Rabbia e determinazione. E, alla distanza,
pure qualità. Ma non manca di indispettire il Catania in quei quarantacinque
minuti – quelli della prima frazione di gioco – nei quali soffre visibilmente
il Trapani e la fluidità della sua manovra. Forti dell’uomo in più sulla fascia
di mezzo (Barisic che nei piani del tecnico dovrebbe compensare la defaillance,
torna poco e non sempre con costrutto né può bastare l’andirivieni di Marotta,
l’uomo-dovunque di questa squadra rossazzurra), gli uomini di Italiano riescono
a valorizzare al meglio le qualità, indiscutibili, di Corapi (schierato a
sinistra ma libero di incrociare pure sulla fascia opposta) e Costa Pereira, ben
sostenuti da Taugordeau, metodista alla vecchia maniera, e dei due esterni d’attacco,
Tulli e, soprattutto, Golfo (quanti pensieri per Ciancio, su quella fascia).
Più Trapani che Catania (e ci metti pure il
rigore, per un inutile fallo di Baraye, sprecato malamente da Evacuo), insomma,
e qualche preoccupazione per i possibili sviluppi dell’incontro. Dalla parte
dell’undici di Sottil, comunque, rabbia e determinazione, che traggono alimento
dall’incredibile finale di Caserta, non mancano e tengono la squadra sul pezzo,
a dispetto di qualche sfasatura innegabile nell’orchestrazione della manovra (bene
Angiulli, non molto brillante Rizzo rilevato per infortunio alla mezzora da un
ottimo Biagianti).
La ripresa? Il corso degli eventi lo muta un
altro calcio di rigore, assegnato al Catania, in un’azione convulsa in area
ospite, con il pallone che impatta sulla mano di un difensore granata impegnato
a fare muro, in qualche modo. Lodi fa meglio di Evacuo, portiere da una parte e
pallone dall’altra, e lancia il Catania. Che è bravo a trovare subito il
raddoppio, con un’incredibile sciabolata di Alessandro Marotta, in affondo dall'out di sinistra, a trafiggere una
difesa ospite un tantino incerta, nell’occasione, se non proprio impaperata.
Due a zero, i rimedi di Italiano (in campo
Toscano e Nzola) non danno i frutti sperati, il gol il Trapani riesce sì a
trovarlo al 25' (troppo disinvolta, la difesa di casa, nell’occasione) ma non prima, del secondo gol di Lodi che, di fatto, rendeva incolmabile il vantaggio di un Catania in buona crescita, alla distanza (bravo Biagianti), grazie alla spinta di un Massimino ribollente d'entusiasmo come ai tempi della Serie A.
Oggi la realtà - questa Serie C mal digerita - è ben più modesta, ma le premesse, in termini di risorse e di convinzione, per una stagione di rilancio pare di coglierle tutte...