 5 pareggi,
nessuna sconfitta, appena 9 gol al passivo e la soddisfazione, non trascurabile,
di vedere Paponi leader della classifica dei marcatori sia pure con l’ausilio
di quattro rigori).
Tiene le distanze il Catania, e prova a restare in qualche
modo nella scia, quanto pronto a sfruttare un eventuale rallentamento delle “vespe”
è ancora da vedere. Sotto questo aspetto, dai novanta minuti del Massimino,
seppure suggellati dal successo, non scaturiscono indicazioni granché
confortanti. Poco da dire sul piano dell’impegno, della determinazione, della
rabbia, anche, quando è toccato di arginare le folate di un Rende niente male,
ma l’impressione che questa squadra rossazzurra fatichi a ritrovarsi rimane, e
i fischi della Nord, alla fine, l’hanno impietosamente sottolineato.
E se è
vero che, in termini di opportunità, siano stati gli uomini di Andrea Sottil a
prevalere (cinque occasioni da gol nei due tempi, compresa quella sfruttata da
Di Piazza che è valsa il successo, a fronte del pallonetto di Zivkov che s’è
stampata sulla traversa con Pisseri battuto), sul piano del gioco a fare le
cose migliori è stato ancora una volta il dirimpettaio di turno, come già era
successo nella sfida di fine anno con il Monopoli.
Cosa manca, allora, al
Catania? Cosa gli impedisce di aprile le ali? Le ali, appunto, ovvero una
coppia di esterni in grado di garantire ampiezza alla manovra, tipi alla
Russotto per intenderci, giocatori rapidi, svelti, abili nell’uno contro uno,
capaci di creare superiorità numerica e …sollevare l’entusiasmo in tribuna,
quello che, se ricordate, riuscìva bene proprio al tanto discusso Russotto. Ieri, Sottil, in
avvio, ha provato, sulla catena di destra, Calapai-Manneh e, sulla fascia opposta,
Baraye-Di Piazza: un caso che il gol di Di Piazza sia scaturito da un affondo
efficace del compagno di …linea e dal calcio piazzato che ha poi consentito a
Ciccio Lodi di “dialogare” con Aya (ieri tra i migliori) facendone la torre per
la successiva zampata dell’ex leccese?
| Lodi e Aya, l'intesa per l'assist vincente |
Certo, il gol il Catania avrebbe potuto
trovarlo in altre occasioni, ma fuori da un disegno tattico ben definito (la
botta dalla distanza di Carriero in avvio e di Manneh in finale di primo tempo,
la stessa conclusione di Biagianti neutralizzata in volo da Savelloni e quella
rapida ripartenza non finalizzatq da Curiale, faccia a faccia con il portiere
ospite, nella ripresa).
| Di Piazza-gol: festa sotto la Sud |
Prospettive? Se Sarno è ancora il giocatore che un paio
di stagioni addietro trascinò il Foggia in Serie B buona parte dei suoi
problemi il Catania potrebbe risolverli, a patto che, appunto, la crescita sia
globale e valorizzi al meglio le risorse di cui la squadra già dispone sulla
fascia di mezzo (Lodi è ancora parente lontano dell’uomo-squadra di un tempo) e
di quelle che Pietro Lo Monaco, dopo aver incassato il no di Palumbo, dovesse riuscire ad assicurarsi in queste ultime
ore di mercato.
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