La solita partita, la solita sconfitta, la terza in sette partite. Il Catania, che aveva fatto credere di essersi rimesso in sella, cade pure a Frosinone. Dici: le contrarietà della vigilia (sette giocatori indisponibili, ma, se è per questo, nemmeno la formazione di casa stava meglio) e quelle sopravvenute (gli infortuni, muscolari entrambi, di Capuano e Spolli e l'espulsione di Cani), ma chi può giurare che il Catania abbia giocato, al Matusa, la partita che avrebbe dovuto giocare una squadra che punta dichiaratamente al ritorno in Serie A?
Squadra determinata, questo sì, nel primo tempo, ma prova più muscolare che altro, nel senso che la manovra non è mai lievitata tanto e dalla supremazia territoriale (o come qualcuno ama dire dalla superiorità nel possesso palla) non sono mai scaturite, sotto rete, opportunità significative, a parte una conclusione di Castro, ribattuta dall'ex Zappino, e una bella incornata di Calaiò che ha lambito il palo sinistro della porta frusinate.
Il Frosinone? Non è che abbia fatto granché, la squadra di Stellone (una buona organizzazione di gioco, qualche individualità apprezzabile, Paganini, su tutti), ma ha avuto il merito di restarsene accorta e. comunque, in surplace, pronta a cogliere l'occasione, se si fosse presentata. Cosa che è avvenuta puntualmente, con il Catania sempre più rinunciatario e, poi, in affanno, costretto a pagare dazio agli infortuni di Capuano e Spolli, prima, e all'ingiustificabile gesto di Cani che è gli costato l'inferiorità numerica.
Il finale è stato, così, un film già visto: gol di Paganini e sconfitta. La terza.
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