mercoledì 27 settembre 2017

Sergio Almiron giocherà con l'Acireale


Giovanni Lo Faro
Ieri sera hanno trovato conferma le voci, che circolavano da tempo, sul possibile passaggio in maglia granata del centrocampista argentino, ex Juventus e Catania. Almiron ho avuto modo di conoscerlo quando vestiva la maglia rossazzurra e di apprezzarne le qualità umane, oltre che tecniche. Ragazzo serio, oltre che calciatore dal grande passato, non mancherà di dare il suo contributo al processo di crescita dell'Acireale avviato dalla società del presidente Rino Pulvirenti e dell'ad Daniele Notarrigo. Qui di seguito, una mia intervista con il calciatore argentino, pubblicata su La Sicilia del 24 luglio 2013.

domenica 24 settembre 2017

Catania, terza vittoria di fila: un rigore di Lodi spegne l'Andria nel finale

Giovanni Lo Faro

Aveva proprio ragione Ramzi Aya.  Il profilo dell’Andria, nei novanta minuti giocati ieri sera al Massimino, risulta  perfettamente sovrapponibile a quello tratteggiato in settimana, e senza troppe parole, dal terzino rossazzurro, ex di turno con Barisic. Anima, cuore, spirito di gruppo, e buona qualità, anche, la formazione pugliese, a parte qualche sbandamento nella fase d’avvio nella quale soffre non poco le incursioni del Catania lungo la fascia difensiva di sinistra (fino a quando, almeno, Loseto non si decide a correggere la posizione di Tiritiello), si conferma avversario piuttosto ostico per la formazione rossazzurra alla cui manovra d’offesa comunque incessante non concedere di ricavare se non una botta di Curiale, invitato a nozze da un irresistibile Russotto, e un’incornata di Bogdan, fuori misura. Non solo. Prova anche a pungere, l’undici ospite, e nell’occasione del sinistro al volo di Minicucci, proprio in risposta a Curiale, non manca di preoccupare Pisseri. 
Vanigli, vice di Lucarelli, in sala stampa nel dopopartita
Il primo tempo risulta così piuttosto equilibrato, impreziosito dalle invenzioni di un incredibile Russotto (chi non si era indispettito per le prestazioni del fantasista napoletano nel primo biennio catanese?) e lascia la sensazione che soltanto un mutamento degli equilibri tattici, in dipendenza di un diverso assortimento delle forze in campo o magari un episodio (arriverà alla fine, anche se non sarà proprio casuale, visto il tourbillon offensivo creato dagli uomini di Lucarelli) possa mutarne gli indirizzi. Voglio dire che prevale, al termine della prima frazione di gioco, e non soltanto in chi scrive, la sensazione che di qualcosa abbisogni il Catania per prevalere su un avversario di buona cifra.
Lucarelli, nella ripresa, lascia scorrere venti minuti per rivedere la sua squadra: Di Grazia per Aya, Ripa per Curiale e Mazzarani per Biagianti. Il Catania gioca adesso con un 4-3-3 speculare a quello adottato dall’avversario e prova a rendere più avvolgente e ficcante la propria azione. Guadagna campo la formazione di casa, e dà vita ad un forcing tambureggiante. Vigore, slancio e determinazione, ma anche qualche distrazione e, comunque, al contropiede dei pugliesi che, in un’occasione, è davvero pungente: Esposito-Scaringella, botta, ribattuta, palo pieno. 

Poi, con la squadra quasi al limite delle risorse (Lucarelli aveva già messo in preallarme Correia e spedito in campo l’Esposito rossazzurro per dare più ampiezza alla manovra), l’ episodio    del rigore (un fallo in mischia su Ripa, in pieno assedio rossazzurro): Maurantonio nulla può davanti alla rasoiata di Ciccio Lodi che manda in estasi la tifoseria rossazzurra: 1-0, terza vittoria di fila, il primato resta ancora a tre lunghezze ma cresce, e di molto, la convinzione che questa possa essere l’annata giusta perché il Catania si tiri fuori da una categoria che non gli si addice...

giovedì 21 settembre 2017

AYA: “HO FATTO SEMPRE LA C, MA CATANIA, CON LE STRUTTURE CHE HA, E’ UN’ALTRA COSA, QUI DAVVERO NON HAI ALIBI”

Giovanni Lo Faro
Ramzi Aya in sala stampa. Il difensore ex Andria è a disposizione di Lucarelli per la partita contro la sua ex squadra:”Il doppio successo con Lecce e Francavilla é sicuramente importante,  ci dà conferme sulla bontà del nostro lavoro ma vi assicuro che non guardiamo la classifica, anche i nostri obiettivi sono chiari.
Contro l’Andria, quali insidie? Sarà una partita complicata, servirà avere pazienza, occorrerà giocare con umiltà e con il giusto rispetto per un avversario che gioca un buon calcio e che fa del gruppo la sua forza. L’entusiasmo della gente? Vedo  l ‘ambiente abbastanza positivo, a Francavilla i tifosi sono venuti in massa, ci sono tutte le condizioni per fare bene”.

domenica 10 settembre 2017

Lucarelli, apprendista allenatore, vince e convince: tre a zero al Lecce, il Catania ritrova il sorriso

Giovanni Lo Faro

Cristiano Lucarelli, apprendista allenatore come qualcuno ha detto nei giorni scorsi e come egli stesso ha riconosciuto nel dopopartita di ieri, l’ho incrociato nel lungo corridoio che collega la tribuna stampa con gli ascensori che conducono agli spogliatoi del Massimino. Mancavano 3’ alla conclusione di Catania-Lecce, i rosssazzurri, dopo il gol di Russotto che aveva blindato la partita, viaggiavano spediti verso la vittoria, resistendo agli ultimi tentativi dei salentini di rimettere in discussione il risultato. M’è parso, banale ma è così, un leone in gabbia. Un occhio al campo, dove scorrevano gli ultimi fotogrammi di una gara bellissima, poi avanti e indietro tra il bar e il box, nella penombra. D’obbligo i complimenti, d’obbligo una stretta di mano, il tecnico livornese, uomo che sul campo è stato protagonista di tante battaglie, m’è parso come un ragazzino che attendeva l’esito dell’esame. Un esame superato a pieni voti, stavolta (e in giacca a cravatta: casuale?).
L'espulsione di Lucarelli (foto Barbagallo)
 Bel Catania quello consegnato al pubblico del Massimino nell’occasione della sfida con il Lecce, figlio di scelte lucide e razionali, esito delle chiare indicazioni del campionato e di una condizione che s’avvia a raggiungere gli standard programmati, oltre che dell’urgenza di un risultato da non mancare per non alimentare polemiche e, soprattutto, per non spegnere sul nascere il ritrovato entusiasmo della piazza  rossazzurra. 
Eravamo in …diecimila alla stadio. Non i centomila che cantava Celentano e neanche i ventimila della Serie A malamente perduta or non è molto, ma dieci mila cuori hanno ieri trepidato come ai tempi belli, diecimila voci hanno cantato, levando al cielo i cori e la gioia ritrovata. Uno, due, tre. E firme d’autore: Biagianti, protagonista brillante dopo lunga anticamera, Marchese e Russotto, tre sberle che hanno intontito un Lecce duro a morire, orgogliosamente consapevole della sua forza ma forse un tantino presuntuoso nel pensare  - o no? – che di quell’undici rossazzurro che si era fatto ingenuamente raggiungere dal Fondi all’esordio e che aveva perso malamente a Caserta avrebbe potuto disporre a piacimento. 
Vittoria meritata ma, ripeto,  condita - ed è quello che più conta - da indicazioni positive, a partire dalle scelte tecniche iniziali (benissimo Esposito lungo l’out di destra, pendant di un ritrovato Marchese restituito alla fascia di competenza) e da quelle operate nel finale quando la squadra aveva troppo abbassato il baricentro e la manovra a quel punto arrembante di un Lecce ferito, arrabbiato e mai domo rischiava di soffocarla (grande Pisseri, in questa fase). 
Tre gol, tre perle, tre punti d’oro: la strada è ancora in salita, l’obiettivo è lontanissimo, ma questo Catania per come s’è rialzato dopo l’incredibile scivolone di Caserta piace. E anche tanto.

martedì 5 settembre 2017

Lo Monaco: "Non sarà una passeggiata, ma il Catania può farcela"

Giovanni Lo Faro

Pietro Lo Monaco a tutto campo. In conferenza stampa, l’ad del Catania contestualizza il momento della squadra rossazzurra non senza prima spiegare la linea scelta dalla società nell’imminenza della sfida di sabato prossimo con il Lecce.
“Come al solito non è assolutamente un silenzio stampa, il nostro, ma considerando che ci attende un appuntamento delicato, abbiamo preferito che allenatore e  giocatori pensino solo a preparare la gara con i salentini”.
Punto e basta sull’impegno di sabato, e spazio agli altri temi, il mercato in primis.
“Leggo poco di questi tempi, ma quel poco che leggo mi fa incavolare. Così ho pensato di puntualizzare alcune cose. Noi non dovevamo fare nemmeno un’operazione sul mercato, dovevamo soltanto cedere alcuni uomini perché i loro ingaggi non gravassero sul bilancio della società. Questa degli over è una normativa che mette in difficoltà le società il cui patrimonio rischia di depauperarsi”
“Noi – aggiunge - abbiamo fatto alcune scelte, facendo partire Anastasi e Pozzebon  e prelevando Ze Turbo per completare l’organico in attacco; avevamo un vuoto in difesa e abbiamo preso Blondett. Non ci aspettavamo la grana improvvisa di Da Silva che, due giorni prima della partita con l’Akragas, ci ha detto che non poteva continuare a giocare qui con uno stipendio basso e che voleva tornarsene in Brasile: lo abbiamo sostituito con Fornito, un giocatore che gode della nostra fiducia. Calil? Il suo obiettivo era sicuramente quello di restare qui se è vero come è vero che ha rinunciato a tutte le proposte che gli abbiamo fatto, sarebbe potuto andare, alla fine, alla Sicula Leonzio, ci saremmo accollati una parte del contratto da stipulare con il club bianconero ma non c’è stato verso di convincerlo”.
La rabbia per la sconfitta di Caserta, infine:”Siamo amareggiati per questo inizio, lo sognavamo sicuramente diverso, ma non possiamo vivere la sconfitta come una ipotesi di fallimento, questo sarebbe un atteggiamento pericoloso. Capisco che la piazza è stanca di aspettare, ma noi stiamo facendo del nostro meglio. Abbiamo, a detta di tutti, una squadra forte, non faremo una passeggiata, ma se creiamo un ambiente compatto possiamo giocarcela. Andremo in B? Questo non posso dirlo, non sono mago Zurlì”.




domenica 3 settembre 2017

Cocimano-Barraco: l'Acireale vola

Giovanni Lo Faro
Un gol per tempo (bella Incornata di Cocimano in avvio, rigore di Barraco a 2' dalla fine) ma, soprattutto, una prestazione convincente se si considera che, all'impatto con la Serie D, è andata una formazione rinnovata per nove-undicesimi (Dadone e Cocimano i reduci dell'ultima stagione di Eccellenza), messa su in tempi brevissimi ma con mano innegabilmente felice da una società che ha sposato con convinzione il progetto di rilancio della società granata. (significativo lo slogan - nel segno di Aci -scelto dal presidente Rino Pulvirenti e dai suoi collaboratori, l'amministratore delegato Notarrigo e il direttore generale Monterosso) non lesinando risorse per restituire agli acesi il calcio che conta. Contro una Gelbison spigolosa, l'Acireale di Catalano ha fatto sfoggio di qualità (Testardi. Nordi, Barraco senza far torto a nessuno ma anche promettentissimi under come Tumminelli, Pannitteri e Palermo, quest'ultimo tra i migliori in campo) e di organizzazione di gioco, regalando al pubblico del Tupparello scampoli di gran calcio come da tempo non succedeva. In vantaggio con Cocimano, l'undici granata si è fatto raggiungere alla mezz'ora su una delle rare fiammate della formazione campana, peraltro propiziata da un errore di marcatura di Trippa a centrocampo e da un piazzamento non proprio felice di Provaroni, e pur in vantaggio numerico (espulso Passaro per fallo su Di Maio) ha dovuto attendere i minuti finali (rigore propiziato e trasformato da Barraco) per centrare l'obiettivo della vittoria.