Giovanni Lo Faro
Tocca a Mario Petrone, ex Bassano e Ascoli (in B, grazie
alle retrocessioni a tavolino di Teramo e Catania), l’arduo compito di
rilanciare la formazione etnea nella corsa ai play off. Che restano sempre alla
portata, nonostante l’incredibile battuta d’arresto di Agrigento che è costata
la panchina a Pino Rigoli, E’ durata un’ora e passa, la conferenza di
presentazione del nuovo tecnico rossazzurro al quale nel primo pomeriggio è
stata consegnata la squadra.

“Ogni esonero è doloroso – così Lo Monaco, in conferenza
stampa – e lo è particolarmente nel caso di Rigoli, considerato che mai avrei
pensato di potere fare ricorso ad un provvedimento del genere nei suoi
confronti. Perché l’ho fatto, allora? Per togliere alibi alla squadra…”.
Chiarendo subito, a scanso di equivoci: “Ho provato a
spiegarmi cosa possa essere successo, come sia stato possibile che una squadra,
apprezzata ed applaudita dopo il bel successo sul Matera capolista, e che all’Esseneto
era stata capace, in avvio, di costringere in retroguardia l’avversario
colpendolo al primo assalto, subito dopo il vantaggio sia precipitata nel nulla,
perdendo una partita che avrebbe potuto e dovuto vincere e mutilando l’’entusiasmo
della gente. Black out totale, certo, ma probabilmente la distanza troppo ravvicinata
tra i due eventi avrà prodotto effetti devastanti sul piano motivazionale…”.

Già, le motivazioni. Mario Petrone su quest’aspetto, oltre che sull’esigenza, inderogabile, che la squadra acquisisca nel più breve tempo possibile una
mentalità adeguata al compito che è chiamata a svolgere, si è intrattenuto più
volte, più di quanto abbia avuto modo di fare su uomini e schemi. Ecco come ha
risposto a chi, partendo dalle otto vittorie in campo esterno ottenute dall’Ascoli
in campo nel corso della sua gestione, chiedeva di sapere come si vince in
trasferta. “Nessuna ricetta, serve lavorare sull’atteggiamento, sulla
mentalità, sulle motivazioni e lavorare, nel quotidiano, con la massima
intensità in modo da trarre il massimo profitto dalle qualità delle quali si
sia in possesso”.
Mental coach? Nessuno si è spinto a pensare a Gigi De Canio,
nell’occasione del suo approdo a Catania, ma non c’è stato chi non abbia fatto
caso ad un richiamo martellante ad atteggiamento e mentalità, elementi
fondamentali, a giudizio di Petrone per ottenere i risultati. “Non ho l’abitudine
a fare calcoli, io gioco sempre per vincere, anche se poi, è naturale, ci sono
partite e partite…”.
Che tipo di Catania sarà il Catania di Petrone? Il tecnico
ha battuto il tasto sul fattore-qualità, elemento di cui la squadra che gli è
stata appena affidata può, a suo giudizio, sicuramente disporre. “Con gli
uomini che si ritrova a centrocampo e in attacco, non ci sono moduli che il
Catania non possa interpretare, c’è tanta qualità nel gruppo che, comunque,
dovrà trovare gli automatismi per cambiare passo in campo esterno, il mio
impegno sarà quello di sfruttare al meglio le potenzialità del gruppo”. Il
campionato e la classifica, infine. “La vera sorpresa è il Francavilla che si è
insediato nell’area di vertice dove stanziano Lecce e Foggia, Matera e Juve
Stabia che stanno rispettando il pronostico. Il Catania paga la penalizzazione,
ma ha un organico importante”. Quindi…