domenica 3 novembre 2019

Savanarola-Rizzo, l'Acireale prima brilla poi soffre ma torna a vincere

Giovanni Lo Faro
Uno-due di Savanarola e Rizzo e l'Acireale s’illude di avere chiuso subito la pratica-Cittanovese, formazione calabra piuttosto ostica, scesa al Tupparello carica di determinazione, obbligata com'era a fare risultato da una posizione di classifica non propriamente rassicurante. E' un Acireale in grande smalto quello che impatta sulla partita e su un avversario che nei primi quarantacinque minuti poco o nulla si fa vedere dalle parti di Pitarresi (botta di Cianci dalla distanza, a risultato già sbloccato).
Savanarola, al rientro da un fastidioso infortunio, non brilla come ai tempi migliori, ma il guizzo vincente lo trova al secondo giro di lancette e al secondo angolo di fila battuto da Rizzo: pronta la testolina di chi amano chiamare GS7 e palla nel sacco. Sul vantaggio-lampo, l'Acireale trova l'ordito di una tela pregiata, gioca un gran calcio mezz'ora e passa. Eleganza, rapidità ed efficacia di palleggio si coniugano con le prodezze dei singoli, l'argentino Rizzo e il giovane Arena una spanna sopra gli altri.
Acireale da fare spellare le mani, la tifoseria granata si infiamma e pregusta una vittoria, nei meriti e nel punteggio, come da tempo non capitava (Coppa a parte, l'ultimo successo dell'Acireale in campionato risaliva alla gara con il San Tommaso, vinta peraltro all'ultimo assalto, seguita dall’i di Roccella), nemmeno immaginando la piega che avrebbe preso la gara nella seconda frazione di gioco.

 Le ragioni? La forza dell’avversario, che non si specchia in una classifica sicuramente bugiarda, e le numerose defezioni (Raucci. Tuninetti, Diop, De Felice…) che di fatto limitano le scelte di Giuseppe Pagana. E se ci metti la prestazione non proprio impeccabile di Barcio, elemento fondamentale nello scacchiere si Pagana dacché Tuninetti è out, e qualche decisione poco convincente del lucchese Tesi, capisci come l’undici di casa entri via via  in sofferenza, e finisca, in dirittura d’arrivo,  quasi nell’angolo, sulle pressanti iniziative giallorosse. E quando Mazzone, ex di turno con Aloia, dopo un miracolo di Pitarresi, centra il bersaglio e riapre la partita, affiora, in campo e sugli spalti, la paura. Che svanisce al 97’, dopo sette interminabili minuti di recupero.
 E la scena finale è degna del calcio di altri tempi, con i giocatori ospiti stremati sul terreno (bellissimo, finalmente) del Tupparello e quelli in maglia granata a far mucchio, prima di concedersi agli applausi dei quasi duemila che li hanno accompagnati e sostenuti dalle tribune: l’Acireale riparte e già inquadra nel mirino l’avversario prossimo venturo, quel Biancavilla, matricola impertinente del torneo, primo ostacolo da superare in direzione, intanto, del secondo posto sul quale ha appena messo le mani il Troina…

lunedì 28 ottobre 2019

CATANIA,SPIRAGLI DI LUCE, NONOSTANTE IL PARI

Giovanni Lo Faro 
Catania che non vince - l’ultima impennata, si fa per dire, con il Picerno, gol di Mazzarani in avvio di ripresa - ma che, stavolta, ci mette impegno e determinazione più di quanto gli fosse riuscito di dimostrare nei passaggi negativi che sapete (ci metterei, anche, i novanta minuti con i lucani di Mimmo Giacomarro) e che, alla fine, sono costati la panchina a Camplone. Catania che ancora non vince, questo di Lucarelli, ma che, nella difficile sfida con il predestinato Bari,  riesce se non altro a dare impressione di compattezza.
 Catania che ancora non vince ma che a tratti piace per l’animo battagliero che trapela da quei generosi tentativi di assalto al bunker pugliese e che, seppure non continui e non sempre lucidi, e non premiati dal gol che sarebbe servito da spartiacque in questo momento buio della stagione, gli avrebbero comunque permesso di bearsi di qualche applauso da un pubblico ancora in buona parte immusonito e arrabbiato per i bocconi amari che, negli ultimi tempi, è stato costretto a ingoiare.
Catania che ancora non torna a vincere ma che sembra indirizzato sulla via di un deciso recupero di consapevolezza di sè e di potenzialitá, sebbene migliorabili e, perciò, da migliorare nella prossima appendice di mercato, non si può certo dire siano state fin qui espresse appieno, a livello di singoli (Ciccio Lodi, l’esempio lampante) e di gruppo. 

A proposito di gruppo. L’idea tattica di Lucarelli, il 3-5-2, dal quale di rado il tecnico livornese si é discostato, è perfettibile, e migliorabile, nella misura in cui i due esterni saranno capaci di crescere (più Pinto che Calapai, che già marcia abbastanza spedito per la verità) rispetto alla misura che esprimono al momento e in attesa di interventi di mercato dai quali - credo ne siano convinti un po’ tutti -  non si potrà prescindere (e non soltanto nella linea arretrata che deve al momento affidarsi nientemeno che ad un generosissimo Biagianti per compensare défaillance  non soltanto di cifra), se davvero si vuole che questa squadra tenga botta ad antagoniste, Reggina in primis, che al momento sembrano maggiormente dotate rispetto all’obiettivo (il primato nel girone, che vale la B senza play off) da raggiungere.

domenica 13 ottobre 2019

IL SOLITO MAZZARANI PER BATTERE IL PICERNO MA QUANTA FATICA PER IL CATANIA!


Giovanni Lo Faro

 Più Picerno che Catania, anche se, alla fine, i tre punti vanno ai rossazzurri di Camplone che riprendono la marcia e, quel che più conta, non perdono ulteriore terreno rispetto alle formazioni con le quali sono chiamate a competere in una categoria che Giacomarro, buon protagonista in passato con il Licata di Zeman e Cerantola e oggi tecnico della matricola lucana, vede a ragione livellata verso l’alto.

 Avrete capito che non è stato un bel Catania, né tanto meno un Catania convincente, i problemi dei rossazzurri sono affiorati anche sul terreno amico del Massimino, a fronte di un avversario che non solo ha ribattuto colpo sul colpo iniziative di gioco spesso confuse e velleitarie ma che, alla distanza, è riuscito a guadagnare profondità e ampiezza, insidiando da vicino la porta di Furlan.

 Devo ammettere, insomma, che il 3-5-2 di Giacomarro, fatta eccezione per alcune discutibili ancorché efficaci soluzioni difensive (le avrete notate le grandi …muraglie umane erette a protezione della porta di Cavagnaro sulle azioni d’angolo), è piaciuto parecchio, ispirato com’è stato dalle iniziative di Kosovan e Vrdoljack, bravi ad aprire il gioco su Melli e Guerra, esterni dal passo svelto, che hanno ben sostenuto le iniziative delle due punte, Sparacello e Nappello.

 Il Catania? Non mi ha convinto granché, né a centrocampo (passato da un rimaneggiamento all'altro, con Lodi, inizialmente, tra Llama e Rizzo poi tra Welbeck e Mazzarani e, alla fine, tra Welbeck e Dall'Oglio) né in difesa, dove qualche incertezza è affiorata, e neanche esterni, di rado perentori nelle loro proposte.  Camplone le ha davvero provate tutte per dare respiro all’azione della sua squadra, inserendo Welbeck e Rossetti ancora prima dell’intervallo e richiamando in panchina, subito dopo il riposo,  Rizzo (Di Piazza in campo). Con l’ex leccese al fianco di Curiale e con Mazzarani alla sinistra di Lodi, il Catania è parso per un attimo scrollarsi di dosso le sue paure e, grazie ad un’iniziativa di Curiale sulla fascia destra, Mazzarani ha trovato il guizzo vincente con una gran botta sotto la traversa.

 Catania ritrovato? Rossetti, è vero, dalla distanza sfiorava il raddoppio centrando l’incrocio dei pali della porta lucana, ma era l’ultima fiammata di una squadra che da quel momento si limitava a guardarsi le spalle dalle iniziative del Picerno amministrando il risultato e salvando i tre punti. Che, se non altro, danno respiro alla classifica...

venerdì 27 settembre 2019

FRANCESCO CANNINO COME MIRKO CONTE: L'ACIREALE PERDE A TAVOLINO LA GARA DI MESSINA

Giovanni Lo Faro

 Venezia, 29 agosto 1993. L'Acireale di Beppe Papadopulo, neo-promosso in Serie B, esordisce al Penzo contro la formazione lagunare allenata da Pietro Maroso. Buon esordio per i granata, la partita è vivace e combattuta:Totò Tarantino su rigore replica a Walter Monaco, ma, ad un quarto d'ora dalla conclusione, un'autorete di Bonanno condanna la formazione acese alla sconfitta.
 Battuto sul campo, l'Acireale vincerà però la partita a tavolino incamerando due punti che risulteranno preziosi, se non decisivi, nell'economia del torneo: il compianto Umberto Ragonesi, segretario del club acese, conoscitore come pochi delle carte federali, non aveva mancato di notare, in distinta (la lista delle formazioni che le società consegnano al direttore di gara prima dell'inizio di ogni gara) il nome del giovanissimo Mirko Conte, ex Primavera dell'Inter, schierato in campo nonostante dovesse ancora scontare una giornata di squalifica rimediata, la stagione precedente, nell'ultima partita del torneo Primavera. Puntuale il reclamo, puntuale l'esito favorevole all'Acireale: 0-2 con provvedimento del Giudice sportivo, confermato da Disciplinare e CAF, e due punti preziosi ai granata: chiaro il dettato della norma dell'allora art. 17 del codice di Giustizia sportiva, impossibile derogare.
 A distanza di ventisei anni, la storia si ripete, a parti inverse. L'Acireale, che ha battuto la Palmese all'esordio, gioca a Messina contro l'ACR la seconda gara ufficiale del torneo di Serie D. In campo, il tecnico Pagana schiera il giovane difensore Francesco Cannino, senza far caso al fatto che il ragazzo, per una sanzione riportata in una gara del torneo juniores della stagione precedente (giocava, guarda caso, nel Città di Messina), doveva ancora scontare una giornata di squalifica. Particolare, questo, che a Messina ricordavano benissimo ma che era sfuggito ai dirigenti granata, in particolare a chi, in segreteria, ha il compito di tenere aggiornate le schede dei calciatori in organico.
 Sul campo, l'Acireale si impone 2-1 ma il ricorso del club peloritano non si fa attendere. Facendo leva sul disposto del art. 19 del nuovo Codice di Giustizia sportiva ("Qualora il calciatore nei cui confronti è stata inflitta la sanzione della squalifica abbia cambiato società, anche nel corso della stagione, o categoria di appartenenza in caso di attività del Settore per l’attività giovanile e scolastica, del campionato Primavera, Trofeo Berretti o Juniores, la squalifica viene scontata, in deroga al comma 2, per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova società o della nuova categoria di appartenenza, ferma la distinzione di cui all’art. 19, commi 4 e 6"), l'ACR Messina  ottiene, com'era peraltro facile prevedere, i tre punti a tavolino. 
 Rammarico, delusione, rabbia anche, per i tifosi acesi che, mentre la società annuncia ricorso, vedono la squadra del cuore perdere la leadership della classifica del campionato di Serie D, che condivideva con il Palermo, e scivolare al terzo posto alla vigilia della trasferta di Marsala. 



sabato 14 settembre 2019

CAMPLONE IN SALA STAMPA:ALLA VIGILIA DI CATANIA-VITERBESE: “LE VITTORIE AIUTANO A CRESCERE, LE SCONFITTE PURE. MI AUGURO CHE LA SCONFITTA DI POTENZA SIA SALUTARE PER IL CATANIA

Giovanni Lo Faro

Camplone oggi in sala stampa
"Il mio silenzio dopo Potenza? Avevo un impegno programmato, nient’altro. Mi è dispiaciuto che siano state scritte cose non vere, ho sempre avuto un buon rapporto con la stampa. Sulla partita e sul risultato, c’è poco da dire, ma non sono preoccupato. Mi sono prese le mie responsabilità. A livello tecnico e tattico non abbiamo fatto nulla rispetto a quanto programmato. La Viterbese? Avversario insidioso, mi auguro vengano a giocare al calcio, senza chiudersi a riccio. Dobbiamo dimostrare che quello di Potenza è stato un incidente di percorso, non possiamo aver dimenticato come si gioca al calcio. In questo senso sono fiducioso. Il campo darà il responso, io mi auguro che le risposte siano quelle giuste, quelle che tutti si attendono. Di Piazza-Curiale? Anche su questo aspetto sono state dette e scritte cose non vere. Ho un buon rapporto con entrambi, li considero due titolari. Ho venticinque titolari, valutato quello che mi danno nel corso della settimana, chi ha la rabbia giusta, chi morde l’erba e faccio le mie scelte nell’interesse della squadra. Rizzo? È un giocatore che considero, anche se un po’ in ritardo rispetto agli altri”. Formazione. Sarno out, Mazzarani pronto, Esposito pure, Rossetti da valutare.

giovedì 30 maggio 2019

LODI UNO E DUE, IL CATANIA RESTA IN GIOCO

Giovanni Lo Faro

Lodi uno e due. Quando non te l’aspetti, quando con la testa sei a casa e ti appresti a metabolizzare l’ultima delusione. Sotto di due gol quasi sulla dirittura d’arrivo di un incontro mal giocato, il Catania, che Sottil, in preda alla disperazione, ha rivoltato come più forse (Pecorino, perché no, in quel finale disperato?) non avrebbe potuto, trova il filo di quel discorso che gli era sfuggito di mano già al primo minuto di gioco.

 Lodi, appunto. Amato e vituperato (quante panchine, negli ultimi tempi, per uno come lui), il regista di Frattamaggiore s’inventa un gol senza forse sapere come (chi l’ha visto, quel pallone beffardo, se non nella fase finale della parabola che ha beffato Dini?) e d’un colpo riaccende la speranza. 

 Il rigore di Lodi: il Catania evita  la sconfitta
 Il Trapani, che già celebrava un trionfo peraltro meritato (gran bella squadra, quella di Italiano, con il suo calcio corale ha incantato per lunghi tratti la platea del Massimino), accusa il colpo, perde in baldanza se non in scioltezza di manovra, fino a quando, frastornato dalle folate assassine di Baraye e Manneh, incespica nell’errore di fare muro e ressa su Lodi in rotta di collisione con l’esterno sinistro di difesa a centro area.

 Robilotta punta l'indice, piaccia o no, è rigore. Lodi fa centro e va a raccogliere il tributo della folla, che per un po' si esalta, sognando il miracolo. 

 L'impresa di ribaltare il risultato però non riesce, gli ultimi minuti, recupero compreso, sono fatti di nulla: soltanto un pari per i rossazzurri davanti ad un Trapani in grande spolvero, un pari che li obbligherà a giocarsi il tutto per tutto domenica al  Provinciale: la strada per la B è tracciata, sarebbe un peccato, dopo quattro anni di delusioni e di amarezze, non percorrerla fino in fondo...










giovedì 23 maggio 2019

CATANIA AI QUARTI, MA QUANTA SOFFERENZA!

Giovanni Lo Faro

Alla fine, la differenza (passateci il termine, in una vicenda nella quale prevale il segno pari) tra Catania e Potenza è nel gol (o nei gol, visto che il palermitano è stato protagonista pure al Viviani) di Matteo Di Piazza, bravissimo, nel disperato forcing finale dei rossazzurri di Sottil, ad involarsi sul tocco di Curiale e filarsene in porta, rendendo vano il tentativo disperato dell’ex Ioime. 

Sul gol (o sui gol) dell’ex Lecce (dieci reti, e buon contributo alla causa dei salentini di Liverani, la stagione scorsa), il Catania centra l’obiettivo dell’accesso ai quarti, senza grandi meriti (l’impegno, la rabbia, la determinazione non sono mancati, serve riconoscerlo, ma il gioco ...è di là da venire: meglio, molto meglio, sotto questo aspetto, l’undici di Raffaele, non c’è stato, alla fine, chi non l’abbia riconosciuto) ma la sua storia deve ancora costruirsela, in un percorso lastricato di ostacoli non indifferenti, a cominciare da Triestina,  Piacenza, Trapani e Pisa, formazioni che non mancano, la loro parte, di qualità ed ambizioni. E dovrà costruirsela anche sul supporto di equilibri di gioco che meglio si adeguino al suo potenziale che è, e rimane, non indifferente.


Di gioco, ieri, solo qualche sprazzo, sulle iniziative di un generosissimo Biagianti, sulle folate iniziali di Sarno, sugli spunti di Lodi (Ioime e il palo a negargli il gol) subentrato nella ripresa ad un evanescente Carriero (incomprensibile la rinuncia a Bucolo, tenuto in panchina), di ben altro avrebbe bisogno il Catania nella prospettiva dei durissimi impegni che lo attendono nei 360’ che mancano alla meta: in otto sull’obiettivo della B, chi la spunterà?