mercoledì 30 novembre 2016

Lo Monaco a cuore aperto:"Ecco le condizioni per un futuro di soddisfazioni, non si vince solo perché ci chiamiamo Catania"

Giovanni Lo Faro

Cosa potrà ancora dirci Pietro Lo Monaco che non abbia già detto nel corso dei suoi recentissimi interventi in televisione e sulla carta stampata? L'interrogativo ci ha accompagnati per un bel po' nell'attesa che la conferenza stampa di ieri pomeriggio  avesse inizio ma è bastato - a tutti, ancorché pochi -  che l'addì del Catania prendesse la parola per rendersi conto che il rendez-vous non sarebbe stato né inutile né banale. Su tre grandi temi, l'intervento del direttore, comprese alcune considerazioni personali che ci ha chiesto di poter fare, in apertura.
"Non leggo molto, non leggo tutto, ma qualcosa ho letto, in questi giorni. Quanto m'è bastato per capire gli atteggiamenti, anche deleteri, di chi di fronte agli eventi degli ultimi tre anni ha maturato uno spirito negativo. La realtà è una, purtroppo: il Catania è in Lega pro, gioca con Melfi e Fondi con tutto il rispetto e con questi avversari ha l'obbligo di confrontarsi al meglio. Le partite, prima lo si capisce meglio è,  non si vincono perché ti chiami Catania. Il campionato non è facile, se i punti  li fai è perché hai sostanza".
Tira il fiato e aggiunge:"Il pubblico deve capire che  siamo in Lega Pro, con un percorso da fare, un percorso di sofferenza, probabilmente, ma abbiamo il dovere di raccogliere le nostre forze per andare avanti, per riappropriarci di un terreno che sentiamo nostro, consapevoli, però, che non  ci può essere rilancio che non passi per risanamento. L'obiettivo è tentare di arrivare in Uefa (lapsus! ndr) pardon in zona play off, ma arrivarci con una squadra forte".
Da qui, l'argomento-mercato: "Da una squadra di Lega Pro con un settore avanzato come il nostro non mi aspettavo una resa cosi deficitaria. Non getto la croce addosso a nessuno ma sono le cifre che parlano. Prendete l'Alessandria che con due attaccanti ha fatto 23 gol. Il mercato? Sarà un mercato di riparazione, interverremo nel settore in cui siamo stati più deficitari. Speriamo di individuare i punti deboli e di fare le scelte giuste. Ho ribadito proprio oggi alla squadra quanto mi abbia fatto arrabbiare la sconfitta di Francavilla, la prima dopo una lunga serie di risultati positivi, maturata a partita conclusa, con un gol che la migliore difesa dei tornei professionistici non doveva in nessun modo incassare". 
Tifosi e squadra, adesso:"I fischi di domenica? Quello striscione apparso in curva sud  ha rischiato di produrre un effetto devastante, il nostro primo tempo di domenica é stato di un nulla incredibile, non c'è dubbio che la squadra abbia risentito del peso della sconfitta di Francavilla. La contestazione all'allenatore? Rigoli paga il fatto di chiamarsi Rigoli ma i tifosi dimenticano che da qui è passato Montella che a Catania é arrivato da tecnico delle giovanili della Roma ...". 
Prima di chiudere, le condizioni per un futuro di soddisfazioni: "E' importante, intanto, considerarci tutti in ripartenza, non dimenticando che nel progetto devono restare impegnate le cinque componenti, guai se ne mancasse una. Gli strumenti finanziari? Noi, come società, stiamo cerscando di fare la nostra parte, gli ultimi cinque mesi li vorrei portare ad esempio, sarei tentato di dire che abbiamo fatto le nozze con i fichi secchi. Credete sia stato cosa da poco ridurre il disavanzo da -16 a -10? Questo risultato è il frutto di accordi e transazioni...". 
Ancora sul tema del mercato, prima di chiudere: "Le idee sono chiare, cercheremo di raggiungere gli obiettivi tecnici magari prendendo questo e lasciando partire quell'altro. I nomi? E voi pensate che io  possa dare i nomi? Per non dire che da qui all'avvio del mercato, può succedere di tutto, anche che i nostri attaccanti si sveglino e magari segnino 23 gol in quattro". 
Lodi, Marchese e ...Di Grazia. "Il primo è ancora un giocatore dell'Udinese, per non dire che ha richieste in B. Marchese lo consideriamo uno dei nostri, quando si decide devo soltanto salire in segreteria per sottoscrivere il contratto.Di Grazia? E' chiaro che il ragazzo sta vivendo una delle storture del calcio, Prima di ieri mattina non se lo filava nessuno. Adesso si ritrova con il procuratore che avanza pretese, idem qualche suo familiare. Noi abbiamo il dovere di salvaguardare il nostro patrimonio. Il ragazzo ha potenzialità importanti e faremo di tutto per valorizzarle".,





domenica 27 novembre 2016

Il Catania batte la paura e la Vibonese: tre punti d'oro, adesso serve la controprova esterna.

Giovanni Lo Faro

Vince il Catania alla distanza, e dopo qualche patema di troppo, contro una Vibonese umile e sbarazzina ma neanche tanto povera di qualità se per un'ora buona ha irretito la formazione di Rigoli a lungo prigioniera della paura e dei propri limiti contingenti. Eppure la prima occasione da gol, quella che avrebbe potuto indirizzare diversamente la partita, è stata proprio dei rossazzurri, con quell'incornata quasi a botta sicura di Valerio Anastasi, al suo primo impegno stagionale a tempo pieno, ribattuta d'istinto dal portiere ospite Russo, 
La Vibonese schierata prima del via
I due capitani,, Saraniti e Bergamelli 
Poi, per lunghi tratti, in campo non s'è visto che l'undici calabro, agile, svelto, con il suo calcio senza fronzoli, nobilitato dalla qualità dei suoi uomini migliori, l'ex Sabato, intanto, ma anche il catanesissimo Giuffrida, punto di riferimento dell'azione di metàcampo, ex come l'altro conterraneo, Saraniti, in odore di vestirne la maglia, secondo voci sempre più ricorrenti. Con Giuffrida a macinare gioco sulla fascia di mezzo e il ventisettenne bomber cresciuto nel vivaio rossazzurro ma costretto ad emigrare per trovare fortuna, la Vibonese ha tenuto a lungo sotto scacco la squadra di casa che ha tremato in più di un'occasione (tremenda la botta di Saraniti su calcio piazzato) prima che tremasse a lungo la traversa della porta di Pisseri (un colpo di testa poco calibrato di ...Bastrini e la successiva replica quasi a botta sicura del numero nove calabro). 
Mazzarani, gol e cartellino giallo
Il Catania rientrava negli spogliatoi subissato dai fischi dei propri sostenitori ma aveva il merito di venirne fuori, dopo cil canonico quarto d'oro destinato al riposo e ai ...rimbrotti del tecnico, con un piglio decisamente diverso, Nessun miracolo, per intenderci, ma i segni di una organizzazione di gioco meglio calibrata sono apparsi subito evidenti. Di Cecco prima e Mazzarani poi colpivano i legni della porta ospite prima che Russotto suggellasse con una sventola dalla distanza (altra traversa, la terza in tredici minuti, la quinta nella stessa porta, un record o quasi) una bella iniziativa personale che gli valeva i primi applausi di un pubblico solitamente non molto ben disposto nei suoi confronti. 
La porta sotto la curva nord: 
Ma ci voleva un'altra fiammata della Vibonese (doppio miracolo di Pisseri su conclusioni a botta sicura di Saraniti e Favasulli, perché il Catania si scuotesse: Bucolo rilevava Scoppa, garantendo al reparto di mezzo equilibrio e una meno impalpabile continuità d'azione. Disposto, in fase di non possesso, con il  4-2-4 l'undici di Rigoli spezzava l'equilibrio con Mazzarani la cui conclusione tutt'altro irresistibile, grazie al velo di Di Grazia e alla deviazione di Usai, risultava imparabile per il portiere ospite. 
 Quindici minuti alla fine: il Catania badava ad amministrare il preziosissimo vantaggio e, se pure qualcosa rischiava su un tentativo di Di Curzio, riusciva a condurre in porto il risultato, consegnava  tre punti d'oro alla sua classifica e si spartiva con la Vibonese gli applausi del pubblico del Massimino. Che adesso però lo attende, e gliel'ha urlato in faccia, alla controprova esterna...

giovedì 24 novembre 2016

Lo Monaco "spiega" Francavilla: "Sconfitta atroce, colpa di tutti, Adesso pensiamo a ripartire"

Giovanni Lo Faro

Senza mezzi termini, come al solito. Pietro Lo Monaco a margine (ma neanche tanto) della conferenza di presentazione della partnership con la Lyoness Italia (un'importante Shopping Community internazionale presente in Italia con oltre 10000 imprese), va subito al sodo. "So che siete qui per chiedermi della sconfitta di Francavilla, del modo in cui è maturato un risultato che in pochi si sarebbero aspettato. Dico subito, a scanso di equivoci, che abbiamo le nostre grandi colpe: la sconfitta, che è stata atroce, ce la dobbiamo accollare tutti: la società, i tecnici, i giocatori. Va bene che si scontavano alcune assenze nel reparto difensivo, va bene che il campo, in un sintetico un tantino malmesso, non ci favoriva ma la differenza di valori tra Catania e Francavilla è così netta che un approccio diverso sarebbe bastato ad evitare uno scivolone così brutto".
Pietro Lo Monaco nel corso della conferenza stampa di questo pomeriggio
Mea culpa, nostra culpa. Il j'è accuse di Lo Monaco non risparmia nessuno."La lezione deve servire a tutti, questa battuta d'arresto così atroce, questa sconfitta maturata al 92' su un velenosissimo contropiede avversario e con tutta la nostra squadra spostata in avanti, deve farci riflettere: la categoria è, lasciatemelo dire, ...bastarda, ricca di insidie e queste insidie bisogna essere in grado di fronteggiarle". 
Assicura comunque Lo Monaco che la sconfitta non sposta di una virgola i programmi del Catania che è  pronto a rialzarsi. "Dobbiamo crescere ancora, ma l'organico è di buon livello e se qualcosa ancora manca in qualche reparto siamo pronti a provvedere. Ma questo non vuol dire che i giocatori che in questo momento vestono la nostra maglia  non debbano provare a dare il massimo".
Mercato. Qualcuno azzarda l'ipotesi-Lodi, ma Lo Monaco taglia corto. "Il fatto che molti giocatori che hanno indossato la maglia del Catania negli anni d'oro della Serie A manifestino il desiderio di tornare in rossazzurro non può che inorgoglirci. Allo stesso modo ritengo improbabile che calciatori che hanno un passato importante e, nel caso di Lodi,  hanno ancora la possibilità di giocare in B se non in A possano spendersi per una squadra di Lega pro alla quale servono giocatori che siano disposti a rimboccarsi le maniche ed a menare come fabbri...

".

domenica 13 novembre 2016

Battaglia al Massimino, il Catania ruggisce e azzanna il Catanzaro

Giovanni Lo Faro

Brillante come di rado lo si era visto, il Catania impatta nel migliore dei modi la sfida con il Catanzaro, fanalino soltanto per caso, e la prima sensazione è che Rigoli abbia trovato ormai il bandolo della matassa. Niente esperimenti, squadra riproposta uguale negli uomini e nell'assetto per la terza volta di fila. Manovra che fluisce lungo le linee esterne e che sulla catena di sinistra trova subito accelerazioni significative: Djordjevic affonda, Mazzarani ispira e pennella, sulla palla, dopo due tentativi fuori tempo, è decisiva la zampata di Biagianti. Il capitano fattosi bomber, che esulta come mai sotto la curva, accende tifosi e squadra. 
L'esultanza di Mazzarani
Il Catania rischia subito su una incornata di Cunzi, poi si libra in volo. Le occasioni fioccano, una dietro l'altra, gli errori sotto rete purtroppo ...pure. Il  Catanzaro così la scampa e si riorganizza, facendosi largo lungo l'out di sinistra  dove Di Cecco fatica un tantino con Cunzi. E non è un caso che le azioni da gol confezionate dai giallorossi in questo frangente, compresa quella che consente a Tavares di pareggiare, scaturiscano proprio da quella zona di campo. 
Non va oltre, però: l'undici di Zavettieri e il Catania in pieno recupero lo beffa: Biagianti, ispiratissimo in questo momento della stagione, rovescia il fronte e imbecca Mazzarani che uncina di precisione ad un passo dalla linea: 2-1.
L'espulsione di Prestia
Prestia espulso polemizza con il pubblico
 Catanzaro con rabbia, dopo l'intervallo, la partita si fa dura, i falli non si contano. Parisi rileva l'infortunato Djordjevic, Un quarto d'ora di sterile supremazia ospite, poi il calcio finisce dietro le quinte: Cunzi crolla a terra dopo un contrasto con Di Cecco, gli animi si surriscaldano, si scatena la rissa. D'Apice, giovane direttore di gara aretino, sventola il rosso prima a Bergamelli poi a  Prestia che lasciando il campo commette l'errore di polemizzare con il pubblico della tribuna. Fuori pure Rigoli, non si capisce 
bene perché.
L'esultanza di Di Grazia dopo il 3-1
 Restano da giocare poco più di venti minuti nei quali, però, di calcio se ne vedrà pochissimo (il gol, splendido, di Andrea Di Grazia che consente al Catania di blindare il risultato, la grande parata di Pisseri su Cunzi lanciato a rete), sotto gli occhi dei diecimila del Massimino passa una partita d'altri tempi, di una serie C che sembrava dimenticata. Più calci (arriveranno altre tre espulsioni: Drausio, Di Bari e, un minuto prima dello scadere dei sei minuti di recupero, Pasqualoni) che calcio, ma i tre punti che un Catania determinatissimo e tutt'altro che arrendevole consegna alla sua classifica hanno un valore inestimabile.

domenica 6 novembre 2016

Catania-bunker, punto d'oro a Foggia

Giovanni Lo Faro
 Il Catania lascia indenne lo Zaccheria e porta a casa un punto che, se ancora non gli consente di aprire le ali, giova in qualche modo a rafforzare fiducia e convinzione. Senza mezzi termini, stavolta, Pino Rigoli le cui scelte tecniche (fuori Calil, dentro Fornito) e tattiche (iniziali e in corsa) tradiscono la volontà di puntare a fare argine, intanto, alla forza esplosiva del Foggia.
Matteo Pisseri
 Dà la parola alla difesa, insomma, il tecnico etneo, e, specie nella seconda frazione di gioco, si affida alla difesa (che è, non dimentichiamolo, la migliore del campionato) per portare a casa il risultato. Soltanto un pari, certo, il massimo, probabilmente, che nell'occasione il Catania  potesse sperare di ottenere contro un avversario che ha tenuto quasi costantemente in mano il pallino del gioco e che nei frangenti finali l'ha letteralmente preso a pallonate (bravissimo Pisseri su un paio di conclusioni dalla distanza degli avanti rossoneri).
 Sul fronte offensivo, una sola opportunità per la formazione rossazzurra, la splendida giocata in acrobazia di Fornito con il pallone a timbrare la traversa prima di rimbalzare sulla linea (oltre?) e pizzicare, poi, il palo di sinistra della porta difesa da Guarna: basta per coltivare il rammarico?