giovedì 30 maggio 2019

LODI UNO E DUE, IL CATANIA RESTA IN GIOCO

Giovanni Lo Faro

Lodi uno e due. Quando non te l’aspetti, quando con la testa sei a casa e ti appresti a metabolizzare l’ultima delusione. Sotto di due gol quasi sulla dirittura d’arrivo di un incontro mal giocato, il Catania, che Sottil, in preda alla disperazione, ha rivoltato come più forse (Pecorino, perché no, in quel finale disperato?) non avrebbe potuto, trova il filo di quel discorso che gli era sfuggito di mano già al primo minuto di gioco.

 Lodi, appunto. Amato e vituperato (quante panchine, negli ultimi tempi, per uno come lui), il regista di Frattamaggiore s’inventa un gol senza forse sapere come (chi l’ha visto, quel pallone beffardo, se non nella fase finale della parabola che ha beffato Dini?) e d’un colpo riaccende la speranza. 

 Il rigore di Lodi: il Catania evita  la sconfitta
 Il Trapani, che già celebrava un trionfo peraltro meritato (gran bella squadra, quella di Italiano, con il suo calcio corale ha incantato per lunghi tratti la platea del Massimino), accusa il colpo, perde in baldanza se non in scioltezza di manovra, fino a quando, frastornato dalle folate assassine di Baraye e Manneh, incespica nell’errore di fare muro e ressa su Lodi in rotta di collisione con l’esterno sinistro di difesa a centro area.

 Robilotta punta l'indice, piaccia o no, è rigore. Lodi fa centro e va a raccogliere il tributo della folla, che per un po' si esalta, sognando il miracolo. 

 L'impresa di ribaltare il risultato però non riesce, gli ultimi minuti, recupero compreso, sono fatti di nulla: soltanto un pari per i rossazzurri davanti ad un Trapani in grande spolvero, un pari che li obbligherà a giocarsi il tutto per tutto domenica al  Provinciale: la strada per la B è tracciata, sarebbe un peccato, dopo quattro anni di delusioni e di amarezze, non percorrerla fino in fondo...










giovedì 23 maggio 2019

CATANIA AI QUARTI, MA QUANTA SOFFERENZA!

Giovanni Lo Faro

Alla fine, la differenza (passateci il termine, in una vicenda nella quale prevale il segno pari) tra Catania e Potenza è nel gol (o nei gol, visto che il palermitano è stato protagonista pure al Viviani) di Matteo Di Piazza, bravissimo, nel disperato forcing finale dei rossazzurri di Sottil, ad involarsi sul tocco di Curiale e filarsene in porta, rendendo vano il tentativo disperato dell’ex Ioime. 

Sul gol (o sui gol) dell’ex Lecce (dieci reti, e buon contributo alla causa dei salentini di Liverani, la stagione scorsa), il Catania centra l’obiettivo dell’accesso ai quarti, senza grandi meriti (l’impegno, la rabbia, la determinazione non sono mancati, serve riconoscerlo, ma il gioco ...è di là da venire: meglio, molto meglio, sotto questo aspetto, l’undici di Raffaele, non c’è stato, alla fine, chi non l’abbia riconosciuto) ma la sua storia deve ancora costruirsela, in un percorso lastricato di ostacoli non indifferenti, a cominciare da Triestina,  Piacenza, Trapani e Pisa, formazioni che non mancano, la loro parte, di qualità ed ambizioni. E dovrà costruirsela anche sul supporto di equilibri di gioco che meglio si adeguino al suo potenziale che è, e rimane, non indifferente.


Di gioco, ieri, solo qualche sprazzo, sulle iniziative di un generosissimo Biagianti, sulle folate iniziali di Sarno, sugli spunti di Lodi (Ioime e il palo a negargli il gol) subentrato nella ripresa ad un evanescente Carriero (incomprensibile la rinuncia a Bucolo, tenuto in panchina), di ben altro avrebbe bisogno il Catania nella prospettiva dei durissimi impegni che lo attendono nei 360’ che mancano alla meta: in otto sull’obiettivo della B, chi la spunterà?