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Il gol decisivo di Addessi |
Giovanni Lo Faro
Sogni? Castelli in aria? Comunque sia, il risveglio è amaro. Più che mai. Sconfitto dall’Acr Messina, l’Acireale si ritrova fuori dalla lotta per la promozione, in piena crisi tecnica e, quello che più preoccupa, sull’orlo di una crisi societaria suscettibile di qualsiasi sviluppo. L’analisi del delicatissimo momento della formazione granata non può però prescindere da una retrospettiva delle vicende che ne hanno segnato il cammino, dalla ripresa del campionato, dopo l’interruzione imposta dall’emergenza sanitaria, e dalla concomitante riapertura del mercato.
Retrospettiva di una crisi
“Non è facile lavorare in questo momento - mi disse, e disse a La voce dell’Jonio, il diesse Chiavaro poco prima che la Serie D riaccendesse i motori - la sospensione del campionato è giunta nel momento meno opportuno ovvero nella fase in cui la squadra, dopo la sconfitta incassata a Messina nella quarta giornata, sembrava avesse recuperato slancio...”. “La ripresa - aggiunse - è un’incognita per tutti, noi abbiamo lavorato bene, contiamo di riprendere il discorso dal punto in cui si è interrotto. Il nostro è un buon organico, ed é pure ben assortito. L’attacco? Cinque attaccanti non sono pochi, in più hanno caratteristiche complementari. Sparacello? Qualcuno lo ha messo in discussione, ma il ragazzo è prezioso per gli sviluppi del nostro gioco, lo abbiamo preso a ragione veduta”. “Noi siamo al completo - concluse con riferimento allora imminente riapertura del mercato - ciò non toglie che, se si prospettasse la possibilità di rafforzare la squadra, non ci tireremmo indietro...”.
Ipse dixit, ma i fatti...
Ipse dixit, presto smentito dai fatti. Ancora prima che il campionato riprendesse, e nell’’imminenza della sfida casalinga con il Licata, Bucolo e Bertolo, tasselli preziosi dell’intelaiatura tecnico-tattica della squadra affidata a Pagana, salutarono la compagnia, per ragioni che non sono state mai spiegate. Primo segnale di disimpegno? L’Acireale battè il Licata, e subito dopo superò di slancio la più insidiosa delle trasferte, travolgendo la Cittanovese di Piero Infantino. Acireale leader, entusiasmo a mille, ma la crisi era alle porte. L’infortunio di Ott Vale, recuperato in fretta e furia per compensare la partenza di Bucolo, privava Pagana di uno dei giocatori di maggior talento dei quali la squadra disponesse sulla fascia di mezzo, la mancanza pressoché assoluta di alternative nel reparto faceva il resto: pochi giorni dopo, l’Acireale cadeva per la seconda volta in casa della Gelbison.
Tourbillon di mercato
Sul mercato la società entrava con vigore, provando a compensare con Viscomi e Cozza le defezioni di Bertolo e Bucolo, ma il buon numero dei movimenti, un vero e proprio tourbillon (Tumminelli, De Pace, Russo, Mbaba, Celentano, Pozzebon...) non faceva da catalizzatore ad un processo di crescita, tutt’altro. E se la squadra in casa riusciva a tenere il passo delle grandi (vittorie importanti con Santa Maria del Cilento, Fc Messina e Troina), in campo esterno affioravano pericolosi limiti di personalità oltre che tecnici: dopo Castrovillari (ultima impennata in trasferta) una serie incredibile di sconfitte: a Paternò come a Trapani, a San Luca come a Rende e a Sant’Agata di Militello, sconfitte copia-incolla, specie le ultime quattro, effetto di inaccettabili ingenuità difensive. Passaggi, tutti, che incrinavano la fiducia dell’ambiente e creavano un abisso tra società e, soprattutto, gruppi organizzati della tifoseria.
Leoni in casa ma fuori...
Il resto è storia recente: leader tra le mura di casa (fino ovviamente all’ultima sfida con l’Acr Messina), fragile, fragilissimo, l ‘Acireale, fuori le mura. E dopo Rende (il solito 1-0 al passivo, con gol subito negli ultimi minuti), se non bastasse lo scontro (malgestito sia da Ali, finalmente venuto allo scoperto, sia da Fasone) tra società e tifosi. Pagana, accantonato “su richiesta dei tifosi”, guida da ...lontano la squadra al successo con il Troina (in campo il suo vice, Padalina), poi, dopo i tre squilli granata sul malcapitato undici di Mascara, torna in panchina (altro grave errore) giusto in tempo per assistere al crack di Sant’Agata di Militello, farsi da parte ed essere sostituito da De Sanzo (esordio con sconfitta, la prima in casa, per l’ex allenatore della Paganese).
Esigenza di chiarezza: i sogni sono svaniti ma l’Acireale non può finire...
E adesso? Gianluca Cannavò, vicepresidente dell’Associazione Noi Siamo Acireale, chiede chiarezza alla società che domani, ritrovando la voce dopo un lungo ed incomprensibile silenzio, proverà a spiegare alla stampa i motivi per i quali i sogni di grandezza dell’Acireale sono così miseramente svaniti. Parlerà Fasone, nella doppia veste di direttore generale e tifoso dell’Acireale. Ascoltiamolo ma fissiamo i paletti: niente “de profundis”, il cuore granata di Acireale non lo merita!