domenica 21 maggio 2017

ACIREALE, IL CUORE NON BASTA, L'ALTAMURA PASSA AL TUPPARELLO: 1-2

Giovanni Lo Faro
L'Acireale inciampa sull'Altamura nella gara d'andata delle semifinali nazionali per la promozione in D e compromette in buona parte il cammino intrapreso nell'ultima parte della stagione che gli era valso il secondo posto in classifica e una posizione di privilegio nella griglia dei play off. 
 Un gol di Sisalli nel primo tempo (palla persa da Lo Nigro a centrocampo o, com’è parso dalla tribuna, fallo non rilevato sul centrocampista granata?) e una sventola dell’ex catanese Del Core nel finale di partita , subito dopo l’illusorio pari di Biondo che aveva fatto esplodere l’entusiasmo del tifo granata, risultano fatali alla formazione di Catalano che paga dazio alla buona qualità dell’avversario e all’eccellente condizione fisico-atletica che ne ha sostenuto la manovra nei novanta minuti. 
Ad Altamura, domenica prossima, la gara di ritorno: Acireale, serve un’impresa!

domenica 14 maggio 2017

Il Catania manca l'ultima occasione, contro la Juve Stabia il solito 0-0: play off addio!

Giovanni Lo Faro

 E' finita come si temeva non come si sperava. A Castellammare di Stabia, il Catania di Giovanni Pulvirenti, terzo nocchiere, dopo Rigoli e Petrone, di una stagione tribolata, manca l'acuto e si accontenta (?) del solito zero a zero che consegna la qualificazione alle "vespe". Che, sia detto non senza rammarico, non convincono più di tanto, fatta eccezione per i minuti iniziali (un paio di occasioni mandate alle ortiche e un miracolo di Pisseri sull'acrobazia di Ripa) e per quelli finali (Ripa a colpo sicuro su tocco del piccolo Mastalli con salvataggio sulla linea di Drausio, nei quali, comunque, riescono a legittimare il pari che vale il passaggio al secondo turno. 
  Al Catania, più che la rabbia (crescente, a mano a mano che la partita si avvicinava all'epilogo) resta il rammarico per quello che poteva essere (non avesse frenato bruscamente dopo l'esonero di Rigoli, la formazione etnea avrebbe potuto considerare ben altre prospettive) e non è stato. Errori su errori, ai quali s'è provato a porre rimedio nelle ultime tre gare, e scelte tecnico-tattiche non sempre convincenti, se non proprio discutibili, financo negli ultimi novanta decisivi minuti. 
  La chiave della partita non v'è dubbio possa essere individuata nell'espulsione di Parisi (a proposito: perché Parisi in campo dall'inizio e non De Rossi, tra i migliori in campo ieri con Manneh e, comunque, tra i più in forma?) che ha costretto i rossazzurri in dieci per un'ora e passa. Altra scelta poco felice a nostro giudizio, la frettolosa rinuncia a Di Grazia, l'unico giocatore dal quale ci si potesse aspettare, anche alla distanza, un guizzo vincente. Perché - ci chiediamo - fuori Di Grazia e non Pozzebon?
 Considerazioni d'obbligo a margine di un incontro nel quale la squadra ha ribadito  limiti  congeniti, specie nella fase offensiva (neanche un tiro in porta, se non fosse per il tentativo dalla distanza di Djordjevic, in una partita che si doveva vincere a tutti i costi e contro una Juve Stabia sicuramente al di sotto delle attese) che nemmeno robusti interventi di mercato sono valsi a superare: da Pozzebon, arrivato con le insegne del condottiero irresistibile, un paio di fiammate e nulla più, da Tavares un guizzo appena nella gara d'esordio, poca cosa davvero per non fare rimpiangere i Paolucci, i Calil e gli Anastasi che sono stati chiamati a sostituire. 



mercoledì 22 marzo 2017

L'APPELLO DI LO MONACO: "STRINGIAMOCI AL CATANIA, L'OBIETTIVO PLAY OFF E' ANCORA POSSIBILE".

 Giovanni Lo Faro
Il momento è delicato, l’analisi è d’obbligo. Ed è un’analisi a 360 gradi quella che Pietro Lo Monaco serve ai giornalisti nella sala stampa di Torre del Grifo. Un’analisi nella quale nessun aspetto viene trascurato, neanche quegli aspetti destinati spesso a restare confinati in area riservata. Capisce, l’ad rossazzurro, che non c’è tempo per strategie diverse da quelle che considerino il pieno coinvolgimento della città e di quanti alla città sono deputati a dare voci. Parla alla stampa, Lo Monaco, ma lo streaming veicola il messaggio alla tifoseria e alla città. Che può così farsi un’idea di quali entità siano i problemi che il Catania è chiamato ad affrontare nei due campionati nei quali è impegnato in questo momento.
 “Io non voglio ergermi a giudice di nessuno, la squadra è in difficoltà, ma proprio per questo ha bisogno che tutti le stiano vicini. Il Catania sta giocando due campionati: quello del campo e quello dei conti. Ecco, io dico che è giunto il momento di mettere da parte tutte le negatività che sono retaggio di quattro anni da dimenticare e di provare a ripartire”. 
Come fosse facile, con il Foggia alle porte. “Il Foggia va come il vento, ha saldezza morale e tanta qualità, in più giocherà contro una squadra impaurita. Ecco, dobbiamo fare di tutto perché la partita con i rossoneri risultati quella del rilancio, questo Catania ha i mezzi per sostenere qualsiasi impresa, a condizione che impari a sopportare la tensione, lasciandosi subito alle spalle quelle difficoltà morali che, ancor prima di quelle tecniche, ne hanno fin qui ostacolato il cammino”
. Pensi qui al Catania che ha steso al Massimino Juve Stabia e Lecce, che ha messo sotto Cosenza e Matera, che allo Zaccheria ha fatto tremare lo stesso Foggia che adesso guarda tutti dall’alto in basso, al Catania capace di giocare da grande con le grandi. “Siamo andati in tilt dopo la vittoria sul Matera, nelle ultime partite quella che era la migliore difesa del campionato ha commesso errori incredibili, i due gol di Pagani non li prendono neanche i bambini dell’asilo…”. E adesso? “Adesso si tratta di ripartire, l’obiettivo è sempre lo stesso, i play off dobbiamo centrarli a tutti i costi”.
 Dal campionato del campo al campionato dei conti. La lista che Lo Monaco per la prima volta consegna alla stampa è quanto mai dettagliata come mai era successo in passato e comprende debiti con altre società, debiti con fornitori, debiti con il fisco. “La gestione ordinaria è tranquilla, nessun problema con la Lega, nessun problema per gli stipendi, nessun rischio di ulteriori penalizzazione, e questo nonostante i contratti onerosi che abbiamo ereditato, pensate che un solo giocatore pesa più di 400 mila euro”. Ma ecco, nei dettagli, il cahier de doleance di Lo Monaco: “Con il Nacional abbiamo estinto un debito di 1 milione e 200 mila euro, con il Boca abbiamo dilazionato il pagamento di 300 mila euro, così come abbiamo fatto con il Wizla Cracovia e con i ghanesi per Odijer. Abbiamo fatto una transazione con il Saint’Etienne per Bergessio. Per Castro, siamo arrivati ad una nuova intesa con il Racìng Avellaneda e siamo prossimi ad incontrare lo Sporting Lisbona per un debito cospicuo di un 1 milione e 400 mila euro per Rinaudo. L’obiettivo è quello di non far fallire il Catania e, passando per un intervento di Finaria, creare le condizioni per garantire l’iscrizione al prossimo campionato”. 
L’ultima battuta,sull’imminente sfida con il Foggia. “La partita è da affrontare con il maggiore vigore possibile. Uomini e schemi? A noi quello che manca in questo momento è la squadra. Ecco, contro la capolista il Catania dovrà essere capace di giocare da squadra”.

venerdì 24 febbraio 2017

Verso il derby con il Messina, Lo Monaco lancia la sfida: "Esistiamo e ci chiamiamo Catania"

Giovanni Lo Faro
Pietro Lo Monaco gioca d’anticipo e spiega le ragioni di una conferenza stampa che interrompe una settimana di silenzio proprio l’antivigilia del derby di Messina. "Una conferenza dovuta per un servizio di prassi – esordisce l’ad del Catania –  nell'ottica della partita che andiamo a giocare a Messina mi è sembrato giusto che ci confrontassimo”.
Già. Basta poco, però, per capire che le ragioni sono anche altre. “Negli ultimi tempo vedo che un po' tutti si appropriano del discorso-Catania. Mi riferisco soprattutto a interviste di ex dipendenti del Catania e a dichiarazioni di chi è chiamato a far rispettare il servizio d’ordine. E vedo pure che i nostri tifosi vengono portati come esempio negativo. E se è vero che in tre anni il Catania è passato dalla A alla C, non si può dimenticare che fino al 21 maggio 2012 era una società modello, Sono stati fatti errori, errori globali, che hanno colpito in primis la città, poi tutti i protagonisti, sappiamo che attorno ad una squadra girano tante cose. E tutti, ma proprio per quanto attiene al proprio contributo, hanno qualcosa da farsi perdonare. La tifoseria del Catania non è quella del 2 febbraio, è una tifoseria che è riuscita ad applaudire ironicamente un arbitro che, in campo, ne combinava di tutti i colori...”.
Gli obiettivi di Lo Monaco si delineano, uno dietro l’altro. “Rispondo intanto a quel dirigente che ha parlato ieri (Marcello Pitino, ora al Messina, ndr), con Bonanno e Ferrigno uno dei tre direttori sportivi del Catania della scorsa stagione. E gli faccio notare che nell’organico di quel Catania c’erano cinque giocatori che, tra monte ingaggi e procure, impegnavano il doppio delle risorse destinate al resto della squadra. I nomi? Calil, con un contratto di 308 mila euro più 44 di procure, Bastrini, Bergamelli, Di Cecco e Russotto. E tutto questo in una società a rischio fallimento e per una salvezza sul filo di lana”.
 Prima di entrare nel tema del derby, Lo Monaco accenna alla situazione debitoria del Catania (“Combattiamo ogni giorno, stiamo con una corda che oggi ti si stringe al collo, che può soffocarti da un momento all'altro"), ai risultati fin qui ottenuti (“Andiamo avanti, non siamo assolutamente soddisfatti, per l'organico che abbiamo non possiamo essere soddisfatti"), all’obiettivo dei play off da raggiungere a tutti i costi (“Ho sempre detto che vincere il campionato sarebbe come vincere la Champions”), e non manca di replicare al questore Cardona per alcune dichiarazioni contenute in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Sicilia (“I problemi della Finaria? Il signor Questore ha perso una buona occasione per stare zitto. Non è Dio e dimostra ignoranza delle cose del Catania che è, rispetto a tutte le altre società alle prese con problemi economici, ha una situazione diversa perché ha Torre del Grifo”).
Quindi, il derby. “Macché derby! Posso accettare che si parli di derby con Siracusa e Akragas, non certo con il Messina. Per non dire che per il Catania il derby per antonomasia è quello con il Palermo” E aggiunge: “Devo fare le mie congratulazioni al nuovo presidente del Messina che, dopo aver tentato di prendere il Ragusa, il Gela e l'Acireale, ha realizzato il suo sogno. Gli auguro di avere la forza di spendere gli stessi soldi che ho speso io, che io ho messo sul tavolo. Mi sembra però un tantino azzardato dire che dopo i Franza, non c'è stato niente a Messina. Io ho vinto due campionati, ho lasciato il Messina in Lega pro, riducendone la posizione debitoria da 900 mila a 600 mila euro. Di più. Con me nessun punto di penalizzazione, per non dire che, andando via, la società l’ho data a zero, e dopo averci messo tanti soldi. Perché ho lasciato? Il calcio si fa per la gente, verso la gente, anche nel calcio dei diritti televisivi è così, se la gente non fa più gli abbonamenti salta tutto …”.
 Dal derby delle parole al derby sul campo. “A Messina stanno provando a preparare la partita della vita. Partire con una vittoria sarebbe il massimo per la nuova dirigenza. A tutti io dico che esistiamo e ci chiamiamo Catania. Noi andiamo a giocare una partita come fosse ultima, non dimenticando che senza la pesante penalizzazione che scontiamo tra noi e il Messina c’è un gap di punti che qualcosa dovrà pur significare…”.


lunedì 20 febbraio 2017

L'Acireale batte il Giarre e ritrova la vetta

Giovanni Lo Faro

L’Acireale batte il Giarre e ritrova la vetta, in condominio con San Pio e Milazzo. Non è stato -diciamolo subito - un successo facile, i granata, che si lasciavano alle spalle una settimana tormentata (la sconfitta di Milazzo, per il modo in cui era maturata, aveva indotto i gruppi organizzati della tifoseria a prendere le distanze da società e squadra) dalla quale c’era il timore che non riuscissero a venir fuori senza danno. E, a giochi ancora aperti, sarebbe stato francamente un peccato. 
Su questi presupposti, non v’è dubbio che il 3-1 con il quale ha liquidato il Giarre al termine di un derby comunque combattuto (anche quando gli ospiti, sotto di due gol, si sono ritrovati inferiorità numerica) assume un valore inestimabile, nella misura in cui consente alla formazione di Peppe Anastasi di agganciare in vetta le due battistrada (incredibile la classifica del girone B dell’Eccellenza, con cinque squadre in un punto!) e di riproporre, qualora qualcuno ne avesse dubitato dopo le ultime non proprio brillanti prestazioni, la propria candidatura al successo finale. 
Non è stata, credo d’averlo fatto già capire, una vittoria facile, quella sul Giarre, squadra agile, svelta e ben messa in campo, e questo torna a merito dei granata che hanno dovuto fare i conti, oltre che con un avversario tutt’altro che arrendevole e mai domo, anche con una condizione mentale che, specie in avvio (muto il Tupparello, freddo e indispettito, pure), ne ha parecchio condizionato la prestazione. Il gol di Fusciello, arrivato alla mezz’ora, dopo che Strano aveva colpito in pieno la traversa, e il successivo raddoppio di Concialdi hanno prodotto l’effetto di rasserenare la squadra e di riportare un pizzico di entusiasmo sulle tribune. 

In vantaggio di due gol, e con un uomo in più per l’espulsione di Napoli, l’Acireale ha però fallito una serie incredibile di occasioni che gli avrebbero consentito di mettere al sicuro il risultato, rischiando un tantino nel finale quando una leggerezza difensiva ha messo Compagno nella condizione di battere Ferla e di ridurre lo svantaggio. E fino a quando, in chiusura di partita, Strano non s'è inventato quel pallonetto che ha lasciato di stucco il portiere ospite per il 3-1 finale, si è persino temuto che certi fantasmi potessero tornare ad aleggiare sul Tupparello. 
Tre a uno, vetta recuperata e qualche applauso. che non guasta, per i granata nel momento in cui hanno salutato il pubblico: non poca cosa, viste le premesse.





martedì 14 febbraio 2017

Petrone, nuovo allenatore del Catania, accetta la sfida: "Squadra di qualità, dovrò dare il massimo"

Giovanni Lo Faro
Tocca a Mario Petrone, ex Bassano e Ascoli (in B, grazie alle retrocessioni a tavolino di Teramo e Catania), l’arduo compito di rilanciare la formazione etnea nella corsa ai play off. Che restano sempre alla portata, nonostante l’incredibile battuta d’arresto di Agrigento che è costata la panchina a Pino Rigoli, E’ durata un’ora e passa, la conferenza di presentazione del nuovo tecnico rossazzurro al quale nel primo pomeriggio è stata consegnata la squadra.
“Ogni esonero è doloroso – così Lo Monaco, in conferenza stampa – e lo è particolarmente nel caso di Rigoli, considerato che mai avrei pensato di potere fare ricorso ad un provvedimento del genere nei suoi confronti. Perché l’ho fatto, allora? Per togliere alibi alla squadra…”.
Chiarendo subito, a scanso di equivoci: “Ho provato a spiegarmi cosa possa essere successo, come sia stato possibile che una squadra, apprezzata ed applaudita dopo il bel successo sul Matera capolista, e che all’Esseneto era stata capace, in avvio, di costringere in retroguardia l’avversario colpendolo al primo assalto, subito dopo il vantaggio sia precipitata nel nulla, perdendo una partita che avrebbe potuto e dovuto vincere e mutilando l’’entusiasmo della gente. Black out totale, certo, ma probabilmente la distanza troppo ravvicinata tra i due eventi avrà prodotto effetti devastanti sul piano motivazionale…”.
Già, le motivazioni. Mario Petrone su quest’aspetto, oltre che sull’esigenza, inderogabile, che la squadra acquisisca nel più breve tempo possibile una mentalità adeguata al compito che è chiamata a svolgere, si è intrattenuto più volte, più di quanto abbia avuto modo di fare su uomini e schemi. Ecco come ha risposto a chi, partendo dalle otto vittorie in campo esterno ottenute dall’Ascoli in campo nel corso della sua gestione, chiedeva di sapere come si vince in trasferta. “Nessuna ricetta, serve lavorare sull’atteggiamento, sulla mentalità, sulle motivazioni e lavorare, nel quotidiano, con la massima intensità in modo da trarre il massimo profitto dalle qualità delle quali si sia in possesso”.
Mental coach? Nessuno si è spinto a pensare a Gigi De Canio, nell’occasione del suo approdo a Catania, ma non c’è stato chi non abbia fatto caso ad un richiamo martellante ad atteggiamento e mentalità, elementi fondamentali, a giudizio di Petrone per ottenere i risultati. “Non ho l’abitudine a fare calcoli, io gioco sempre per vincere, anche se poi, è  naturale, ci sono partite e partite…”.

Che tipo di Catania sarà il Catania di Petrone? Il tecnico ha battuto il tasto sul fattore-qualità, elemento di cui la squadra che gli è stata appena affidata può, a suo giudizio, sicuramente disporre. “Con gli uomini che si ritrova a centrocampo e in attacco, non ci sono moduli che il Catania non possa interpretare, c’è tanta qualità nel gruppo che, comunque, dovrà trovare gli automatismi per cambiare passo in campo esterno, il mio impegno sarà quello di sfruttare al meglio le potenzialità del gruppo”. Il campionato e la classifica, infine. “La vera sorpresa è il Francavilla che si è insediato nell’area di vertice dove stanziano Lecce e Foggia, Matera e Juve Stabia che stanno rispettando il pronostico. Il Catania paga la penalizzazione, ma ha un organico importante”. Quindi…

sabato 11 febbraio 2017

RIGOLI: "L'AKRAGAS COME FOSSE IL MATERA: DOBBIAMO DARE IL MASSIMO E SUBITO

Giovanni Lo Faro

Sereno. E sincero. Così, se gli chiedi se e fino a qual punto se sia soddisfatto per i risultati fin qui ottenuti dal suo Catania, non esita a riconoscere che la squadra, pur se non ha mai regalato niente a nessuno, “ha l’obbligo di fare di più perché in ritardo rispetto a quello che si era prefissa di fare”. Come dire che il Catania non può più permettersi battute a vuoto, sia che affronti le grandi (tutte vittorie con Juve Stabia, Lecce e Matera al Massimino e con il Cosenza in trasferta) sia che si trovi a confrontarsi con avversari più modesti in termini di potenzialità e di ambizioni. “In alcune occasioni abbiamo fatto sicuramente meno di quanto avremmo potuto, ma oggi abbiamo preso consapevolezza dei nostri mezzi che sono sicuramente importanti e abbiamo l’obbligo di fare di più”, A partire dal derby di domani pomeriggio con l’Akragas, l’unica formazione, peraltro, alla quale sia riuscito, nella stagione, di violare il Massimino. “Da qui alla fine saranno tutte finali, le motivazioni non possono mancarci, a prescindere dagli avversari che, di volta in volta, saremo chiamati ad affrontare”. Ai suoi chiede insomma risposte adeguate in termini di determinazione oltre che di gioco. “Sono consapevole che possiamo ancora crescere, che possiamo migliorare sul piano del fraseggio, soprattutto, le qualità, sotto questo aspetto, non ci fanno certo difetto. La partita di Agrigento? Io ho grande rispetto per il popolo e della società akragantini, dei quali serbo un grande ricordo, ma adesso alleno il Catania e devo fare bene con il Catania. La partita non v’è dubbio nasconda parecchie insidie ma siamo pronti ad affrontarla, consapevoli di potere e dovere dare il massimo”.