Giovanni Lo Faro

E' finita come si temeva non come si sperava. A Castellammare di Stabia, il Catania di Giovanni Pulvirenti, terzo nocchiere, dopo Rigoli e Petrone, di una stagione tribolata, manca l'acuto e si accontenta (?) del solito zero a zero che consegna la qualificazione alle "vespe". Che, sia detto non senza rammarico, non convincono più di tanto, fatta eccezione per i minuti iniziali (un paio di occasioni mandate alle ortiche e un miracolo di Pisseri sull'acrobazia di Ripa) e per quelli finali (Ripa a colpo sicuro su tocco del piccolo Mastalli con salvataggio sulla linea di Drausio, nei quali, comunque, riescono a legittimare il pari che vale il passaggio al secondo turno.

Al Catania, più che la rabbia (crescente, a mano a mano che la partita si avvicinava all'epilogo) resta il rammarico per quello che poteva essere (non avesse frenato bruscamente dopo l'esonero di Rigoli, la formazione etnea avrebbe potuto considerare ben altre prospettive) e non è stato. Errori su errori, ai quali s'è provato a porre rimedio nelle ultime tre gare, e scelte tecnico-tattiche non sempre convincenti, se non proprio discutibili, financo negli ultimi novanta decisivi minuti.

La chiave della partita non v'è dubbio possa essere individuata nell'espulsione di Parisi (a proposito: perché Parisi in campo dall'inizio e non De Rossi, tra i migliori in campo ieri con Manneh e, comunque, tra i più in forma?) che ha costretto i rossazzurri in dieci per un'ora e passa. Altra scelta poco felice a nostro giudizio, la frettolosa rinuncia a Di Grazia, l'unico giocatore dal quale ci si potesse aspettare, anche alla distanza, un guizzo vincente. Perché - ci chiediamo - fuori Di Grazia e non Pozzebon?

Considerazioni d'obbligo a margine di un incontro nel quale la squadra ha ribadito limiti congeniti, specie nella fase offensiva (neanche un tiro in porta, se non fosse per il tentativo dalla distanza di Djordjevic, in una partita che si doveva vincere a tutti i costi e contro una Juve Stabia sicuramente al di sotto delle attese) che nemmeno robusti interventi di mercato sono valsi a superare: da Pozzebon, arrivato con le insegne del condottiero irresistibile, un paio di fiammate e nulla più, da Tavares un guizzo appena nella gara d'esordio, poca cosa davvero per non fare rimpiangere i Paolucci, i Calil e gli Anastasi che sono stati chiamati a sostituire.