martedì 9 marzo 2021

L’ACIREALE METTE I SOGNI NEL CASSETTO

Il gol decisivo di Addessi






Giovanni Lo Faro


Sogni? Castelli in aria? Comunque sia, il risveglio è amaro. Più che mai. Sconfitto dall’Acr Messina, l’Acireale si ritrova fuori dalla lotta per la promozione, in piena crisi tecnica e, quello che più preoccupa,  sull’orlo di una crisi societaria suscettibile di qualsiasi sviluppo. L’analisi del delicatissimo momento della formazione granata non può però prescindere da una retrospettiva delle vicende che ne hanno segnato il cammino, dalla ripresa del campionato, dopo l’interruzione imposta dall’emergenza sanitaria, e dalla concomitante riapertura del mercato. 


Retrospettiva di una crisi

“Non è facile lavorare in questo momento - mi disse, e disse a La voce dell’Jonio, il diesse Chiavaro poco prima che la Serie D riaccendesse i motori - la sospensione del campionato è giunta nel momento meno opportuno ovvero nella fase in cui la squadra, dopo la sconfitta incassata a Messina nella quarta giornata, sembrava avesse recuperato slancio...”. “La ripresa - aggiunse - è un’incognita per tutti, noi abbiamo lavorato bene, contiamo di riprendere il discorso dal punto in cui si è interrotto. Il nostro è un buon organico, ed é pure ben assortito. L’attacco? Cinque attaccanti non sono pochi, in più hanno caratteristiche complementari.  Sparacello? Qualcuno lo ha messo in discussione, ma il ragazzo è prezioso per gli sviluppi del nostro gioco, lo abbiamo preso a ragione veduta”. “Noi siamo al completo - concluse con riferimento allora imminente riapertura del mercato - ciò non toglie che, se si prospettasse la possibilità di rafforzare la squadra, non ci tireremmo indietro...”. 


Ipse dixit, ma i fatti...

Ipse dixit, presto smentito dai fatti. Ancora prima che il campionato riprendesse, e nell’’imminenza della sfida casalinga con il Licata,  Bucolo e Bertolo, tasselli preziosi dell’intelaiatura tecnico-tattica della squadra affidata a Pagana, salutarono la compagnia, per ragioni che non sono state mai spiegate. Primo segnale di disimpegno? L’Acireale battè il Licata, e subito dopo superò di slancio la più insidiosa delle trasferte, travolgendo la Cittanovese di Piero Infantino. Acireale leader, entusiasmo a mille, ma la crisi era alle porte. L’infortunio di Ott Vale, recuperato in fretta e furia per compensare la partenza di Bucolo, privava Pagana di uno dei giocatori di maggior talento dei quali la squadra disponesse sulla fascia di mezzo,  la mancanza pressoché assoluta di alternative nel reparto faceva il resto: pochi giorni dopo, l’Acireale cadeva per la seconda volta in casa della Gelbison. 


Tourbillon di mercato

Sul mercato la società entrava con vigore, provando a compensare con Viscomi e Cozza le defezioni di Bertolo e Bucolo, ma il buon numero dei movimenti, un vero e proprio  tourbillon (Tumminelli, De Pace, Russo, Mbaba, Celentano, Pozzebon...) non faceva da catalizzatore ad un processo di crescita, tutt’altro. E se la squadra in casa riusciva a tenere il passo delle grandi (vittorie importanti con Santa Maria del Cilento, Fc Messina e Troina), in campo esterno affioravano pericolosi limiti di personalità oltre che tecnici: dopo Castrovillari (ultima impennata in trasferta) una serie incredibile di sconfitte:  a Paternò come a Trapani, a San Luca come a Rende e a Sant’Agata di Militello, sconfitte copia-incolla, specie le ultime quattro, effetto di inaccettabili ingenuità difensive. Passaggi, tutti, che incrinavano la fiducia dell’ambiente e creavano un abisso tra società e, soprattutto, gruppi organizzati della tifoseria. 


Leoni in casa ma fuori...

Il resto è storia recente: leader tra le mura di casa (fino ovviamente all’ultima sfida con l’Acr Messina), fragile, fragilissimo, l ‘Acireale, fuori le mura. E dopo Rende (il solito 1-0 al passivo, con gol subito negli ultimi minuti), se non bastasse  lo scontro (malgestito sia da Ali, finalmente venuto allo scoperto, sia da Fasone) tra società e tifosi. Pagana, accantonato “su richiesta dei tifosi”, guida da ...lontano la squadra al successo con il Troina (in campo il suo vice, Padalina), poi, dopo i tre squilli granata sul malcapitato undici di Mascara, torna in panchina (altro grave errore) giusto in tempo per assistere al crack di Sant’Agata di Militello, farsi da parte ed essere sostituito da De Sanzo (esordio con sconfitta, la prima in casa, per l’ex allenatore della Paganese). 


Esigenza di chiarezza: i sogni sono svaniti ma l’Acireale non può finire...

E adesso? Gianluca Cannavò, vicepresidente dell’Associazione Noi Siamo Acireale, chiede chiarezza alla società che domani, ritrovando la voce dopo un lungo ed incomprensibile silenzio, proverà a spiegare alla stampa i motivi per i quali i sogni di grandezza dell’Acireale sono così miseramente svaniti. Parlerà Fasone, nella doppia veste di direttore generale e tifoso dell’Acireale. Ascoltiamolo ma fissiamo i paletti: niente “de profundis”, il cuore granata di Acireale non lo merita!









 

 

lunedì 1 marzo 2021

CRISI ACIREALE CALCIO, INTERVIENE IL PRESIDENTE ONORARIO DEL CLUB GIANLUCA CANNAVO'

 Giovanni Lo Faro

Sul delicato momento dell'Acireale Calcio interviene, con una lettera aperta alla città, Gianluca Cannavò, presidente onorario del club granata e vice presidente dell'Associazione Noi Siamo Acireale:

ACIREALE CALCIO, LETTERA APERTA ALLA CITTA’

"Nel mio ruolo di ideatore, promotore e garante del progetto che, nel 2018, ha salvato il calcio ad Acireale, con la costituzione di un apposito comitato, caricandomi sulle spalle un pesantissimo fardello, nonché da presidente onorario emerito dell'Acireale Calcio e vicepresidente del consiglio direttivo dell'associazione "Noi siamo Acireale", non posso fare a meno di intervenire dopo le ultime notizie apparse su giornali, TV e social.

Nel dicembre 2018, dopo aver salvato il titolo di serie D e cto una nuova società, ASD Città di Acireale 1946, iscritta al campionato 2018/2019, mi è stato richiesto da alcuni tifosi, con il consenso del mio "amico" DG Fasone, persona che io ho scelto ed inserito nei ruoli attuali, di mettermi da parte perché la mia presenza, considerato i ruoli politici ricoperti negli anni, bloccava l'ingresso di nuovi sponsor, ovviamente mai arrivati. Ho subito compreso che si trattava di una richiesta pretestuosa, ma comunque ho inteso compiere un passo indietro e, quindi, dimettermi.

Da quel 6 dicembre 2018, quando ho lasciato una situazione perfetta e regolare in tutto (prima nota, fatture registrate, contabilità aggiornata, affitti alloggi, fornitori e giocatori pagati), solo con alcune pendenze sportive che ci riportavamo dalla scissione della precedente società, non mi è stato più dato modo di conoscere alcunché, pensate che nemmeno ho ricevuto risposte rispetto alle mie richieste, inviate via pec, sui dati di bilancio.

Trascuro, poi, di soffermarmi su alcuni atteggiamenti puerili e ineducati che ho dovuto subire.

Sul piano strettamente formale, è stata disattesa più volte la convenzione sottoscritta il 5 luglio 2018, attraverso la quale dovrebbero essere disciplinati i rapporti tra associazione e società, perché di fatto il controllore non può essere la stessa persona del controllato.

Ho cercato in varie circostanze di porre l'attenzione su questa singolare ed irregolare situazione, ma mi è stato impedito con una serie di atteggiamenti volti a prendere tempo.

Non avendo l'intenzione di creare scompiglio nell'ambiente sportivo, sono rimasto alla finestra ad assistere agli eventi, limitandomi a fare il semplice tifoso con tanto di abbonamento ogni anno, ma mi sono imposto quando si è trattato di salvaguardare il tesoretto creato dalle quote dei primi ed UNICI soci (ormai ex, a termine di statuto), depositato nell’agenzia del Credito Valtellinese di piazza Duomo, che consente di garantire la fideiussione per l'iscrizione al campionato.

Non ho avuto mai la necessità di striscioni o applausi, ma ciò che ho fatto è solo perché mi stanno a cuore le sorti della squadra della mia città, quella che amo profondamente, e ritengo che le nuove generazioni abbiano il diritto di vivere le emozioni che noi abbiamo vissuto nel passato, nella consapevolezza che l’Acireale Calcio costituisca un patrimonio della città.

Ho letto il recente comunicato attraverso il quale i dirigenti della società dichiaravano di volersi disimpegnare ed erano pronti a vendere. Non vi nascondo che sono rimasto basito ed esterrefatto, in quanto la società non può essere venduta, poiché gli attuali dirigenti sono soltanto gestori, considerato che non si è dato seguito alla costituzione di una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata (Srl), per come era previsto nel programma iniziale. Ho letto di riferimenti a 35 tifosi che determinano le scelte e vorrei capire se questi siano stati convocati dalla società e se siano i rappresentanti degli stessi che hanno sottoscritto e pagato oltre 600 abbonamenti per assistere ad una sola partita e mai, che mi risulti, sono stati protagonisti di gesti violenti. Ve lo dice chi ha avuto il privilegio di essere stato sia ultras che presidente e conosce benissimo entrambi i ruoli.

A questo punto credo che qualcosa non stia funzionando. L'umiltà deve essere posta alla base di tutto, come ebbi già a dire nel mio comunicato precedente e dopo l'intervento in video del dott. Nando Pappalardo che ho molto apprezzato e al quale va la gratitudine di tutta la città, il quale ha rivelato retroscena inediti e sconosciuti rispetto alla gestione della società.

Occorre fare chiarezza, essere trasparenti e tornare al dialogo, al fine di rispettare le obbligazioni assunte e garantire solidità finanziaria.

La gestione economica e amministrativa, sia chiaro, è primaria rispetto ai risultati sportivi.

Ringrazio l'imprenditore Giovanni Alì per il sostegno che ci ha dato e credo che lui ad Acireale possa trovare le condizioni perfette per fare calcio, da grande appassionato qual è. Ritengo, però, che anche lui debba compiere una seria riflessione sul suo staff, perché secondo me molte cose gli vengono omesse o riferite in maniera non conforme. Troppi errori evidenti sono stati commessi, disperdendo enormi energie finanziarie e impegnando la società ad esborsi economici che non si può permettere.

I tifosi, giustamente preoccupati per quanto accaduto in passato e dai segnali negativi che arrivano rispetto alla gestione amministrativa e finanziaria della società, hanno chiesto chiarezza, perché poi è facile pensare di disimpegnarsi e lasciare morire l’Acireale Calcio.

Come ho sempre affermato, la gestione amministrativa e finanziaria di una società è primaria per poter raggiungere risultati sportivi, in quanto appare chiaro che non si può correre se non si è nemmeno in grado di camminare.

Il capitano granata Savanarola e il direttore generale Fasone

La ragione non sta mai solo da una parte e, sotto questo aspetto, spero che sussistano ancora i margini per rimettere tutti assieme: Giovanni Alì, Nando Pappalardo, Associazione e tifoseria.

Ho già inviato a Fasone una richiesta di urgente convocazione del consiglio direttivo dell’associazione “Noi siamo Acireale” e chiederò ufficialmente il rispetto della convenzione in ogni singolo punto, perché il progetto iniziale è stato snaturato e radicalmente modificato. Di tutti i passaggi saranno informati i tifosi tramite la pagina Facebook “Noi siamo Acireale associazione”, aperta al fine di tenerli costantemente aggiornati

Forza Acireale!

Dott. Gianluca Cannavò

Presidente onorario emerito Acireale Calcio e vice presidente Associazione Noi siamo Acireale"
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ACIREALE, NON ABBIANO PIÙ ...UN SOGNO



Giovanni Lo Faro

 L’Acireale ha perso a Sant’Agata di Militello la settima gara esterna della sua stagione e lo ha fatto nel modo peggiore, cedendo su tutto il fronte ad un avversario che, nella sfida, ci ha messo quanto di meglio disponesse, in termini di risorse, fisiche e mentali. La squadra di Pagana  (rieccolo in panchina, il tecnico, prima incredibilmente sacrificato ai diktat dei tifosi e poi rispedito in campo senza che se ne spiegassero le ragioni) ha sofferto sin dall’avvio il vigore agonistico di un Sant’Agata voglioso e determinato (e nemmeno tanto povero di cifra come la classifica avrebbe indotto a sospettare ) e non è riuscita se non a tratti a dare la sensazione di possedere argomenti utili al controllo e alla gestione di una gara che poteva risultare lo snodo cruciale di tutta una stagione.Trafitta al primo assalto (puntuale Cicirello, ma Ruggiero?), la formazione acese è riuscita, per la verità, a  riequilibrare quasi subito l’incontro con Pozzebon, bravo a finalizzare un’azione avviata da Rizzo lungo l’out di destra (il fantasista argentino è stato tra i pochi a salvarsi dal naufragio generale), e per un po’ ha dato pure l’impressione che potesse guadagnare campo.   Supportata però da una manovra lenta e prevedibile, l’azione dei granata non ha mai superato la fase delle buone intenzioni come dimostra il fatto che di conclusioni nello specchio non se ne sono mai viste.Ad orientare partita e risultato, il gran gol di Caruso a fine primo tempo: ottimi lo spunto e la conclusione a rete del centrocampista messinese, senza che nessuno si curasse di contrastarne l’azione, e senza che Ruggiero, nonostante il gran volo, riuscisse nel miracolo.E il miracolo, all’estremo difensore acese, non è riuscito neanche nell’occasione del terzo gol che è giunto su rigore trasformato da Cicirello e che ha di fatto chiuso la partita. Nel senso che, con un Acireale impaurito e sempre più in preda all’affanno e alla paura, non c’é voluto molto perché i ragazzi di Giampà padroneggiassero gli spazi e conducessero in porto  che li ha giustamente premiati ed esaltati.Per l’Acireale, il sogno sfuma, soltanto una concatenazione di eventi favorevoli (e un recupero di convinzione da parte di tutte le sue componenti, proprietà in primis) potrebbe riproporlo in questa stagione in prospettiva promozione. Con buona pace dei proclami di mezza estate che sono alla base della forte delusione del momento (e sotto questo aspetto non si possono non condividere le parole dell’imprenditore Nando Pappalardo, main sponsor del club granata).  Dubbi e interrogativi, alla fine. E uno su tutti: cos’è successo nella fase d’avvio del mercato quando s’è deciso di ridisegnare il progetto tecnico-tattico della squadra privandola di due degli elementi (Bertolo e Bucolo) sui quali era stato incardinato? 



giovedì 25 febbraio 2021

L'ACIREALE VINCE MA IL FUTURO RESTA NEBULOSO

Giovanni Lo Faro

 Tre a zero al Troina, l’Acireale tiene il passo delle antagoniste (tutte vittoriose, dai due Messina a Gelbison e Licata, quest’ultima sempre più intraprendente) e, proprio nel momento più delicato della stagione, fa capire, a quanti non l’avessero bene inteso, di volere restare nel gioco fino alla fine. Non che il Troina fosse ostacolo insuperabile, l’avversario più insidioso l’Acireale avrebbe potuto trovarlo in se stesso, nel temuto contraccolpo che le tensioni della vigilia, fiorite su un terreno reso fertile dalla discutibile prestazione di Rende e dalla conseguente vibrante reazione dei suoi sostenitori, avrebbero potuto provocare nella squadra, costretta peraltro a battersi senza Peppe Pagana (esonerato, accantonato, sacrificato alla piazza non s’è ben capito) in panchina. 

  Prova autorevole 
Il gol di Souare
Ed invece, superato un certo disorientamento iniziale, e non senza aver rischiato un tantino di prenderle da un avversario che ben fiutava l’occasione, la formazione granata è venuta fuori con grande autorevolezza (gol di Talla Souare e rigore di Rizzo), esprimendo, alla distanza, il potenziale di cui le si fa credito e che in molte occasioni, in campo esterno soprattutto, molte volte è rimasto inespresso. Brivido dagliundici metri Partita giocata novanta minuti novanta, senza pause, con apprezzabile intensità e con giocate di fino alle quali il Troina di Mascara (che può contare, si badi, su buone individualità, Ficarotta e l’ex marsalese Balistreri, tra queste) non ha trovato significativi argomenti da contrapporre. Sì, gli ennesi, sotto di due gol a fine primo tempo, l’occasione di rientrare in partita l’hanno avuta, ma il “cucchiaio” di Ficarotta su calcio di rigore s’è spento sulla traversa della porta del giovane Ruggiero, graziando l’estremo difensore acese. 

Il rigore di Rizzo
L'esultanza di Buffa
  Buffa, rientro e gol
Su quest’episodio la partita si è praticamente conclusa, il terzo gol dell’Acireale, firmato dal bravissimo, e promettente, Buffa, lesto a ribadire in rete una conclusione di De Felice respinta dal palo, ha suggellato nel modo migliore la bella prova dell’undici di casa: classifica che non muta, le distanze restano immutate, e segnale importante in prospettiva.                                                          
  
  Fuori dal campo, guerra di comunicati
Sempreché, s’intende, si ricomponga 
la frattura tra società e tifoseria organizzata. Al momento, le distanze restano abissali, la battaglia a suon di comunicati stampa (della società, delle Curve Jacopo Polimeni e Simone Mangano )che ha fatto seguito al faccia a faccia di martedì pomeriggio, sembra aver scavato, tra le parti, un solco tanto profondo da non fare apparire facile il tentativo posto in essere da Gianluca Cannavò, ex presidente granata e attuale vicepresidente dell’Associazione Noi Siamo Acireale, di ricomporre la “vertenza”. 

  L'iniziativa di Cannavò
Cannavò, nel suo comunicato, dopo aver puntualizzato che tra “Associazione e società esiste una convenzione, con precise caratteristiche, stipulata il 5 luglio del 2018”, invita le parti “a compiere una serena riflessione” considerato che, a suo giudizio, “non è ipotizzabile un disimpegno alcuno, posto che la stagione deve essere onorata e la società salvaguardata”. Chiaro riferimento, questo, all’intento manifestato dall’attuale dirigenza del club di disimpegnarsi dalla gestione e di creare le condizioni per la cessione della società in un comunicato che, tra l’altro, non poche perplessità ha suscitato e che ai più è parso, specie nella parte finale (“si comunica che domani in panchina non siederà Giuseppe Pagana per espressa richiesta da parte dei gruppi organizzati…”: ma come si fa?), espressione della tensione e dell’emotività del momento…

giovedì 18 febbraio 2021

ACIREALE, VITTORIA COPIA-INCOLLA: FC MESSINA BATTUTO CON GOL DI RIZZO E BUFFA

GIOVANNI LO FARO


ACIREALE (4-2-3-1): Mazzini; Cannino  (56' Mbaba), Silvestri, Viscomi, D. La Vardera; Buffa, Cozza (80’ Ba); Savanarola, Rizzo (82' Mauceri), Souarè (73' Orlando); Pozzebon (90' De Felice). A disp.: Ruggiero, Tumminelli, J. Pedro, Iania, C. La Vardera. Russo, Bongiovanni. All. Pagana.

 

FC MESSINA (4-3-2-1): Marone; Aita, Fissore, D. Marchetti, Ricossa; Lodi, A. Marchetti (69' Bevis), Palma; Arena, Carbonaro; Caballero. A disp.: Monti, Strino  Casella. Da Silva, Panebianco, Cangemi, Garetto, Giuffrida, CoriaBianco  All.Criaco.

 

ARBITRO: Duzel di Castelfranco Veneto 

 

MARCATORI: 3' Arena, 60' Rizzo, 64' Buffa

 

NOTE: ammoniti Arena, Silvestri, A. Marchetti, Rizzo, Carbonaro, Buffa. Al 94' espulso D. Marchetti per fallo da ultimo uomo su De Felice.


 Copia e incolla? Di fatto, l’Acireale batte in rimonta l’ambizioso FC Messina e lo fa nello stesso modo in cui, or non è molto, aveva messo sotto i ragazzi della Polisportiva Santa Maria del Cilento. Con la non trascurabile differenza che, se il successo dei granata, maturato allora nel finale grazie ad una prodezza di capitan Savanarola

, parve non rispecchiare in pieno l’andamento della partita, il 2-1 inflitto ad un FC Messina palesemente rinunciatario dopo il lesto vantaggio dell’ex Arena esalta un Acireale che, alla determinazione rabbiosa con la quale è entrato nella gara, ha sommato, a mano a mano che i minuti scorrevano, la qualità di una manovra che Beppe Pagana in panchina ha avuto il merito di alimentare con una gestione attenta delle risorse disponibili.

 

Doccia fredda in avvio: l’ex Arena in gol

Sotto di un gol dopo appena tre minuti (bellissimi l’assist di Lodi é il morbido pallonetto di Arena che ha superato la guardia dell’ottimo Mazzini), la formazione di casa, retour dalla sconfitta di domenica scorsa a San Luca che l’aveva fatta finire nel mirino della critica, ha avuto il merito di non disunirsi e di cercare, con convinzione sempre crescente, di fare breccia nella munitissima difesa avversaria. Impresa non facile, questa, l’atteggiamento degli uomini di Leo Criaco (in panchina al posto di Pino Rigoli, impedito da problemi di salute: tecnico é vice sono stati esonerati al termine della partita) che, dopo aver rischiato su un attacco di Rizzo (bravo Marone a volare da palo a palo) e su una percussione di Pozzebon (bello lo spunto dell’attaccante romano ma fuori bersaglio la conclusione), abbassavano visibilmente le linee, intasando gli spazi e impedivano di fatto all’Acireale di sviluppare il gioco che più gli è congeniale. 

 

 

A muso duro a centrocampo

Uomini-contro sulla cerniera di metacampolotta senza esclusioni di colpi, e partita per lunghi tratti bruttina, accompagnata dalla sensazione che non sarebbe stato facile per i granata creare le condizioni per ribaltarla.  Leit-motiv che non cambiava, nella ripresa, fino a quando, almeno, Pagana non sceglieva  la carta-Mbaba, le scorribande del giovane esterno senegalese sull’out di destra davano maggiore ampiezza alla manovra della squadra e mandavano in crisi il munitissimo sistema di protezione degli spazi d’offesa messo su da Criaco.

 

Rizzo-Buffa, doppietta vincente

E, come d’incanto, la partita cambiava volto. L’Acireale prima riduceva lo svantaggio con una prodezza del fantasista argentino Nicolas Rizzo (splendida la traiettoria impresa alla palla che Marone stavolta nemmeno vedeva), quindi, quattro minuti dopo,passava a condurre grazie ad un’incornata di Simone Buffa, uno dei suoi uomini migliorigol, l’uno e l’altro, scaturiti da situazioni di palla inattiva, ma frutti visibili di quelle dinamiche  di gioco rapide ed efficaci nelle quali si specchia il calcio di Beppe Pagana.

 

Il sogno continua

Due a uno, partita in mano all’Acireale che, dopo aver  sfiorato in due occasioni il terzo gol (splendido lo slalom di Mbaba con conclusione però debole, mentre un fallaccio di D. Marchetti impediva a De Felice, lanciato a rete, di arrivare a tu per tu con l’estremo difensore giallorosso), suggellava senza affanno la più preziosa delle vittorie. Recuperato il secondo posto in classifica, i granata riprendono la marcia di avvicinamento alla vetta: il sogno continua.

giovedì 28 gennaio 2021

L’ ACIREALE RIPRENDE LA CORSA

Giovanni Lo Faro

Ritorna in sella, l’Acireale, e riassapora il gusto della vittoria in campo esterno che gli mancava da troppo tempo, da quella splendida cavalcata di Cittanova, per intenderci, che aveva innescato la crisi della formazione allora allenata da Pietro Infantino. La Calabria sorride ancora agli uomini di Pagana, in un momento delicatissimo della stagione, e, soprattutto, dopo due risultati – il pareggio casalingo con il Rotonda e la sconfitta nel derby di Paternò – che avevano indotto qualcuno a mettere in dubbio la fondatezza delle ambizioni di primato rese manifeste dalla società ancor prima che la stagione avesse inizio.
Il difensore centrale Viscomi

 Non v’è dubbio, certo, che qualche difficoltà la squadra l’abbia incontrata dal momento in cui è stata costretta a rivedere il progetto tecnico iniziale con la rinuncia a due elementi di buona cifra quali Bertolo e Bucolo. E non v’è dubbio, pure, che dalle defezioni appena ricordate siano scaturiti i principali problemi della formazione di Pagana, accentuati, subito dopo, dagli infortuni di Orlando e Ott Vale e, in ultimo, dallo stop imposto a Buffa e ad altri quattro validissimi under che hanno obbligato la società a chiedere il rinvio di due gare (con Castrovillari, appunto, e FC Messina) e ad intervenire sul mercato con gli ingaggi di Viscomi (e s’è visto, oggi a Castrovillari, di quanto la squadra possa giovarsi del  gigante ex Varese e Foggia), Senè e Cozza che hanno fatto seguito a quelli di Tumminelli e De Pace). 

Riveduto il progetto, l’Acireale, che, pure, a Paternò non era dispiaciuto e dove soltanto un colossale pateracchio difensivo l’aveva costretto ad arrendersi ad un avversario tutt’altro che irresistibile, ha ripreso a marciare superando al Mimmo Rende il Castrovillari, ovvero un avversario di caratura non disprezzabile oltre che animato da propositi di riscatto dopo la sconfitta interna con il Gelbison.

Buona la prova dei granata che, nonostante l’handicap iniziale dell’infortunio a Ott Vale che li ha privati dell’unico elemento in grado di dettare i tempi della manovra (per l’ex lentinese Cozza soltanto uno scampolo di partita nel finale), sono riusciti a tenere con autorevolezza il campo passando in vantaggio con il difensore-goleador Orlando e raddoppiando con Cannino in avvio di ripresa.

A nulla è valsa la rabbiosa reazione della formazione locale che è riuscita soltanto a dimezzare lo svantaggio con una rete dell’ex gelese Bonanno, l’undici di Pagana ha continuato a tenere saldamente in pugno la partita e a condurre in porto un risultato che lo rilancia nella rincorsa al primo posto in atto occupato dall’Acr Messina: con una partita da recuperare (anche se l’avversario sarà l’altra formazione messinese, allenata da Pino Rigoli, da poco rafforzata dagli innesti di Lodi e Ripa, ex Catania, l’uno e l’altro), l’Acireale, che attende il ritorno del bomber De Felice e, magari, qualche altro innesto di qualità in organico, rimane in piena corsa per il primato.

lunedì 13 gennaio 2020

L'ACIREALE TORNA A VOLARE


Giovanni Lo Faro

Oltre il risultato, la prestazione. Sia pure limitata ad un tempo, il secondo, nel quale, scrollatosi di dosso ansie e preoccupazione, l’Acireale di Beppe Pagana, che era già tornato a vincere a Palmi, ha ritrovato se stesso. Double face, la prova dei granata, impacciati in avvio e quasi irretiti dal Messina (dopo il rigore di Crucitti, che ha indispettito non poco il pubblico del Tupparello, hanno rischiato in un paio di occasioni di subire il raddoppio), si sono ritrovati alla distanza, agguantando gli ospiti poco prima del riposo (bravissimo Arena, gioiellino di scuola Catania, ad inventarsi uno slalom fino a ridosso della linea di fondo e a servire l’assist giusto a Savanarola), superandoli, e sovrastandoli, addirittura, sul piano del gioco (bravissimi Ba e Arena, ma, alla distanza è stata la squadra a crescere, ritrovato l’identità di gioco che le è abituale e che oggi le vale un terzo posto virtuale in classifica, nella scia di Palermo e Savoia) e del punteggio con l’uno-due di De Felice (bravino davvero, questo ragazzo, ora che è riuscito a ritrovare il giusto equilibrio) e Cannino,
Il Messina? Bello a vedersi nel primo tempo, quando Lavrendi, un ragazzo da seguire con attenzione, e Crucitti ne hanno sostenuto il gioco, quanto spento e inconcludente nel secondo come Karel Zeman ha onestamente riconosciuto nel dopo partita, Punti che pesano per i granata, obbligati comunque, da qui alla fine, a tenere alta la concentrazione: la cima è lontana, ma rimane impregiudicata la possibilità di mettere l’impronta su una stagione importante...   


lunedì 9 dicembre 2019

CATANIA, PUNTI CHE PESANO MA PER VOLARE SERVE BEN ALTRO

Giovanni Lo Faro

 Niente cori (ieri non c’era proprio chi potesse lanciarli) e niente lodi (nulla a che vedere con il numero 10 rossazzurro in campo peraltro una manciata di minuti) per il Catania. Che vince, è vero, ma non senza affanno, ci vogliono impegno (c’è stato, giusto riconoscerlo) e quel pizzico di buona sorte che adesso pare l’accompagni per spegnere le speranze del Rende, uscito sconfitto dal Massimino e sempre più solo in fondo alla classifica.
 Seconda vittoria di fila per gli uomini di Lucarelli che, per girare la boa ad una quota più consona ad ambizioni ed aspettative, devono provare adesso a far l’en plein tra Pagani (mercoledì il recupero) e Teramo: ne avranno i mezzi? Visto in campo contro i biancorossi calabri, il Catania non è che abbia incantato. Una ventina di minuti giocati a buon ritmo e impreziositi dal gol di Biondi (il secondo di fila per il ragazzo catanese), poi l’involuzione che nemmeno Lucarelli s’aspettava se nel dopo partita non ha mancato di bacchettare i suoi. Sì, l’impegno, sì la volontà, sì pure le gambe, se vogliamo: ma le idee?
 L’inserimento di Barisic in avanti (fuori Biondi nel riposo, il perché nessuno l’ha spiegato) e la rimodulazione tattica che ne è derivata non hanno portato frutti in termini di rapidità di fraseggio e di efficacia di azione, il taccuino ha registrato soltanto una iniziativa di Di Piazza, rintuzzata dal portiere ospite, e una conclusione fuori misura di Rizzo (con Biagianti tra i migliori, peraltro, a giudizio di chi scrive), il tutto in un secondo tempo nel quale le cose migliori le ha proposte il Rende, compresa quella botta di Nossa che, superata la guardia di Furlan, è stata ribattuta dalla traversa.
 Conclusione: i punti pesano, ma molto dovrà ancora crescere il Catania se vorrà, alla distanza, riconsiderare certe prospettive. E, si badi, senza prescindere da corposi interventi di mercato...

domenica 24 novembre 2019

CATANIA, SOLTANTO UN PUNTO NEL DESERTO DEL MASSIMINO


Giovanni Lo Faro
Uno a uno nel deserto. Catania e Casertana evitano di farsi male, in una partita che sarà ricordata per essere stata la prima, nella storia, ad essersi giocata a porte chiuse al Massimino. Atmosfera surreale, due squadre niente più che volenteroso, di buon calcio soltanto qualche scampolo. Per il Catania, ormai aduso ad un cammino lastricato di ostacoli e, adesso, decisamente in salita, un punto che muove la classifica, ben altro che l’ìmpennata che ci si auspicava, magari soltanto nell'ambito di una prestazione bella e convincente, per usare le parole pronunciata da Lucarelli alla vigilia.
Perché bello e convincente il Catania non lo è stato se non nella fase iniziale dell’incontro, quand’è parso attaccare con convinzione gli spazi, fraseggiando svelto e trovando persino la profondità, sulle iniziative di Rizzo e Dall’Oglio (non male, in avvio, l’uno e l’altro) e di  Biondi e Catania, quest’ultimo di certo il più vivace, il più convinto. Niente applausi, perché sulle tribune ad applaudire non c’era nessuno, ma i consensi degli addetti ai lavori (pubblico di soli giornalisti o quasi, oggi al Massimino, non mancavano, poco importa se né Curiale né Catania riuscivano ad inquadrare lo specchio di Crispino, se le conclusioni a rete erano piuttosto sporadiche, e mai pericolose. 
La Casertana, dalla sua parte, faceva anche meno. Buona la dotazione tecnica della formazione di Ginestra, specie a centrocampo (Laribi e D’Angelo, il capitano) e in avanti, ma giocate solo d’attesa. Fino al gol di Caldore, arrivato a sorpresa, a nove minuti dal riposo: la solita palla inattiva da sinistra, il solito movimento sbagliato (Biagianti, stavolta), l’inutile sforbiciata di Curiale difensore improvvisato e assist-man involontario per l’accorrente Caldore: 0-1 a fine primo tempo e partita tutta in salita per il Catania. 
Che aveva però il merito di non smarrirsi e di trovare, in avvio di ripresa, il pari, finalizzando con Curiale un’azione di gioco pressoché sovrapponibile a quella che aveva portato in vantaggio la Casertana: punizione dalla sinistra, Crispino ribatteva il primo tentativo di Mazzarani ma  doveva arrendersi alla zampata di Curiale. Poi, girandola di sostituzioni. Lucarelli passava a quattro dietro, con Calapai e Di Molfetta su Biagianti e Biondi e restituiva respiro alla manovra della squadra che andava vicinissima al raddoppio su una bella iniziativa di Lele Catania il cui sinistro di prima intenzione sorvolava di poco l’incrocio dei pali della porta ospite. Dieci minuti dopo, spazio a Lodi e Barisic, senza che la squadra riuscisse a ricavarne la spinta per il battito d’ali decisivo. 
Zero a zero, prova apprezzabile sul piano della volontà, dell’impegno e della determinazione ma, dall’analisi dei novanta minuti esce rafforzata la convinzione che di ben altro abbia bisogno il Catania per risalire la china: gennaio si avvicina, ma da qui al mercato occorrerà fare di tutto per tenere quanto meno le posizioni, presupposto perché ad un’eventuale rivoluzione tecnica non venga a mancare la base di lancio…

sabato 23 novembre 2019

LUCARELLI ALLA VIGILIA DI CATANIA-CASERTANA: " VORREI CHE I MIEI GIOCATORI SI REGALASSERO UNA GIORNATA BELLA, CON UNA VITTORIA CHE NON LASCI PUNTI INTERROGATIVI"

Giovanni Lo Faro

Casertana in arrivo, organico dimezzato (tra squalifiche e infortuni, in sei saranno fuori gioco domani) e Massimino deserto. Lucarelli, alla vigilia della sfida con i rossoblù campani, non può fare a meno di puntualizzare. Muovendo, scanso di equivoci, da una premessa plausibile. 
“Non ho mai oscurato la verità né ho mai nascosto i problemi. Io lavoro nello spogliatoio e lavoro molto sulla testa dei giocatori, delle situazioni che non dipendono da noi ci limitiamo a prendere atto. Le variabili in un incontro di calcio sono tante, noi dobbiamo svolgere il nostro compito nel miglior modo possibile a prescindere dalle variabili. Nessun alibi, perciò, porte chiuse o no, tanto per dirne una, sono sempre dell’idea che bisogna fare di necessità virtù e vorrei tanto che anche i miei giocatori la pensassero così.
Nel dettaglio tecnico, un’ipotesi (Rizzo-Dall’Oglio sulla fascia di mezzo sin dall’inizio) che trova conferma e una certezza (rientri a breve, non ne sono previsti).
“Giocare a specchio con la Casertana? Abbiamo giocatori abbastanza duttili, vediamo come si disporranno loro, possiamo cambiare in corsa senza la necessità di ricorrere a sostituzioni. Il recupero di Curiale? Davis ha fatto una bella prodezza nel derby con la Leonzio, ha scelto la maniera più bella per dare un segnale e mi auguro che la prodezza di mercoledì gli restituisca fiducia”.
“La Casertana – aggiunge - è squadra forte, allenata bene, ci precede di un punto, ha intelaiatura importante e giovani carichi di entusiasmo. Ha messo in difficoltà tutti. Vorrei che i ragazzi si regalassero una giornata bella, con una prestazione bella e con i tre punti, al di là dei limiti e delle problematiche, non siamo squadra da undicesimo dodicesimo posto. Vorrei si regalassero una giornata importante, che non lasci nella scia punti interrogativi: il Catania è in grado di battere la Casertana e non solo la Casertana”. 
Gli chiedono del match di Coppa con il Potenza, a metà della settimana prossima e del tentativo, vano, di ottenere un rinvio. “Ci tengo a chiarire che non ho mai detto che, per noi, la Coppa Italia ha priorità su campionato. Forse non sono stato chiaro. Forse fatico a farmi capire. Ho detto che avremmo voluto gestire la Coppa Italia come il campionato. Il mancato rinvio della partita di Potenza? Non mi aspettavo disponibilità alcuna, conosco bene il mondo del calcio. A Potenza andremo a giocare la nostra partita”. 
Sul tema-mercato, l’ultimo intervento del tecnico livornese.
“Il ritorno di Manneh? Troppo presto per parlarne, manca ancora tanto al mercato, oggi ci serve soprattutto capire in quanti tra i giocatori in organico abbiano i requisiti caratteriali, morali e tecnici per partecipare al nostro progetto…”.



domenica 3 novembre 2019

Savanarola-Rizzo, l'Acireale prima brilla poi soffre ma torna a vincere

Giovanni Lo Faro
Uno-due di Savanarola e Rizzo e l'Acireale s’illude di avere chiuso subito la pratica-Cittanovese, formazione calabra piuttosto ostica, scesa al Tupparello carica di determinazione, obbligata com'era a fare risultato da una posizione di classifica non propriamente rassicurante. E' un Acireale in grande smalto quello che impatta sulla partita e su un avversario che nei primi quarantacinque minuti poco o nulla si fa vedere dalle parti di Pitarresi (botta di Cianci dalla distanza, a risultato già sbloccato).
Savanarola, al rientro da un fastidioso infortunio, non brilla come ai tempi migliori, ma il guizzo vincente lo trova al secondo giro di lancette e al secondo angolo di fila battuto da Rizzo: pronta la testolina di chi amano chiamare GS7 e palla nel sacco. Sul vantaggio-lampo, l'Acireale trova l'ordito di una tela pregiata, gioca un gran calcio mezz'ora e passa. Eleganza, rapidità ed efficacia di palleggio si coniugano con le prodezze dei singoli, l'argentino Rizzo e il giovane Arena una spanna sopra gli altri.
Acireale da fare spellare le mani, la tifoseria granata si infiamma e pregusta una vittoria, nei meriti e nel punteggio, come da tempo non capitava (Coppa a parte, l'ultimo successo dell'Acireale in campionato risaliva alla gara con il San Tommaso, vinta peraltro all'ultimo assalto, seguita dall’i di Roccella), nemmeno immaginando la piega che avrebbe preso la gara nella seconda frazione di gioco.

 Le ragioni? La forza dell’avversario, che non si specchia in una classifica sicuramente bugiarda, e le numerose defezioni (Raucci. Tuninetti, Diop, De Felice…) che di fatto limitano le scelte di Giuseppe Pagana. E se ci metti la prestazione non proprio impeccabile di Barcio, elemento fondamentale nello scacchiere si Pagana dacché Tuninetti è out, e qualche decisione poco convincente del lucchese Tesi, capisci come l’undici di casa entri via via  in sofferenza, e finisca, in dirittura d’arrivo,  quasi nell’angolo, sulle pressanti iniziative giallorosse. E quando Mazzone, ex di turno con Aloia, dopo un miracolo di Pitarresi, centra il bersaglio e riapre la partita, affiora, in campo e sugli spalti, la paura. Che svanisce al 97’, dopo sette interminabili minuti di recupero.
 E la scena finale è degna del calcio di altri tempi, con i giocatori ospiti stremati sul terreno (bellissimo, finalmente) del Tupparello e quelli in maglia granata a far mucchio, prima di concedersi agli applausi dei quasi duemila che li hanno accompagnati e sostenuti dalle tribune: l’Acireale riparte e già inquadra nel mirino l’avversario prossimo venturo, quel Biancavilla, matricola impertinente del torneo, primo ostacolo da superare in direzione, intanto, del secondo posto sul quale ha appena messo le mani il Troina…

lunedì 28 ottobre 2019

CATANIA,SPIRAGLI DI LUCE, NONOSTANTE IL PARI

Giovanni Lo Faro 
Catania che non vince - l’ultima impennata, si fa per dire, con il Picerno, gol di Mazzarani in avvio di ripresa - ma che, stavolta, ci mette impegno e determinazione più di quanto gli fosse riuscito di dimostrare nei passaggi negativi che sapete (ci metterei, anche, i novanta minuti con i lucani di Mimmo Giacomarro) e che, alla fine, sono costati la panchina a Camplone. Catania che ancora non vince, questo di Lucarelli, ma che, nella difficile sfida con il predestinato Bari,  riesce se non altro a dare impressione di compattezza.
 Catania che ancora non vince ma che a tratti piace per l’animo battagliero che trapela da quei generosi tentativi di assalto al bunker pugliese e che, seppure non continui e non sempre lucidi, e non premiati dal gol che sarebbe servito da spartiacque in questo momento buio della stagione, gli avrebbero comunque permesso di bearsi di qualche applauso da un pubblico ancora in buona parte immusonito e arrabbiato per i bocconi amari che, negli ultimi tempi, è stato costretto a ingoiare.
Catania che ancora non torna a vincere ma che sembra indirizzato sulla via di un deciso recupero di consapevolezza di sè e di potenzialitá, sebbene migliorabili e, perciò, da migliorare nella prossima appendice di mercato, non si può certo dire siano state fin qui espresse appieno, a livello di singoli (Ciccio Lodi, l’esempio lampante) e di gruppo. 

A proposito di gruppo. L’idea tattica di Lucarelli, il 3-5-2, dal quale di rado il tecnico livornese si é discostato, è perfettibile, e migliorabile, nella misura in cui i due esterni saranno capaci di crescere (più Pinto che Calapai, che già marcia abbastanza spedito per la verità) rispetto alla misura che esprimono al momento e in attesa di interventi di mercato dai quali - credo ne siano convinti un po’ tutti -  non si potrà prescindere (e non soltanto nella linea arretrata che deve al momento affidarsi nientemeno che ad un generosissimo Biagianti per compensare défaillance  non soltanto di cifra), se davvero si vuole che questa squadra tenga botta ad antagoniste, Reggina in primis, che al momento sembrano maggiormente dotate rispetto all’obiettivo (il primato nel girone, che vale la B senza play off) da raggiungere.

domenica 13 ottobre 2019

IL SOLITO MAZZARANI PER BATTERE IL PICERNO MA QUANTA FATICA PER IL CATANIA!


Giovanni Lo Faro

 Più Picerno che Catania, anche se, alla fine, i tre punti vanno ai rossazzurri di Camplone che riprendono la marcia e, quel che più conta, non perdono ulteriore terreno rispetto alle formazioni con le quali sono chiamate a competere in una categoria che Giacomarro, buon protagonista in passato con il Licata di Zeman e Cerantola e oggi tecnico della matricola lucana, vede a ragione livellata verso l’alto.

 Avrete capito che non è stato un bel Catania, né tanto meno un Catania convincente, i problemi dei rossazzurri sono affiorati anche sul terreno amico del Massimino, a fronte di un avversario che non solo ha ribattuto colpo sul colpo iniziative di gioco spesso confuse e velleitarie ma che, alla distanza, è riuscito a guadagnare profondità e ampiezza, insidiando da vicino la porta di Furlan.

 Devo ammettere, insomma, che il 3-5-2 di Giacomarro, fatta eccezione per alcune discutibili ancorché efficaci soluzioni difensive (le avrete notate le grandi …muraglie umane erette a protezione della porta di Cavagnaro sulle azioni d’angolo), è piaciuto parecchio, ispirato com’è stato dalle iniziative di Kosovan e Vrdoljack, bravi ad aprire il gioco su Melli e Guerra, esterni dal passo svelto, che hanno ben sostenuto le iniziative delle due punte, Sparacello e Nappello.

 Il Catania? Non mi ha convinto granché, né a centrocampo (passato da un rimaneggiamento all'altro, con Lodi, inizialmente, tra Llama e Rizzo poi tra Welbeck e Mazzarani e, alla fine, tra Welbeck e Dall'Oglio) né in difesa, dove qualche incertezza è affiorata, e neanche esterni, di rado perentori nelle loro proposte.  Camplone le ha davvero provate tutte per dare respiro all’azione della sua squadra, inserendo Welbeck e Rossetti ancora prima dell’intervallo e richiamando in panchina, subito dopo il riposo,  Rizzo (Di Piazza in campo). Con l’ex leccese al fianco di Curiale e con Mazzarani alla sinistra di Lodi, il Catania è parso per un attimo scrollarsi di dosso le sue paure e, grazie ad un’iniziativa di Curiale sulla fascia destra, Mazzarani ha trovato il guizzo vincente con una gran botta sotto la traversa.

 Catania ritrovato? Rossetti, è vero, dalla distanza sfiorava il raddoppio centrando l’incrocio dei pali della porta lucana, ma era l’ultima fiammata di una squadra che da quel momento si limitava a guardarsi le spalle dalle iniziative del Picerno amministrando il risultato e salvando i tre punti. Che, se non altro, danno respiro alla classifica...

venerdì 27 settembre 2019

FRANCESCO CANNINO COME MIRKO CONTE: L'ACIREALE PERDE A TAVOLINO LA GARA DI MESSINA

Giovanni Lo Faro

 Venezia, 29 agosto 1993. L'Acireale di Beppe Papadopulo, neo-promosso in Serie B, esordisce al Penzo contro la formazione lagunare allenata da Pietro Maroso. Buon esordio per i granata, la partita è vivace e combattuta:Totò Tarantino su rigore replica a Walter Monaco, ma, ad un quarto d'ora dalla conclusione, un'autorete di Bonanno condanna la formazione acese alla sconfitta.
 Battuto sul campo, l'Acireale vincerà però la partita a tavolino incamerando due punti che risulteranno preziosi, se non decisivi, nell'economia del torneo: il compianto Umberto Ragonesi, segretario del club acese, conoscitore come pochi delle carte federali, non aveva mancato di notare, in distinta (la lista delle formazioni che le società consegnano al direttore di gara prima dell'inizio di ogni gara) il nome del giovanissimo Mirko Conte, ex Primavera dell'Inter, schierato in campo nonostante dovesse ancora scontare una giornata di squalifica rimediata, la stagione precedente, nell'ultima partita del torneo Primavera. Puntuale il reclamo, puntuale l'esito favorevole all'Acireale: 0-2 con provvedimento del Giudice sportivo, confermato da Disciplinare e CAF, e due punti preziosi ai granata: chiaro il dettato della norma dell'allora art. 17 del codice di Giustizia sportiva, impossibile derogare.
 A distanza di ventisei anni, la storia si ripete, a parti inverse. L'Acireale, che ha battuto la Palmese all'esordio, gioca a Messina contro l'ACR la seconda gara ufficiale del torneo di Serie D. In campo, il tecnico Pagana schiera il giovane difensore Francesco Cannino, senza far caso al fatto che il ragazzo, per una sanzione riportata in una gara del torneo juniores della stagione precedente (giocava, guarda caso, nel Città di Messina), doveva ancora scontare una giornata di squalifica. Particolare, questo, che a Messina ricordavano benissimo ma che era sfuggito ai dirigenti granata, in particolare a chi, in segreteria, ha il compito di tenere aggiornate le schede dei calciatori in organico.
 Sul campo, l'Acireale si impone 2-1 ma il ricorso del club peloritano non si fa attendere. Facendo leva sul disposto del art. 19 del nuovo Codice di Giustizia sportiva ("Qualora il calciatore nei cui confronti è stata inflitta la sanzione della squalifica abbia cambiato società, anche nel corso della stagione, o categoria di appartenenza in caso di attività del Settore per l’attività giovanile e scolastica, del campionato Primavera, Trofeo Berretti o Juniores, la squalifica viene scontata, in deroga al comma 2, per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova società o della nuova categoria di appartenenza, ferma la distinzione di cui all’art. 19, commi 4 e 6"), l'ACR Messina  ottiene, com'era peraltro facile prevedere, i tre punti a tavolino. 
 Rammarico, delusione, rabbia anche, per i tifosi acesi che, mentre la società annuncia ricorso, vedono la squadra del cuore perdere la leadership della classifica del campionato di Serie D, che condivideva con il Palermo, e scivolare al terzo posto alla vigilia della trasferta di Marsala. 



sabato 14 settembre 2019

CAMPLONE IN SALA STAMPA:ALLA VIGILIA DI CATANIA-VITERBESE: “LE VITTORIE AIUTANO A CRESCERE, LE SCONFITTE PURE. MI AUGURO CHE LA SCONFITTA DI POTENZA SIA SALUTARE PER IL CATANIA

Giovanni Lo Faro

Camplone oggi in sala stampa
"Il mio silenzio dopo Potenza? Avevo un impegno programmato, nient’altro. Mi è dispiaciuto che siano state scritte cose non vere, ho sempre avuto un buon rapporto con la stampa. Sulla partita e sul risultato, c’è poco da dire, ma non sono preoccupato. Mi sono prese le mie responsabilità. A livello tecnico e tattico non abbiamo fatto nulla rispetto a quanto programmato. La Viterbese? Avversario insidioso, mi auguro vengano a giocare al calcio, senza chiudersi a riccio. Dobbiamo dimostrare che quello di Potenza è stato un incidente di percorso, non possiamo aver dimenticato come si gioca al calcio. In questo senso sono fiducioso. Il campo darà il responso, io mi auguro che le risposte siano quelle giuste, quelle che tutti si attendono. Di Piazza-Curiale? Anche su questo aspetto sono state dette e scritte cose non vere. Ho un buon rapporto con entrambi, li considero due titolari. Ho venticinque titolari, valutato quello che mi danno nel corso della settimana, chi ha la rabbia giusta, chi morde l’erba e faccio le mie scelte nell’interesse della squadra. Rizzo? È un giocatore che considero, anche se un po’ in ritardo rispetto agli altri”. Formazione. Sarno out, Mazzarani pronto, Esposito pure, Rossetti da valutare.

giovedì 30 maggio 2019

LODI UNO E DUE, IL CATANIA RESTA IN GIOCO

Giovanni Lo Faro

Lodi uno e due. Quando non te l’aspetti, quando con la testa sei a casa e ti appresti a metabolizzare l’ultima delusione. Sotto di due gol quasi sulla dirittura d’arrivo di un incontro mal giocato, il Catania, che Sottil, in preda alla disperazione, ha rivoltato come più forse (Pecorino, perché no, in quel finale disperato?) non avrebbe potuto, trova il filo di quel discorso che gli era sfuggito di mano già al primo minuto di gioco.

 Lodi, appunto. Amato e vituperato (quante panchine, negli ultimi tempi, per uno come lui), il regista di Frattamaggiore s’inventa un gol senza forse sapere come (chi l’ha visto, quel pallone beffardo, se non nella fase finale della parabola che ha beffato Dini?) e d’un colpo riaccende la speranza. 

 Il rigore di Lodi: il Catania evita  la sconfitta
 Il Trapani, che già celebrava un trionfo peraltro meritato (gran bella squadra, quella di Italiano, con il suo calcio corale ha incantato per lunghi tratti la platea del Massimino), accusa il colpo, perde in baldanza se non in scioltezza di manovra, fino a quando, frastornato dalle folate assassine di Baraye e Manneh, incespica nell’errore di fare muro e ressa su Lodi in rotta di collisione con l’esterno sinistro di difesa a centro area.

 Robilotta punta l'indice, piaccia o no, è rigore. Lodi fa centro e va a raccogliere il tributo della folla, che per un po' si esalta, sognando il miracolo. 

 L'impresa di ribaltare il risultato però non riesce, gli ultimi minuti, recupero compreso, sono fatti di nulla: soltanto un pari per i rossazzurri davanti ad un Trapani in grande spolvero, un pari che li obbligherà a giocarsi il tutto per tutto domenica al  Provinciale: la strada per la B è tracciata, sarebbe un peccato, dopo quattro anni di delusioni e di amarezze, non percorrerla fino in fondo...










giovedì 23 maggio 2019

CATANIA AI QUARTI, MA QUANTA SOFFERENZA!

Giovanni Lo Faro

Alla fine, la differenza (passateci il termine, in una vicenda nella quale prevale il segno pari) tra Catania e Potenza è nel gol (o nei gol, visto che il palermitano è stato protagonista pure al Viviani) di Matteo Di Piazza, bravissimo, nel disperato forcing finale dei rossazzurri di Sottil, ad involarsi sul tocco di Curiale e filarsene in porta, rendendo vano il tentativo disperato dell’ex Ioime. 

Sul gol (o sui gol) dell’ex Lecce (dieci reti, e buon contributo alla causa dei salentini di Liverani, la stagione scorsa), il Catania centra l’obiettivo dell’accesso ai quarti, senza grandi meriti (l’impegno, la rabbia, la determinazione non sono mancati, serve riconoscerlo, ma il gioco ...è di là da venire: meglio, molto meglio, sotto questo aspetto, l’undici di Raffaele, non c’è stato, alla fine, chi non l’abbia riconosciuto) ma la sua storia deve ancora costruirsela, in un percorso lastricato di ostacoli non indifferenti, a cominciare da Triestina,  Piacenza, Trapani e Pisa, formazioni che non mancano, la loro parte, di qualità ed ambizioni. E dovrà costruirsela anche sul supporto di equilibri di gioco che meglio si adeguino al suo potenziale che è, e rimane, non indifferente.


Di gioco, ieri, solo qualche sprazzo, sulle iniziative di un generosissimo Biagianti, sulle folate iniziali di Sarno, sugli spunti di Lodi (Ioime e il palo a negargli il gol) subentrato nella ripresa ad un evanescente Carriero (incomprensibile la rinuncia a Bucolo, tenuto in panchina), di ben altro avrebbe bisogno il Catania nella prospettiva dei durissimi impegni che lo attendono nei 360’ che mancano alla meta: in otto sull’obiettivo della B, chi la spunterà?